Crosetto bacchetta Washington su Kiev: l'errore è americano, il silenzio è italiano (uk.lapresse.it)
0Alla BBC, il 17 ottobre, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito "un errore grave" la scelta degli Stati Uniti di restringere l'accesso di Kiev a satelliti e intelligence, avvertendo che mosse del genere rischiano di prolungare la guerra invece di avvicinare la pace. Parole nette, per un ministro di un governo che fa dell'atlantismo la propria carta d'identità.
Il contesto, però, è meno lineare di come lo si racconta. Kiev denuncia limiti non annunciati a Starlink sui terminali in movimento (il tetto sarebbe attorno ai 160 km/h, quanto volano i droni) e Zelensky parla di notti in cui sarebbero mancati gli avvisi sui missili russi; Axios e Financial Times, citando fonti anonime, riferiscono minacce americane di sospendere l'intelligence per fermare gli attacchi alle raffinerie russe. Trump nega di voler interrompere la condivisione di informazioni, Musk scarica la responsabilità su Starshield e sul Pentagono. Conferme ufficiali di Washington: nessuna.
La contraddizione è tutta politica. Pochi giorni fa Meloni, in Senato, ha giudicato "molto rischiosa" la sospensione delle sanzioni sul diesel russo, ma ha ribadito che l'alleato non si tocca. Ora il suo ministro della Difesa dice in inglese, a una tv straniera, quello che a Roma si preferisce sussurrare. Una linea, due toni: critica quanto basta per la platea europea, mai abbastanza da costare qualcosa a Palazzo Chigi.
Ed è qui che l'Europa dovrebbe porsi la domanda scomoda: se dopo quattro anni la tenuta della difesa ucraina dipende ancora da un tetto di velocità deciso da un'azienda privata o da un umore alla Casa Bianca, il problema non è solo l'errore di Washington, ma la dipendenza che gli alleati hanno accettato di coltivare.
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