Note di economia, politica e tecnologia

Segnalazioni e fatti del giorno

Notizie

Ecco Christa Pike (noblogs.it)

0

Prima di morire, implorò di poter abbracciare sua madre. Oggi ha 50 anni e lo Stato teneterà di giustiziarla la notte del 30 settembre 2026 per l’efferato omicidio commesso insieme al suo fidanzato 32 anni fa. Questo tentativo fallisce e lascia Christa in gravissime condizioni in ospedale.
La causa principale del fallimento delle due iniezioni letali, è quella che non si sia trovata correttamente la vena o che questa sia scoppiata. Il pentobarbital è un barbiturico.
Con una frazione minima della dose del protocollo, una persona smette già di respirare. Se il farmaco arriva al sangue, non c’è modo normale di sopravvivere.
Inoltre, il pentobarbital è molto alcalino: fuori dalla vena, brucia. Brucia all’infinito.
Questo coincide con quanto riportato dai testimoni.

https://noblogs.it/milleparole/ecco-christa-pike

Spread a 126 punti: il mercato manda un promemoria, la politica cambia canale (ansa.it)

0

Lo spread tra Btp e Bund ha toccato i 126 punti base in apertura il 2 ottobre, massimi da aprile 2025, dopo aver chiuso il giorno prima a 118. Secondo l'ANSA il rendimento del decennale italiano è al 4,69%. L'agenzia riporta i numeri senza attribuire il rialzo a cause specifiche, e conviene non farlo al posto suo: dietro il movimento possono esserci fattori internazionali sui mercati obbligazionari come questioni interne.

Proprio per questo il dibattito sarà prevedibile. Il governo rivendicherà la solidità dei conti e la fiducia degli investitori, l'opposizione parlerà di credibilità perduta. Entrambe le narrazioni si adattano ai numeri, quando i numeri salgono o scendono, e nessuna regge senza dati sulle cause.

Una cosa però è certa: il differenziale è il termometro che la politica italiana ricorda soltanto quando la febbre sale. Con una manovra in arrivo e la legge elettorale a occupare l'agenda parlamentare, il costo del debito rischia di essere il tema meno discusso e il più pagato.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/10/02/lo-spread-btp-bund-prosegue-corsa-in-avvio-tocca-i-126-punti_f44036e2-d75d-4b68-874b-b84fb621c124.html

De Pasquale lascia la toga, la giustizia resta al banco

0

Fabio De Pasquale, pm milanese entrato in magistratura nel 1987 e protagonista di inchieste su Craxi, Berlusconi e sul caso Eni-Nigeria, ha lasciato la toga in anticipo. Le dimissioni risalgono al 9 luglio; ai conoscenti avrebbe spiegato di non riconoscersi più nella magistratura e di non vedere ragioni per continuare.

La tentazione è trasformare l’addio in un referendum sul singolo magistrato: eroe per alcuni, simbolo della giustizia politicizzata per altri. È il modo più comodo per evitare la questione vera. Dopo assoluzioni, procedimenti disciplinari e decenni di scontro permanente tra politica e toghe, un magistrato così esposto se ne va denunciando una frattura con l’istituzione.

Non prova che avesse sempre ragione; prova però che il sistema continua a consumare credibilità mentre ciascuna fazione assolve i propri e processa gli avversari in televisione. La giustizia italiana non ha bisogno dell’ennesimo santino o capro espiatorio: ha bisogno di regole credibili anche quando il nome sul fascicolo non piace.

Il Vaticano rimuove don Biancalani. Salvini festeggia, ma il punto politico è un altro

0

La Santa Sede ha confermato la rimozione di don Massimo Biancalani dalle parrocchie di Vicofaro e Ramini, respingendo il ricorso del sacerdote. Il procedimento, però, non riguarda violazioni disciplinari della condotta sacerdotale: la motivazione indicata è quella dell'«opportunità pastorale».

Ed è qui che la notizia diventa interessante. Perché Matteo Salvini ha immediatamente trasformato una decisione interna alla Chiesa in una vittoria politica: «Il prete dei clandestini lascia Vicofaro. Il tempo è galantuomo». È una frase che racconta forse più della rimozione stessa. Un ministro della Repubblica che tratta la fine dell'incarico pastorale di un sacerdote come la conclusione vittoriosa di una battaglia contro un avversario politico.

Su Vicofaro ci sono stati problemi reali, proteste dei residenti, criticità igienico-sanitarie e una gestione dell'accoglienza fortemente contestata. Fingere che tutto questo non sia esistito sarebbe ideologico quanto festeggiare la rimozione. Ma Biancalani aveva trasformato una parrocchia in uno dei simboli italiani dell'accoglienza dei migranti. Ed è proprio per questo che la sua vicenda è stata progressivamente sottratta alla Chiesa e trasformata in un'altra trincea della politica sull'immigrazione.

Alla fine il Vaticano può decidere chi debba guidare una parrocchia. Più curioso è vedere un vicepremier aspettare il verdetto per poter finalmente esultare contro un prete.

Il mistero del libro di Ranucci che forse è un mistero soltanto per chi ha bisogno di un altro caso Ranucci (ilfoglio.it)

0

Ormai attorno a Sigfrido Ranucci sembra essersi sviluppato un genere giornalistico autonomo. Non importa molto quale sia la notizia: basta che da qualche parte compaia il suo nome e immediatamente parte la ricerca della contraddizione, del retroscena, dell'amicizia sospetta, della frase pronunciata male o della virgola capace di diventare un caso nazionale.

Questa volta tocca al fantomatico libro con Maria Rosaria Boccia.

Qualche giorno fa Boccia racconta al Corriere che esiste un progetto editoriale concreto e già in stato avanzato. La notizia viene raccontata come quella di un libro scritto “a doppia firma” con Ranucci. Ranucci però smentisce di stare scrivendo un libro insieme a lei. Ed ecco servito il nuovo giallo dell'estate: uno dei due mente? Il libro esiste? Non esiste? Chi sta coprendo chi?

Solo che, andando oltre il titolo, la faccenda diventa molto meno eccitante.

Boccia oggi precisa una cosa piuttosto semplice: lei aveva confermato l'esistenza del progetto editoriale, non aveva dichiarato testualmente che quel libro sarebbe stato scritto a quattro mani con Sigfrido Ranucci. E infatti ribadisce che il progetto esiste, ma preferisce non spiegare quale sia esattamente il ruolo del giornalista.

Si può certamente trovare questa reticenza curiosa. Si possono fare domande. È esattamente quello che dovrebbe fare un giornale.

Quello che colpisce è però la sproporzione.

Perché da settimane intorno a Ranucci sembra essersi costruita una gigantesca macchina narrativa nella quale ogni rapporto personale diventa ambiguo, ogni conoscenza diventa compromettente e ogni dettaglio della sua vita professionale sembra meritare un'indagine nell'indagine. Persino l'esistenza, la firma o la collaborazione a un libro diventano materiale attraverso cui alimentare il sospetto.

E tutto questo accade mentre sul tavolo c'è qualcosa di leggermente più importante: il futuro di Report e del suo conduttore in Rai.

Ranucci in questi giorni ha parlato apertamente di un «attacco vergognoso» contro di lui e contro la trasmissione. Intanto la Rai sta valutando la sua posizione e sui giornali sono circolate persino ipotesi sulla sua sostituzione alla conduzione.

È questo il contesto che rende il “giallo del libro” molto meno divertente di quanto sembri.

Ranucci non è infallibile e Report non è un testo sacro. Se un giornalista commette errori, quegli errori vanno contestati nel merito. Se esistono comportamenti professionalmente scorretti, vanno dimostrati. Se un'inchiesta contiene falsità, si prendano quelle falsità e le si smontino una per una.

È il mestiere del giornalismo.

Ma quando invece si accumulano amicizie, telefonate, incontri, indiscrezioni, stipendi, libri veri, libri presunti e rapporti personali fino a costruire intorno a un giornalista una permanente atmosfera di sospetto, allora viene spontaneo chiedersi se l'obiettivo sia ancora verificare il suo lavoro oppure rendere progressivamente impresentabile chi quel lavoro lo fa.

E forse la domanda interessante non è neppure se Boccia e Ranucci scriveranno insieme un libro.

La domanda è un'altra.

Perché improvvisamente sembra diventato così importante trovare qualcosa, qualsiasi cosa, da raccontare su Sigfrido Ranucci?

Perché se per mettere in discussione anni di inchieste di Report siamo arrivati al grande mistero estivo della firma sulla copertina di un libro, forse il problema non è Ranucci.

Forse è che qualcuno sta raschiando il fondo del barile.

https://www.ilfoglio.it/politica/2026/08/20/news/in-rai-un-direttore-e-per-sempre-ecco-perche-trovare-una-collocazione-a-ranucci-e-unimpresa--405201

Se tua madre è russa, adesso devi chiedere scusa per Putin

0

A Castiglioncello una ragazza di diciotto anni, italiana con madre russa, racconta di essere stata insultata per le sue origini e poi colpita con un pugno in faccia durante una festa. La vicenda dovrà naturalmente essere ricostruita fino in fondo, ma c'è un particolare del suo racconto che merita attenzione: tutto sarebbe cominciato quando alcuni ragazzi hanno scoperto che sua madre è russa.

Ora, io pensavo di aver capito più o meno come funzionasse questa storia. Putin invade l'Ucraina, quindi Putin è l'aggressore. Il governo russo porta avanti una guerra criminale, quindi combattiamo politicamente quel governo e sosteniamo il diritto degli ucraini a difendersi.

Semplice.

Evidentemente ero rimasto indietro.

Perché a quanto pare siamo arrivati al punto in cui essere russi, avere una madre russa o semplicemente parlare russo può diventare una colpa da espiare personalmente. Come se una ragazza di diciotto anni in vacanza in Toscana dovesse presentare, insieme alla carta d'identità, una dichiarazione firmata sulla propria posizione rispetto all'invasione dell'Ucraina.

È una logica interessante, soprattutto quando arriva da quella parte del mondo politico e culturale che da anni prova a spiegare — giustamente — che non si attribuiscono agli individui le responsabilità dei governi, delle religioni, delle etnie o dei Paesi da cui provengono.

Un musulmano non è responsabile dell'ISIS. Un palestinese non è responsabile di Hamas. Un israeliano non è responsabile personalmente delle decisioni di Netanyahu.

Ma una ragazza con la mamma russa, evidentemente, deve rispondere di Putin.

Forse alla frontiera dovremmo introdurre un modulo. “Condanni l'invasione dell'Ucraina? Sì, no, abbastanza, moltissimo”. Sotto una casella per dichiarare eventuali parenti russi fino al terzo grado. In caso di risposta insufficiente, niente discoteca.

Naturalmente sto esasperando, ma è proprio questo il punto. Perché la xenofobia funziona sempre allo stesso modo: prende milioni di persone diverse e le trasforma in una categoria. Poi prende quella categoria e le attribuisce una colpa collettiva. Cambiano soltanto le categorie che, di volta in volta, consideriamo socialmente accettabile disprezzare.

Ed è qui che la faccenda diventa politicamente interessante. Per anni abbiamo giustamente preso in giro quelli che dopo un attentato chiedevano al vicino musulmano di “prendere le distanze”. Come se Mohammed del terzo piano dovesse convocare una conferenza stampa ogni volta che un fanatico commetteva un attentato a tremila chilometri da casa sua.

Non possiamo adesso inventarci la stessa idiozia con i russi.

Si può stare senza esitazioni dalla parte dell'Ucraina, considerare Putin responsabile dell'invasione e contemporaneamente ricordarsi che una ragazza di diciotto anni con madre russa non ha invaso proprio nessuno.

Dovrebbe essere una banalità.

E invece siamo arrivati al punto di doverlo scrivere.

Perché quando per combattere il nazionalismo di Putin cominci a giudicare le persone in base alla loro nazionalità, forse sarebbe il caso di controllare la bussola.

Potresti scoprire che, mentre combattevi il nemico, hai iniziato a ragionare esattamente come lui.

Andrew Sorchini: l'oro è vicino a diventare la valuta di riserva mondiale

0

Andrew Sorchini, esperto di metalli preziosi e fondatore di Beverly Hills Precious Metals, ha dichiarato durante un'intervista con Mel K su "The Mel K Show" che l'oro è oggi più vicino che mai a diventare la valuta di riserva mondiale.

Sorchini ha osservato che il prezzo dell'oro è stabile sopra i 2.300 dollari l'oncia, a soli 125 dollari dal massimo storico. Ha spiegato che questo dimostra l'avvicinamento dell'oro al ruolo di valuta di riserva globale, attualmente detenuto dal dollaro, il quale però non è più sostenuto da alcun bene, nemmeno dal petrolio.

Sorchini ha aggiunto che sempre più persone e paesi stanno investendo in oro e argento, una tendenza già visibile a livello internazionale.

Trump valuta di tagliare la condivisione di informazioni con l'Europa: preoccupazioni per la sicurezza occidentale

0

L'ex presidente Donald Trump sta considerando di ridurre la condivisione di intelligence con l'Europa, secondo fonti ufficiali europee e della NATO. Questa mossa fa parte di un piano più ampio per ridurre il supporto e la cooperazione degli Stati Uniti con l'alleanza atlantica. La riduzione della condivisione di intelligence potrebbe avere gravi implicazioni per la sicurezza, in particolare per l'Ucraina, che ha beneficiato enormemente delle informazioni statunitensi durante il conflitto con la Russia.

Un portavoce della campagna di Trump non ha risposto direttamente alle domande, ma ha dichiarato su TruthSocial che l'ex presidente intende "ristabilire la pace e ricostruire il potere e la deterrenza americana sulla scena mondiale." Tuttavia, la riduzione della condivisione di intelligence potrebbe limitare la capacità dell'Europa di affrontare la Russia, qualora Putin decidesse di espandere le operazioni militari oltre l'Ucraina.

Secondo John Brennan, ex direttore della CIA, la cessazione o la significativa riduzione della condivisione di intelligence tra gli Stati Uniti e gli alleati della NATO avrebbe un impatto immediato, profondo e potenzialmente duraturo sugli interessi di sicurezza occidentali. Sebbene i paesi europei abbiano agenzie di intelligence di alto livello, l'intelligence statunitense è spesso più affidabile, soprattutto su questioni legate alla Russia. Tuttavia, anche gli Stati Uniti dipendono dai partner europei per alcune informazioni, e una ritorsione da parte di questi ultimi è considerata probabile in caso di riduzione della condivisione di intelligence.

La corte dei conti europea avverte: l'UE ancora non pronta per una nuova crisi del gas

0

La Corte dei Conti Europea ha avvertito che l'Unione Europea deve ancora risolvere problemi significativi per essere completamente pronta ad affrontare una nuova crisi del gas. João Leão, membro della Corte responsabile dell'audit, ha sottolineato come i prezzi possano reagire fortemente agli eventi, citando esempi recenti come lo sciopero dei lavoratori del gas naturale liquefatto (GNL) in Australia e la chiusura dell'impianto di trattamento del gas norvegese.

Durante la crisi energetica, l'UE è riuscita a ridurre la domanda di gas del 15%, ma non è chiaro se questo risultato sia dovuto esclusivamente alle misure adottate o anche a fattori esterni come l'alto prezzo del gas e l'inverno mite. L'obbligo di riempire i depositi di gas a livello europeo è stato rispettato, superando l'obiettivo del 90%, ma la Corte osserva che questo livello di riempimento corrisponde a quello pre-crisi.

Non è possibile valutare l'efficacia del tetto ai prezzi del gas nell'UE, poiché i prezzi sono rimasti significativamente al di sotto da quando è stato fissato. Anche la piattaforma AggregateEU, destinata a fungere da canale alternativo per l'acquisto e la vendita di gas, non ha mostrato un valore aggiunto chiaro rispetto ad altre piattaforme esistenti.

La Corte dei Conti Europea sottolinea la necessità di consolidare il quadro per l'accessibilità finanziaria del gas e critica la mancanza di solidarietà tra gli stati membri. Alcuni paesi sono ancora riluttanti a firmare accordi di solidarietà bilaterale e potrebbero considerare di interrompere le forniture a uno stato vicino in caso di emergenza.

Infine, gli auditor evidenziano i progressi insufficienti nella cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio (CUSC), necessari per la sicurezza a lungo termine delle forniture. Attualmente, i quattro progetti commerciali di CUSC nell'UE catturano solo 1,5 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, una quantità insignificante rispetto ai 450 milioni di tonnellate necessari entro il 2050 per raggiungere gli obiettivi climatici dell'UE.

La Corte avverte che l'UE deve affrontare nuove sfide per garantire la fornitura di gas a lungo termine, come l'aumento della dipendenza dal GNL e la necessità di decarbonizzare parte del consumo di gas.

La crescita dell'industria bellica di RWM Italia tra controversie e conflitti

0

Il report di Sky Tg24 ha mostrato le fabbriche di RWM Italia, parte del gruppo Rheinmetall, che producono bombe, mine navali, droni e proiettili di artiglieria. Il CEO Fabio Sgarzi ha dichiarato l'obiettivo di triplicare o quintuplicare la produzione di munizioni per soddisfare la domanda europea, alimentata dal conflitto in Ucraina e dal rischio di una guerra mondiale.

Tuttavia, un pronunciamento del Consiglio di Stato ha bloccato l'attività dei nuovi impianti per mancanza di una Valutazione di Impatto Ambientale, evidenziando l'illegalità dell'espansione a Domusnovas.

La produzione continua senza sosta, ma i nuovi permessi sono necessari. I conflitti in Yemen, Ucraina e Gaza vedono l'uso delle armi RWM, mentre l'azienda vanta aumenti significativi di ordini e profitti, offrendo in cambio solo 80 nuovi posti di lavoro.

L'entusiasmo per la corsa agli armamenti europei solleva preoccupazioni etiche e critiche sulla giustificazione della produzione bellica.