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Politica

Legge elettorale a colpi di fiducia: la maggioranza si fida solo del voto palese (ilfattoquotidiano.it)

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Tre questioni di fiducia sui primi tre articoli, poi il voto finale a scrutinio segreto: è il percorso con cui il governo Meloni porta alla Camera la nuova legge elettorale. Il premio di maggioranza scatta al 42% (70 seggi alla Camera, 35 al Senato) solo se la stessa lista o coalizione supera la soglia in entrambi i rami; capilista bloccati e preferenze limitate per gli altri candidati. Le fiducie hanno blindato il testo, ad esempio, sul tema della parità di genere tra i capilista, che le opposizioni volevano reintrodurre con un emendamento.

La contraddizione è doppia. La maggioranza che per mesi ha rivendicato la centralità del Parlamento sceglie la fiducia per evitare emendamenti, ma al tempo stesso teme il voto segreto finale: a luglio un emendamento sulle preferenze sostenuto da FdI, Noi Moderati e Udc è caduto per un solo voto, e Ciriani ha già evocato «conseguenze serie» in caso di bocciatura. Chiamare i deputati a raccolta, ministri compresi, per un voto che dovrebbe essere libero dice molto sulla fiducia nei propri numeri.

Ma neppure le opposizioni sono immuni da rilievi. Pd e M5s si astengono su singole norme condivise, come il voto dei fuori sede, mentre Avs vota contro e Azione parla di legge «antidemocratica»: un fronte che promette ricorso alla Consulta, ma arriva alla resa dei conti senza una linea comune né un'alternativa credibile sul tavolo. Regole del gioco imposte a colpi di fiducia da una parte, divisioni dall'altra: a pagare è la credibilità dell'intero sistema.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/07/legge-elettorale-governo-camera-terza-fiducia-voto-finale-segreto-news/8530414/

La Sicilia appesa alla pensione (ansa.it)

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Forza Italia prova a ricucire con Renato Schifani dopo che il presidente siciliano ha ventilato decisioni drastiche sulla crisi interna. Le dimissioni scioglierebbero l’Assemblea regionale e aprirebbero la strada al voto anticipato; il partito ora frena, citando anche i costi pubblici e il blocco della manovra.

C’è però un dettaglio meno istituzionale: 37 dei 70 deputati regionali sono al primo mandato e, se la legislatura finisse troppo presto, non maturerebbero il requisito minimo per il trattamento previdenziale. La soglia è una legislatura, conteggiabile come completa dopo almeno quattro anni, sei mesi e un giorno.

Nessuno può dimostrare che una pensione determini le scelte dei singoli. Ma quando la stabilità politica coincide così precisamente con la maturazione di un beneficio personale, la trasparenza non è malizia: è il minimo sindacale. In Sicilia perfino una crisi di governo deve prima controllare il calendario contributivo.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/10/07/crisi-alla-regione-sicilia-vertici-fi-contrari-a-ipotesi-dimissioni-schifani_56b748e7-8033-4d04-8f64-21f3336a69c5.html

Legge elettorale, la fiducia sulle regole del gioco: il Parlamento come spettatore (ansa.it)

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Il governo ha posto la questione di fiducia sui primi tre articoli della nuova legge elettorale alla Camera: preferenze con capilista bloccati, soglie di firme per le nuove liste, ridisegno di tre collegi altoatesini. Le opposizioni parlano di "schiaffo al Parlamento"; l'esecutivo, per bocca della maggioranza, nega che ci siano timori sulla tenuta dei numeri.

Il paradosso è istituzionale prima che politico: le regole con cui si vota sono l'unica materia che dovrebbe essere di tutti, e invece si approva a colpi di fiducia, per blindare il testo ed evitare un'altra navetta al Senato. Il sospetto, rilanciato dalle stesse opposizioni, è che la fiducia serva più a disciplinare gli alleati che a sconfiggere l'opposizione: quando il voto segreto fa paura, si tratta di una fotografia della coesione della coalizione.

Ma anche chi oggi grida allo scandalo ha la memoria corta: Rosatellum e Italicum furono approvati con la stessa tecnica, con governi di colore diverso. E c'è chi, come +Europa, contesta soglie di firme e divieto di firma digitale per le nuove liste: una critica che pesa più della coreografia sulla fiducia. Restano le incognite del voto finale a scrutinio segreto, dove i franchi tiratori sono l'unica variabile non disciplinabile.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/10/05/legge-elettorale-il-governo-pone-la-questione-di-fiducia-sugli-articoli-1-2-3_178a8334-9b18-4417-881d-e05ab7c1a5fa.html

Dieci giorni per spegnere Report (rainews.it)

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La Rai ha sospeso Sigfrido Ranucci per dieci giorni mentre il Tribunale del lavoro deve ancora decidere sul suo ricorso contro la rimozione dalla guida di Report. L’azienda indica quattro contestazioni disciplinari; il giornalista annuncia battaglia legale.

I fatti disciplinari andranno valutati nelle sedi competenti. Il dato politico, però, è già visibile: il servizio pubblico interviene sul volto della sua trasmissione d’inchiesta più esposta mentre è aperto un contenzioso sulla sua estromissione. Una coincidenza istituzionale che richiederebbe trasparenza chirurgica, non comunicati per indiscrezioni.

Quando l’editore è controllato dalla politica, ogni sanzione a un giornalista scomodo diventa inevitabilmente anche una prova sulla credibilità dell’editore. La Rai può avere ragione nel merito; deve dimostrarlo con più chiarezza di un’azienda privata, non con meno.

https://www.rainews.it/articoli/2026/10/rai-sanzione-disciplinare-per-sigfrido-ranucci-sospeso-per-dieci-giorni-dallazienda-70b71a86-c0d0-427e-b87b-3953afc48198.html

La fiducia sulla legge del voto (comunicazione.camera.it)

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Il governo ha posto la fiducia alla Camera sui primi tre articoli della nuova legge elettorale. Il voto che dovrebbe stabilire come i cittadini scelgono il Parlamento viene così blindato proprio nel passaggio in cui il Parlamento dovrebbe poter scegliere.

La fiducia è uno strumento legittimo; usarla sulla legge delle regole, però, trasforma la maggioranza da arbitro interessato in arbitro senza contraddittorio. Non è solo procedura: è il metodo con cui chi governa decide anche il terreno della prossima partita.

La fretta viene spiegata con la necessità di arrivare al voto con norme certe. Ma quando la certezza si ottiene comprimendo il confronto, il sospetto non è antipolitica: è la conseguenza politica più prevedibile.

https://comunicazione.camera.it/archivio-prima-pagina/19-62857

Stabilicum, tre fiducie per non farsi sfiduciare dai propri: la legge elettorale blindata (ilgiornale.it)

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Alla Camera il governo ha posto la questione di fiducia su tre dei quattro articoli modificati dal Senato della legge elettorale: i voti sugli articoli 1 e 2 sono fissati per il 6 ottobre, quello sull'articolo 3 per il 7, con il voto finale previsto giovedì 8. La fiducia ha un effetto preciso: evita lo scrutinio segreto, il terreno su cui i franchi tiratori della maggioranza avevano già colpito nella prima lettura. Meloni ha del resto legato il destino dell'esecutivo al testo: se non passa, ha fatto sapere, le conseguenze sono inevitabili, dimissioni comprese.

L'opposizione parla di metodo "indegno" (Fornaro, Pd, ricorda di aver presentato solo una cinquantina di emendamenti, senza ostruzionismo) e contesta il merito: soglia del 42% per il premio, firme per le nuove liste, capilista bloccati senza alternanza di genere. Ma il paradosso è tutto in casa della maggioranza: la riforma che doveva garantire stabilità richiede di essere votata con la fiducia perché ci si fida poco dei propri parlamentari, e nel frattempo Malan lancia l'ipotesi di urne a maggio per poi smentirsi, mentre Giorgetti rimanda ogni decisione a dicembre.

Per l'opposizione la coerenza non è migliore: dopo mesi di "legge truffa", i sondaggi circolati nelle scorse settimane suggerirebbero che il premio potrebbe favorire proprio il campo largo, se il centrodestra resta diviso. Una legge scritta per paura di perdere che rischia di non essere votata per paura dei franchi tiratori: tutti, a modo loro, giocano contro il proprio tabellone.

https://www.ilgiornale.it/news/interni/legge-elettorale-il-governo-pone-la-questione-di-fiducia-sui-prime-tre-articoli/

Centotrentuno posti, una telefonata in copertina (ansa.it)

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Ericsson ha ritirato la procedura di licenziamento collettivo che coinvolgeva 131 lavoratori della sede di Genova. L’azienda lo ha comunicato al tavolo convocato dal Mimit; si apre ora un percorso basato su uscite volontarie incentivate e possibili ricollocazioni.

Palazzo Chigi attribuisce la svolta all’intervento personale di Giorgia Meloni con l’amministratore delegato. Il risultato conta e va riconosciuto. Ma prima della telefonata ci sono stati settimane di mobilitazione, iniziative sindacali, un voto unanime del Consiglio regionale e il lavoro delle istituzioni locali.

La politica personalizzata ama il miracolo istantaneo perché cancella il processo e concentra il merito. I posti non si difendono però con una rubrica telefonica: servono regole industriali, tavoli stabili e garanzie sul futuro del polo di ricerca. Altrimenti resta una vittoria preziosa, ma appesa al prossimo numero che qualcuno riuscirà a chiamare.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/10/05/meloni-chiama-lad-di-ericsson-e-lazienda-ritira-i-licenziamenti_6f923dee-3bcc-4d15-a7c7-6ac06cff5dda.html

La legge del voto passa senza voto (comunicazione.camera.it)

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Il governo ha posto tre questioni di fiducia sui primi tre articoli della riforma elettorale alla Camera. Le norme riguardano preferenze, firme per presentare le liste e collegi del Trentino-Alto Adige; il voto finale, previsto l’8 ottobre, resterà segreto.

La fiducia trasforma una discussione sulle regole comuni in una prova di disciplina per la maggioranza: cancella gli emendamenti e rende palese il voto sui singoli articoli. È una blindatura pensata anche per evitare che il dissenso interno riemerga al riparo dell’urna.

Si dirà che la procedura è legittima, ed è vero. Ma una legge elettorale approvata usando il rapporto fiduciario non diventa per questo più condivisa: diventa soltanto più sicura per chi la sta scrivendo. Il paradosso è limpido: per decidere come voteranno gli italiani, il Parlamento viene invitato soprattutto a obbedire.

https://comunicazione.camera.it/archivio-prima-pagina/19-62821

Il fine vita cambia diritto quando cambia la Regione (bur.regione.veneto.it)

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Il Veneto ha approvato una legge che organizza tempi e procedure del Servizio sanitario per il suicidio medicalmente assistito, entro i requisiti già fissati dalla Corte costituzionale. Ora il governo deve decidere se impugnarla, come ha fatto con le norme di Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna.

La questione giuridica è reale, ma quella politica è impossibile da nascondere: il Veneto è la prima Regione di centrodestra a percorrere la stessa strada. Ciò che altrove era stato presentato come invasione delle competenze statali diventa improvvisamente materia di discussione dentro la maggioranza.

Un diritto delicato non può dipendere dal colore della giunta che prova a renderlo praticabile. Se serve una disciplina nazionale, il Parlamento la approvi; se invece si continua a rinviare, almeno si eviti di usare la Costituzione come un interruttore di partito.

https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/Pubblica/DettaglioLegge.aspx?id=590982

Legge elettorale, la maggioranza compatta nel segreto: ma a chi serve davvero? (ansa.it)

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Il primo scoglio alla Camera è superato: con voto segreto la maggioranza ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità, 229 no contro 151 sì, con pochissimi assenti. Il voto finale sul testo è atteso per l'8 ottobre, mentre si prevede un successivo esame della Corte costituzionale. Il fatto è che il voto segreto, di solito il terreno dei franchi tiratori, stavolta ha certificato una compattezza che nessuno si aspettava così granitica.

L'opposizione, per voce di Schlein, accusa il governo di cambiare le regole perché teme di perdere. È una tesi legittima ma anche comoda: chi grida allo scandalo oggi ha cambiato molte volte le regole quando toccava a lui governare, e la storia delle leggi elettorali italiane è un cimitero di riforme scritte a misura di chi le votava. Anche Azione ha criticato sia il merito sia i tempi, segno che il disagio non è solo di una parte.

Resta una questione di metodo che riguarda tutti: cambiare le regole del gioco a ridosso del voto, con tempi stretti e un calendario blindato, è sempre un azzardo istituzionale. Se le preferenze, i collegi e le soglie sono davvero un miglioramento, dovrebbe poterlo dire anche chi non ne beneficia. Se invece il testo è un calcolo di convenienza, a smentirlo non basterà un voto segreto compatto.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/10/01/la-legge-elettorale-supera-il-primo-scoglio-la-maggioranza-compatta-nel-voto-segreto_afc2a0af-fc7e-4d3d-97eb-4fcafc26cbb0.html