Note di economia, politica e tecnologia

Vannacci, quando le divise entrano nel partito (ansa.it)

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La Procura militare di Roma ha avviato accertamenti preliminari dopo un esposto del Sindacato dei Militari su presunte adesioni di personale in servizio attivo a Futuro Nazionale, il partito guidato da Roberto Vannacci. L’esposto riguarda anche il generale, il coordinatore Massimiliano Simoni e il responsabile del programma Lorenzo Gasperini; tra le contestazioni avanzate dal sindacato compare la presunta ricostituzione del partito fascista.

È essenziale non confondere un esposto con una sentenza: al momento non c’è alcun accertamento di colpevolezza e la Procura parla di verifiche preliminari. Il punto istituzionale, però, esiste già. I militari possono avere opinioni e diritti politici, ma l’eventuale partecipazione attiva di personale in servizio alla direzione o alla propaganda di un partito tocca direttamente la neutralità delle Forze armate.

Vannacci ha costruito capitale politico proprio sul prestigio della divisa. Ora quella sovrapposizione mostra il suo costo: quando l’uniforme diventa un marchio elettorale, il confine tra cittadino militante e istituzione rischia di diventare materiale da Procura. La democrazia non deve temere le idee; deve pretendere che le armi dello Stato restino fuori dalle tessere di partito.

https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/politica/2026/09/03/indagine-sui-militari-che-hanno-aderito-al-partito-di-vannacci_e42ad605-d75f-41a5-874a-dce5e8efc580.html

Il record di Meloni: durare non basta (apnews.com)

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Il governo Meloni ha raggiunto quota 1.413 giorni e supera il primato di durata continuativa del Berlusconi II, fermo a 1.412. A seconda del criterio di conteggio, il sorpasso viene collocato tra il 3 e il 4 settembre; il dato politico non cambia: è l’esecutivo più longevo della storia repubblicana, in un Paese in cui nessun governo ha mai completato senza interruzioni un’intera legislatura.

La stabilità è un risultato, soprattutto in Italia. Ma trasformarla nel principale certificato di successo significa confondere la tenuta della maggioranza con il bilancio del governo. Restare a Palazzo Chigi misura la capacità di evitare crisi e defezioni; non dice, da solo, se salari, sanità, crescita industriale o servizi pubblici siano migliorati.

Il record racconta anche una maggioranza disciplinata e opposizioni incapaci di costruire un’alternativa credibile. Meloni può rivendicare di aver spezzato la tradizione dei governi brevi. Adesso però il cronometro smette di essere un alibi: più tempo si governa, meno si può imputare a chi c’era prima ciò che ancora non funziona.

https://apnews.com/article/84dc931418ddcbd9b00ed497233fe922

Ceuta, il rapporto che Madrid non chiama prova (efe.com)

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Pedro Sánchez ha detto al Congresso che non esistono prove solide che il Marocco abbia pianificato o diretto l’ingresso di massa a Ceuta del 30 e 31 luglio. Ma un rapporto della polizia trasmesso all’Audiencia Nacional descrive l’operazione come pianificata e colloca tra organizzatori ed esecutori persone legate alle forze di sicurezza marocchine. Un’altra nota interna precisa però che non è stata attribuita la regia intellettuale a un governo, servizio o individuo.

Questi elementi non dimostrano che Rabat abbia ordinato l’operazione, e dirlo sarebbe scorretto. Dimostrano però che la formula «non ci sono prove» nasconde una distinzione politicamente comoda: non c’è una firma del governo marocchino, ma ci sono indizi investigativi abbastanza seri da essere inviati a un giudice.

Sánchez difende la prudenza diplomatica; l’opposizione la chiama copertura. Nel mezzo resta Ceuta, dove una crisi umanitaria è diventata anche una disputa sulla trasparenza dello Stato. Quando il rapporto con un vicino strategico obbliga a pesare ogni parola, il confine tra cautela e rimozione diventa il vero caso politico.

https://efe.com/espana/2026-09-03/sanchez-comparecencia-congreso-ceuta/

Cuba, il silenzio di Stato sulla salute di Raúl Castro (lapresse.it)

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Secondo quanto riportato dal quotidiano Diario Las Américas e ripreso da diverse testate internazionali, Raúl Castro, 95 anni, sarebbe ricoverato in condizioni gravissime dopo un ictus, attaccato a macchine per la respirazione artificiale. La notizia, diffusa il 2 settembre, arriva dopo giorni di voci — mai confermate né smentite — sulla sua morte, e dopo l'assenza dell'ex presidente dalle celebrazioni per il 73esimo anniversario dell'assalto alla Moncada, evento a cui pure era comparso pubblicamente solo a metà agosto. Va detto con chiarezza: nessuna fonte ufficiale cubana ha confermato la notizia, e l'intero racconto poggia, al momento, su fonti giornalistiche esterne e indiscrezioni diplomatiche, tanto che i resoconti usano sistematicamente il condizionale.

Il punto politico non è tanto la salute di un uomo di 95 anni, quanto il funzionamento — o meglio il non funzionamento — dell'informazione pubblica a Cuba: un regime che si è sempre presentato come garante della sovranità del popolo cubano tratta la salute dei propri vertici come segreto di Stato, lasciando che la notizia circoli per vie informali mentre L'Avana osserva un silenzio totale. È lo stesso schema già visto anni fa con Fidel Castro: l'opacità come strumento di governo, in un paese attraversato da crisi economica e malcontento sociale che un vuoto di potere, vero o presunto, rischierebbe di aggravare ulteriormente.

Finché non arriverà una conferma — o una smentita — da fonti ufficiali cubane, la notizia resta nel campo delle indiscrezioni verificate solo nella loro circolazione, non nel loro contenuto: sappiamo con certezza che se ne parla, non sappiamo con certezza cosa sia realmente accaduto.

https://www.lapresse.it/esteri/2026/09/02/cuba-il-generale-raul-castro-sarebbe-gravissimo-dopo-un-ictus/

Ballottaggio anti-Vannacci: il centrodestra si salva dalla propria creatura (lapresse.it)

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Il centrodestra discute da giorni la reintroduzione del ballottaggio nella legge elettorale in vista delle Politiche 2027, e la coincidenza con l'ascesa di Roberto Vannacci nei sondaggi — Futuro Nazionale ormai davanti a Lega e Forza Italia, accreditato attorno al 15% — non sembra casuale. Giorgia Meloni spingerebbe per una soglia al 40% proprio per tenere in mano, come ha scritto Repubblica, una "pistola sul tavolo" negoziale nei confronti dell'alleato-rivale; Antonio Tajani si dice favorevole, Matteo Salvini è nettamente contrario, mentre Marcello Pera (FdI) propone una formula diversa, con ballottaggio solo se nessuno supera il 48% e almeno due coalizioni raggiungono il 38%. Vannacci, dal canto suo, rovescia la narrazione: sostiene che il centrodestra abbia già capito che il ballottaggio, liberando gli elettori dal "voto utile", finirebbe per rafforzare proprio Futuro Nazionale, e starebbe perciò facendo marcia indietro.

Il paradosso è tutto qui: una maggioranza che per anni ha eletto il maggioritario secco a bandiera identitaria si ritrova a valutare un correttivo proporzionale-simile-al-doppio-turno non per principio, ma per arginare una costola nata al proprio interno. Le opposizioni — Conte, Fratoianni, Parrini — gridano al "circo equestre" legislativo, ma la legge elettorale usata come strumento tattico di autoconservazione non è mai stata prerogativa di una sola parte politica in Italia. Colpisce piuttosto che il dibattito pubblico si concentri sulle soglie percentuali e non sull'ammissione implicita, da parte della stessa maggioranza, di non controllare più la propria base elettorale.

Gli analisti (Youtrend) avvertono che l'operazione rischia l'effetto boomerang: al ballottaggio, l'erosione di consensi potrebbe azzerare il vantaggio che oggi il centrodestra ha sul campo largo. Cambiare le regole del gioco per paura di sé stessi è già un'ammissione politica; sperare che funzionino è tutta un'altra storia.

https://www.lapresse.it/politica/2026/09/02/legge-elettorale-vannacci-dietrofront-centrodestra-sul-ballottaggio-ha-capito-che-rafforza-fn/

Medio Oriente, l’America allunga la guerra (armytimes.com)

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Gli Stati Uniti stanno prolungando fino al 2027 la permanenza in Medio Oriente di alcune unità schierate durante la guerra con l’Iran. Parti dell’82ª Divisione aviotrasportata resteranno nella regione per un anno; il dispositivo americano conta circa 50 mila militari in allerta, mentre comandanti di più teatri avrebbero segnalato al Pentagono il rischio di consumare uomini, mezzi e capacità destinati altrove.

Non è l’annuncio di una nuova offensiva, ma è molto più di una semplice rotazione amministrativa. Quando missioni nate come risposta all’emergenza diventano calendari che arrivano all’anno successivo, la temporaneità è già una formula burocratica. Washington mantiene aperta l’opzione militare mentre ammette, nei fatti, che la crisi non ha una scadenza credibile.

La contraddizione strategica è evidente: presidiare il Medio Oriente per contenere l’Iran significa sottrarre attenzione e risorse agli altri fronti che gli stessi vertici americani definiscono prioritari. Una guerra può restare formalmente senza fine dichiarata; basta continuare a prorogarne i turni.

https://www.armytimes.com/news/your-military/2026/08/31/82nd-airborne-soldiers-have-middle-east-deployment-extended-out-to-a-year/

Report, la sostituzione perde un pezzo (adnkronos.com)

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Giulia Presutti ha rinunciato alla co-conduzione di Report, annunciata dalla Rai insieme a Daniele Piervincenzi dopo l’uscita di Sigfrido Ranucci. In una mail al direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini, la giornalista ha spiegato di fare un passo indietro nella speranza di aiutare la trasmissione, finita in giorni di scontri interni sul metodo e sui nomi scelti.

È un nuovo fatto, non la replica della polemica precedente: il progetto con cui la Rai pensava di chiudere il caso Ranucci perde già uno dei due volti indicati. Un avvicendamento presentato come scelta professionale si rivela così incapace persino di ottenere una tregua nella redazione che dovrebbe realizzarlo.

Il servizio pubblico non è tenuto a rendere ogni nomina indiscutibile. È però tenuto a governare i passaggi editoriali senza trasformare un programma d’inchiesta in un bollettino di crisi aziendale. Se una designata rinuncia «per aiutare» la trasmissione, il problema non è più soltanto chi conduce: è chi ha gestito il cambio e con quale credibilità.

https://www.adnkronos.com/politica/report-presutti-conduzione-rinuncia_4kEKjbkmN2hLEuZj67k0nr

Fine vita, il Veneto rompe il fronte (ansa.it)

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Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato con 32 sì, 14 no e 5 astensioni la legge che disciplina procedure e tempi dell’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito. È la quarta Regione a intervenire dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, ma la prima governata dal centrodestra. Il testo resta nel perimetro tracciato dalla Corte costituzionale e rafforza il passaggio sulle cure palliative e sui pareri clinici e bioetici.

Il dato politico è più netto di molte dichiarazioni di principio: mentre il Parlamento rinvia, sono le Regioni a riempire il vuoto con regole operative. E quando a farlo è il Veneto, il fine vita smette di poter essere archiviato come una bandiera della sinistra e diventa una frattura reale dentro la destra.

Non è una liberalizzazione senza condizioni, ma il tentativo di sottrarre pazienti, famiglie e medici a tempi opachi e percorsi improvvisati. La contraddizione istituzionale rimane: su una materia tanto delicata, la geografia regionale continua a contare più di una legge nazionale che il Parlamento non riesce a scrivere.

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/09/02/il-veneto-approva-la-legge-sul-fine-vita_ca518124-8cde-4d24-a158-c7fc1a0b6f95.html

Ballottaggio anti-Vannacci: la destra ha paura dei suoi elettori (lapresse.it)

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A pochi giorni dal voto in commissione, il centrodestra riscopre il ballottaggio: l'emendamento del senatore di Fratelli d'Italia Marcello Pera propone un secondo turno tra le prime due coalizioni se nessuna supera il 48%, purché entrambe abbiano già superato il 38%, mentre Forza Italia rilancia con una soglia al 40%. La Lega, per ora, frena. L'obiettivo più o meno dichiarato è uno solo: contenere l'ascesa di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale, che nei sondaggi erode consensi proprio agli alleati di governo.

Vannacci non si è fatto attendere: "il problema, per qualcuno, sono gli italiani che hanno deciso di votare per lui", ha detto, accusando la maggioranza di cambiare le regole quando il consenso popolare non va nella direzione gradita. È un'accusa che suona familiare a chi segue la politica italiana da più di una legislatura: la riforma elettorale come strumento per disinnescare avversari interni prima ancora che esterni, con la scusa della governabilità.

Sul fronte opposto, le opposizioni, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, attaccano il centrodestra per essersi concentrato su un tecnicismo elettorale mentre il Paese affronta inflazione e potere d'acquisto in calo, senza però offrire una propria proposta alternativa sulla legge. Il dibattito parlamentare è fissato per il 9 settembre: fino ad allora ogni partito terrà aperte tutte le opzioni, compresa quella di accusare gli altri di praticare esattamente ciò che si accinge a fare a sua volta.

https://www.lapresse.it/politica/2026/09/01/legge-elettorale-nodo-sul-ballottaggio-vannacci-al-centrodestra-mossa-della-paura/

Hormuz, la guerra che nessuno chiama guerra (agi.it)

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Nello Stretto di Hormuz gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi delle Guardie della Rivoluzione iraniane, secondo quanto riferito dal Centcom, in risposta a tentativi di sabotaggio contro navi mercantili e personale militare americano nella zona. Poche ore dopo Teheran ha risposto con missili e droni contro basi statunitensi nella regione, mentre il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, a colloquio con Putin, ha promesso la vittoria bollando l'attacco americano come ingiustificabile.

Donald Trump, dal canto suo, ha minacciato via Truth Social una rappresaglia "di portata e intensità molto maggiori" se l'Iran dovesse reagire ulteriormente, la stessa retorica muscolare già sentita nei round precedenti di un'escalation che dura da mesi. Ogni parte si dichiara vittima ed ognuna rivendica la propria azione come mera "difesa": è il linguaggio tipico delle guerre che nessuno chiama guerra, finché il prezzo del petrolio, salito di oltre il 4% in poche ore, non lo ricorda a tutti.

Nel frattempo si contano vittime civili, almeno due morti in un attacco vicino Sirik durante un matrimonio, e danni a infrastrutture energetiche, mentre le cancellerie occidentali, Italia compresa, si limitano ad auspicare "moderazione". Una formula che si ripete a ogni escalation e che finora non ha fermato nessuna delle due parti.

https://www.agi.it/estero/news/2026-09-01/usa-iran-guerra-38822622/