Note di economia, politica e tecnologia

Lipsia, i droni e la fretta di accusare Mosca (it.euronews.com)

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I fatti. Tra i primi giorni e la fine di agosto 2026, all'aeroporto di Lipsia/Halle sono stati individuati tre droni carichi di esplosivo: uno ha colpito un cargo della DHL, un altro conteneva quello che si ritiene essere materiale di tipo militare. La procura federale tedesca indaga per un possibile grave attacco alle infrastrutture di trasporto e logistica del Paese.

Secondo indiscrezioni riprese da più testate, il cancelliere Friedrich Merz sarebbe pronto ad attribuire formalmente la responsabilità alla Russia, con un pacchetto che includerebbe nuove sanzioni europee e ulteriori forniture di armi all'Ucraina — una svolta di cui a Berlino si parla già come "Zeitenwende 2.0". Il governo, però, frena ufficialmente: un portavoce ha dichiarato che l'esecutivo "non intende partecipare a speculazioni", e nessuna prova è stata finora resa pubblica.

Resta la distanza, tutt'altro che nuova, tra la cautela istituzionale dichiarata e le anticipazioni di stampa che già danno per scontate accuse formali e contromisure. Se le prove ci sono, non è chiaro perché non vengano mostrate prima di annunciare sanzioni e nuove armi; se non ci sono ancora, resta da capire perché la responsabilità russa venga comunque data quasi per certa nei retroscena.

https://it.euronews.com/my-europe/2026/08/29/attentato-con-droni-a-lipsia-merz-prepara-misure-contro-la-russia

Bonaccini contro Meloni: la frase «estrapolata» che fa comodo a tutti (ilfattoquotidiano.it)

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I fatti. Il 26 agosto, ad Albenga, Stefano Bonaccini ha detto che il voto ai due mandati di Trump — e per estensione all'elettorato di destra — è "in maggioranza un voto di chi ha studiato poco". Due giorni dopo Giorgia Meloni lo attacca su Facebook: parla di elitismo di sinistra e difende gli elettori di destra, che sceglierebbero "per ragioni pragmatiche" e non per ignoranza. "Li rispettiamo", scrive.

Bonaccini, ospite a Coffee Break su La7, replica che la frase è stata "estrapolata" dal contesto: il punto, dice, non era insultare gli elettori ma segnalare un problema della sinistra, che avrebbe bisogno di essere "più popolare". Il video del suo intervento, però, mostra che quella frase — per quanto incastonata in un discorso più lungo — è stata pronunciata così com'è.

Da qui in poi la vicenda smette di riguardare gli elettori e diventa un classico gioco a specchi: Meloni trova un bersaglio comodo e simbolico da brandire come prova di un presunto disprezzo della sinistra verso il popolo; Bonaccini si scopre vittima di un "tritacarne mediatico" invece di argomentare nel merito di quel che ha detto. Nessuno dei due, nel frattempo, ha portato un solo dato a sostegno delle proprie tesi su chi vota cosa e perché.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/28/meloni-bonaccini-polemica-voto-destra-notizie/8490506/

Sessantacinque miliardi di barili, zero pagine pubbliche (apnews.com)

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Donald Trump e la presidente venezuelana ad interim Delcy Rodríguez hanno annunciato un accordo su diciassette giacimenti con riserve stimate in 65 miliardi di barili. Una nuova società, partecipata dal governo statunitense e da un operatore privato ancora senza nome, avrebbe concessioni centennali; agli Stati Uniti spetterebbe il 55% della produzione effettiva, tra quota proprietaria e acquisti a prezzo di costo.

Trump lo chiama il più grande accordo petrolifero della storia. Caracas promette 100 miliardi di dollari d’investimenti e 209 miliardi di entrate fiscali. Ma il testo non è stato pubblicato, l’operatore non è noto e non è chiaro chi finanzierà il recupero di infrastrutture logorate da anni di crisi. Anche l’impatto sui prezzi richiederebbe anni, non un post celebrativo.

La grandezza delle cifre rende più grave, non meno grave, l’assenza di trasparenza. Quando una risorsa nazionale viene impegnata per un secolo, la domanda non è soltanto quanti barili arriveranno sul mercato: è chi ha ricevuto il diritto di estrarli, con quale controllo democratico e a beneficio di chi. La geopolitica del petrolio torna alla sua forma più sincera: la sovranità scritta in piccolo.

https://apnews.com/article/c229bc39b6e1a3d5dd16f7f9e67fef3f

Report cambia volto, la Rai non spiega perché (ufficiostampa.rai.it)

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La Rai ha tolto a Sigfrido Ranucci la conduzione e la responsabilità autorale di Report, affidandole a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Il comunicato ufficiale elogia competenza e professionalità dei successori, ma non chiarisce pubblicamente quale fatto renda necessario l’allontanamento immediato del giornalista che guidava il programma dal 2017.

Nella contestazione legale di Ranucci emerge che l’azienda avrebbe richiamato una situazione di incompatibilità, le pressioni sulla redazione e una credibilità ridotta da «percezioni» di opacità e interferenze. La squadra storica giudica la scelta irricevibile e minaccia dimissioni in blocco; la Rai ha offerto a Ranucci tre incarichi alternativi.

La qualità dei nuovi conduttori non risponde alla domanda istituzionale. Un servizio pubblico può cambiare una guida, ma deve spiegare criteri, fatti e responsabilità: soprattutto quando interviene sul programma d’inchiesta più esposto della propria offerta. Governare per percezioni è comodo; rendere conto ai cittadini sarebbe servizio pubblico.

https://ufficiostampa.rai.it/ufficiostampa/articoli/2026/08/Report-alla-conduzione-Giulia-Presutti-e-Daniele-Piervincenzi--2fe6c279-fa6d-405b-a834-d5c4ebf19bb0.html

Il golpe divora i golpisti (apnews.com)

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Soldati ammutinati hanno sequestrato commilitoni nella base aerea 101 di Niamey e aperto il fuoco contro siti sensibili della capitale, mentre spari ed esplosioni raggiungevano anche la zona del palazzo presidenziale. La giunta del Niger sostiene di stare riprendendo il controllo; i ribelli risultano ancora asserragliati nella base accanto all’aeroporto.

Il generale Abdourahamane Tiani prese il potere con un golpe nel 2023 promettendo sovranità e sicurezza. Ha rotto con i partner occidentali e avvicinato il Paese alla Russia, ma la violenza jihadista è proseguita e ora la frattura attraversa lo stesso esercito su cui il regime fonda la propria legittimità.

Non è la prova che il vecchio ordine funzionasse. È la prova che sostituire le istituzioni con le uniformi non produce automaticamente stabilità: sposta soltanto il conflitto dentro la caserma. Quando il potere nasce dal precedente delle armi, prima o poi qualcun altro può rivendicare lo stesso metodo.

https://apnews.com/article/77d0c701e5729f2779580ea557e0a2c3

La tortura cancella la prova (cbsnews.com)

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Un giudice militare statunitense ha escluso dal processo le confessioni rese nel 2007 all’FBI da Khalid Sheikh Mohammed, accusato di aver ideato gli attentati dell’11 settembre. L’accusa non ha dimostrato che quelle dichiarazioni fossero volontarie: prima dell’interrogatorio dell’FBI, Mohammed era passato per le prigioni segrete della CIA e per il waterboarding.

La decisione non assolve l’imputato e non cancella le altre prove. Cancella però una confessione centrale, mentre il processo è fissato provvisoriamente al 2028: ventisette anni dopo la strage. È il risultato istituzionale di una scorciatoia scelta in nome dell’emergenza e trascinata per un quarto di secolo dentro l’aula.

La tortura non ha reso la giustizia più rapida né più solida. Ha consegnato alla difesa l’argomento più potente, all’accusa un fascicolo contaminato e alle famiglie delle vittime un’attesa interminabile. Lo Stato che rinuncia alle proprie regole per punire il terrorismo finisce spesso per punire soprattutto il proprio processo.

https://www.cbsnews.com/news/judge-throws-out-confession-alleged-911-mastermind-khalid-sheikh-mohammad/

Il drone russo, il deposito sotto casa (apnews.com)

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Un attacco russo contro un magazzino a Myla, nella regione di Kyiv, ha innescato un incendio e una serie di esplosioni: almeno 27 morti, decine di feriti, più di cinquanta abitazioni danneggiate. La responsabilità dell’attacco è di Mosca; il conto umano, però, non si esaurisce nell’identità di chi ha lanciato il drone.

Volodymyr Zelensky ha annunciato un procedimento per negligenza e ricordato una regola che non dovrebbe aver bisogno di essere riscoperta dopo una strage: le munizioni non si tengono accanto alle case. Un ricovero per anziani e disabili è stato danneggiato, centinaia di persone evacuate.

Dire entrambe le cose non significa distribuire colpe per comodità diplomatica. Significa rifiutare la contabilità propagandistica in cui denunciare un errore ucraino assolverebbe la Russia, o condannare la Russia renderebbe intoccabili le responsabilità ucraine. I civili non sono uno scudo retorico: proteggerli resta un dovere anche sotto le bombe.

https://apnews.com/article/4be42e27897bf45797a0cf3758be5eaf

Ratcliffe a Mosca in segreto, mentre Washington dice "non è la nostra guerra" (ilfattoquotidiano.it)

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Il direttore della CIA John Ratcliffe è volato in segreto a Mosca martedì scorso, prima visita nota di un capo dell'intelligence americana in Russia dal 2021. Secondo Washington Post e Wall Street Journal, l'incontro avrebbe riguardato la guerra in Ucraina, le sanzioni contro Teheran e forse la sorte di un cittadino americano detenuto in Russia. Nello stesso periodo l'Ucraina avrebbe accettato di sospendere gli attacchi a lungo raggio sul territorio russo.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha smentito trattative concrete, parlando di negoziati "in pausa" e di assenza di "nuove idee", mentre il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha liquidato le visite di Ratcliffe e dell'inviato vaticano Gallagher come semplice "desiderio di dialogo", chiedendo però pubblicamente come un'amministrazione che si dice estranea a "una guerra ereditata da Biden" continui di fatto a sostenere Kiev.

Nessuno dei protagonisti conferma ufficialmente nulla: Casa Bianca, Cremlino e CIA tacciono, e i dettagli filtrano solo da fonti anonime alla stampa americana. Il risultato è una diplomazia di guerra condotta per interposta fuga di notizie, mentre sul terreno gli attacchi proseguono - dai raid ucraini sulle raffinerie russe alle tensioni nel Mar Nero - e le cancellerie si limitano a smentire o minimizzare ogni passo avanti.

https://www.ilfattoquotidiano.it/mondo/live-post/2026/08/28/ucraina-russia-lavrov-ratcliffe-gallagher-intelligence-trump-iran/8490495/

Accise sul gasolio, tredicesima proroga: lo "strutturale" resta un miraggio (ansa.it)

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Il governo ha prorogato fino al 5 settembre lo sconto di 17 centesimi al litro sulle accise del gasolio, l'ennesima proroga di una misura tampone attiva da marzo. Il costo, circa 130 milioni di euro, viene coperto con un anticipo delle tasse sui dividendi dei grandi gruppi energetici, Eni in testa, che ottengono in cambio un credito d'imposta equivalente. Giorgia Meloni ha chiesto di accelerare sul "dopo", Antonio Tajani parla di "aiuti strutturali mirati" per redditi bassi, ceto medio e imprese, mentre Giancarlo Giorgetti lavora a Palazzo Chigi sulla copertura.

Il problema è che "il dopo" viene annunciato a ogni proroga da marzo, e puntualmente slitta alla proroga successiva. Il passaggio dal taglio generalizzato delle accise a un sostegno selettivo basato sul reddito - più equo sulla carta, più complesso da attuare - resta sulla carta anche questa volta, senza una data né una struttura definita.

Resta poi il nodo del finanziamento: usare un anticipo sui dividendi di società partecipate dallo Stato per coprire uno sconto fiscale è un'operazione contabile più che una misura strutturale, e sposta nel tempo un conto che qualcuno dovrà comunque pagare. Sul finanziamento alternativo, una tassazione più incisiva degli extraprofitti energetici, la maggioranza continua a discutere senza arrivare a una decisione.

https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/08/26/decreto-carburanti-taglio-delle-accise-sul-gasolio-fino-al-5-settembre.-poi_175d5d3a-cfee-4f2c-9b49-daf2c2dfc20f.html

La guerra diventa consulenza (ca.marketscreener.com)

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Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino, ha accettato di diventare consulente di Guido Crosetto per l’innovazione militare italiana. Il confronto annunciato riguarda droni, sistemi senza pilota, difesa aerea e tecnologie sviluppate sotto la pressione concreta del campo di battaglia.

Fedorov non è soltanto un tecnico: Zelensky lo ha rimosso a luglio dopo uno scontro con i vertici militari; nelle settimane successive ha denunciato corruzione e crisi di governo, chiedendo il ritorno alle elezioni nonostante la legge marziale. Roma acquisisce dunque esperienza rara, ma anche una figura diventata parte del conflitto politico di Kiev.

Imparare dall’Ucraina è razionale. Farlo attraverso un incarico personale annunciato sui social racconta però quanto la politica della difesa stia correndo più veloce della discussione pubblica. La guerra non entra in Italia con i carri armati: arriva come consulenza per l’innovazione, una parola abbastanza elegante da non chiedere permesso.

https://ca.marketscreener.com/news/ukraine-s-fedorov-takes-adviser-role-at-italian-defence-ministry-ce7858dfd181f522