Melonellum alla Consulta: i ricorsi ci sono, ma tocca ai giudici e al calendario (open.online)
0Il 26 ottobre la «Rete per un voto libero e uguale», una trentina di associazioni con giuristi come Roberto Zaccaria ed Enrico Grosso e firmatari come Romano Prodi, ha annunciato ricorsi in 25 sedi di Corte d'appello contro la nuova legge elettorale. La strategia è semplice: basta un giudice che sollevi la questione per arrivare alla Corte costituzionale. Una prima udienza sarebbe fissata a Trento il 16 dicembre.
I punti contestati sono concreti: la soglia di firme per i partiti senza gruppo parlamentare (6.000 per collegio plurinominale contro 1.500), il «listone» del premio di maggioranza spezzettato per collegi, il nome del premier sulla scheda, i capolista bloccati fuori dalla quota di genere. Il governo, dal canto suo, ha fatto approvare il testo con tre voti di fiducia alla Camera, dopo aver rischiato in luglio sul voto segreto sulle preferenze (188 a 187): una scelta che pesa sul modo in cui la maggioranza rivendica oggi la legittimità della riforma.
Anche i ricorrenti però dovrebbero ammettere che i tempi non dipendono da loro: l'Italicum impiegò undici mesi dal primo rinvio all'udienza, e una pronuncia entro febbraio o in primavera è una speranza, non una certezza. Il Foglio ritiene inoltre che una Corte moderata difficilmente demolirebbe l'impianto, ma è un'analisi, non una decisione. Con il voto atteso fra primavera e autunno 2027, la vera partita è se le regole saranno chiare prima delle urne.
https://www.open.online/2026/10/26/legge-elettorale-ricorsi-romano-prodi/