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Stabilicum, la società civile fa ricorso in 25 tribunali: la Consulta si cerca nei tribunali (ansa.it)

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Lunedì 26 ottobre la «Rete per un voto libero e uguale», coordinata da Roberto Zaccaria e composta da una trentina di associazioni, ha depositato in contemporanea ricorsi in 25 tribunali contro la nuova legge elettorale (la 180/2026, il cosiddetto Stabilicum, in vigore dal 24 ottobre). Tra i ricorrenti, oltre 300 persone, fra cui Romano Prodi, Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Fausto Bertinotti e Massimo Cacciari, più Anpi e Cgil. Sei i punti contestati: premio di maggioranza, collegamento tra Camera e Senato, capilista bloccati e preferenze, parità di genere nei capilista, indicazione del candidato premier e firme richieste alle liste non parlamentari.

La via è obbligata: i cittadini non possono rivolgersi direttamente alla Corte costituzionale, quindi si cerca un giudice che sollevi la questione di legittimità. Un ricorso non sospende la legge, la prima udienza è fissata a Trento il 16 dicembre e i promotori sperano in una pronuncia entro marzo. Zaccaria rivendica che la società civile sta subentrando a un'opposizione parlamentare che la legge non è riuscita a fermare.

La maggioranza, per ora, non ha risposto ufficialmente; chi difende il testo richiama il precedente della sentenza 35 del 2017 sull'Italicum. Resta la domanda scomoda per tutti: un governo che ha blindato la legge con tre voti di fiducia vedrà la Consulta decidere su una materia che il Parlamento avrebbe potuto discutere meglio, mentre un fronte di ricorrenti in gran parte schierato con l'opposizione dovrà dimostrare che la battaglia non è solo politica ma giuridicamente fondata.

https://www.ansa.it/sito/notizie/flash/2026/10/26/-depositati-ricorsi-in-25-tribunali-contro-la-legge-elettorale-_a515fa7f-3946-494f-9bc0-9af8e69b92ba.html

Salvini rilancia: «Stop a soldi e armi a Kiev». Il governo risponde che la linea non cambia (lapresse.it)

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Dal palco del congresso straordinario della Lega, che lo ha riconfermato segretario, Matteo Salvini ha detto che l'Italia «non può continuare a mandare soldi e armi all'Ucraina» e che porterà questa posizione in Consiglio dei ministri, dove entro il 31 dicembre va rinnovato il decreto che autorizza gli aiuti a Kiev. La replica degli alleati è stata immediata: Antonio Tajani ha ribadito che l'Italia «è dalla parte dell'Ucraina» e che il prossimo pacchetto militare è già pronto, Guido Crosetto che la linea «non può cambiare» perché è un impegno preso in sede internazionale, europea e Nato. Fonti di Palazzo Chigi parlano di posizione invariata.

Il problema è che il vicepremier chiede al governo di cambiare politica estera restando nel governo che quella politica la firma. Se la Lega fosse davvero convinta, il percorso coerente sarebbe votare contro in Cdm o aprire una crisi; più probabile, come già in passato, è che la posizione serva soprattutto a posizionare il partito, anche perché a destra Vannacci incalza e minaccia di votare contro il decreto. Salvini d'altra parte aveva già detto cose simili nel 2024 e nel 2025 senza che la linea dell'esecutivo si muovesse di un millimetro.

Ma anche la compattezza del resto della maggioranza ha un lato curioso: Tajani e Crosetto rivendicano continuità mentre da settimane lo stesso governo ammette che il sostegno a Kiev è poco popolare nel Paese. Sulla guerra più impopolare della legislatura il confronto resta dentro i vertici di partito, e il Parlamento, che dovrebbe decidere, in questo schema tende a fare da spettatore.

https://www.lapresse.it/politica/2026/10/26/ucraina-tensione-nella-maggioranza-dopo-le-parole-di-salvini-tajani-e-crosetto-la-linea-dellitalia-non-cambia/

Salvini rieletto chiede lo stop alle armi a Kiev, il governo risponde: la linea non cambia (ansa.it)

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Al congresso della Lega, Matteo Salvini ha detto che l'Italia non può continuare a mandare soldi e armi all'Ucraina e che, se confermato segretario, porterà la questione in Consiglio dei ministri. Il giorno dopo, Tajani ha risposto che il prossimo pacchetto di aiuti militari è già pronto, e Crosetto che la linea sull'Ucraina non cambia: è un impegno preso in sede Ue e Nato.

Il copione è già visto. Come ricordano le cronache, la Lega ha votato ogni decreto di aiuti finora, e nel 2025 ottenne soltanto una riformulazione del testo, con priorità a equipaggiamenti logistici, sanitari e di protezione. La voce grossa serve a presidiare l'elettorato prima del voto, mentre la sostanza della politica estera resta quella di Palazzo Chigi. Il vero banco di prova sarà il decreto che scade a fine 2026.

Ma la maggioranza non esce meglio: un vicepremier che chiede l'opposto della linea ufficiale, e un governo che gli risponde con una nota di fonti anonime e un ministro che parla da solo, non è coesione, è un'abitudine. Il costo di questa ambiguità lo paga la credibilità internazionale dell'Italia, e anche chi, a Roma, vorrebbe un dibattito serio su obiettivi e durata del sostegno a Kiev invece di un rito di congresso. Vale per il centrodestra come per le opposizioni, divise a loro volta sul tono da tenere.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/10/25/salvini-resta-leader-della-lega-ma-avverte-stop-armi-allucraina_bcf46509-0de0-4534-8ceb-a67876aeff8b.html

Il benessere migliora, 5,4 milioni restano fuori (istat.it)

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Il Rapporto Bes 2026 dell'Istat registra un miglioramento per 54 dei 132 indicatori confrontabili con l'anno precedente; 55 restano stabili e 23 peggiorano. La speranza di vita sale a 83,7 anni e diversi segnali descrivono un Paese che, nelle medie, sta meglio.

Le medie però hanno una geografia e un reddito. Nel 2025 oltre 5,4 milioni di persone vivevano in povertà assoluta, il 9,3% dei residenti. Il rischio di povertà resta superiore di 2,3 punti alla media europea; occupazione, istruzione, competenze digitali e ricerca continuano a mostrare ritardi, mentre la frattura tra Centro-Nord e Mezzogiorno attraversa quasi tutti i domini decisivi.

Non è una smentita statistica del miglioramento: è il suo limite politico. Se cresce il numero degli indicatori positivi ma milioni di persone rimangono stabilmente sotto la soglia essenziale, il problema non è scegliere tra ottimismo e catastrofismo. È capire chi incassa il progresso e chi continua a leggerlo soltanto nei comunicati.

https://www.istat.it/comunicato-stampa/nota-stampa-rapporto-bes-edizione-2026/

Movimento 17 ottobre: una pagina Instagram, un indagato e il confine tra reato e opinione (agi.it)

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Dopo i disordini di Milano del 17-18 ottobre, la Procura indaga Youssef Siher, 30 anni, ritenuto il gestore della pagina del 'Movimento 17 ottobre'. Secondo AGI e Avvenire l'ipotesi è istigazione a delinquere, con aggravanti legate alle finalità di terrorismo e all'uso di strumenti online; alcune testate parlano anche del nuovo reato di violenza organizzata nelle manifestazioni. Il ministro Piantedosi ha rivendicato risposta immediata e 'nessuna zona franca' per chi organizza dietro l'anonimato.

I fatti accertati finora sono pochi: perquisizioni, un interrogatorio in questura, un'indagine. Le stesse cronache ammettono che non ci sono prove di un disegno più ampio né di legami accertati con chi ha saccheggiato. Si discute se Siher sia il regista o un 'cattivo maestro' di un movimento che si dichiara senza leader. Nel suo passato sono segnalate posizioni pesanti (come una frase sul 7 ottobre riportata da Avvenire) e un'attenzione dell'intelligence nel 2024: elementi da verificare in sede giudiziaria, non una condanna.

Il punto politico sta nelle contraddizioni. Chi governa promette fermezza, ma ogni nuova fattispecie penale in materia di piazza va misurata sulla tenuta delle garanzie, non sull'effetto annuncio. Chi sta all'opposizione deve spiegare perché troppo spesso la condanna delle violenze arrivi a mezza voce. E un movimento che non condanna saccheggi e vetrine rotte difficilmente può rivendicare la causa che dice di servire. Intanto una parte della stampa ha già scelto il colpevole prima della procura.

https://www.agi.it/cronaca/news/2026-10-24/milano-scontri-indagato-ideatore-movimento-17-ottobre-39691298/

Meloni lascia a marzo? Palazzo Chigi smentisce, ma il rumore resta (fanpage.it)

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Secondo un'indiscrezione riportata da la Repubblica e rilanciata da Fanpage e altri, Giorgia Meloni avrebbe prospettato ai leader della maggioranza un piano: dimissioni a fine marzo, subito dopo il Consiglio europeo straordinario di Roma, e voto anticipato tra maggio e giugno, magari con election day accorpato alle comunali. Palazzo Chigi nega in modo categorico: la legislatura andrà a scadenza naturale.

La smentita è netta, ma non spiega perché la voce circoli proprio ora. Il fatto verificato è che il centrodestra tratta già i candidati sindaco per Milano, Roma, Napoli e Torino, e che il timore di arrivare al voto politico dopo amministrative sfavorevoli è un movente politico plausibile. Che sia un piano reale, un pallone sonda o un avvertimento agli alleati resta pura interpretazione: nessuno, finora, ha messo il nome di una fonte sotto la notizia.

Le contraddizioni non mancano da nessuna parte. Meloni ha ripetuto che il governo durerà cinque anni, e un governo davvero sicuro non ha bisogno di smentire categoricamente uno scenario che ritiene fantasia. L'opposizione, dal canto suo, ha già pronta la campagna sul 'governo in fuga', ma deve ancora decidere con quale coalizione e con quale legge elettorale presentarsi. E parte della stampa tratta un retroscena anonimo come un fatto compiuto, salvo poi chiedere trasparenza alla politica.

https://www.fanpage.it/politica/giorgia-meloni-potrebbe-dimettersi-a-marzo-quando-si-andrebbe-a-votare/

Bolsonaro contesta la proroga che aveva chiesto (noticias.uol.com.br)

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Flávio Bolsonaro ha rifiutato di riconoscere la vittoria di Lula e ha annunciato che chiederà l'annullamento del ballottaggio. Contesta la decisione arrivata a ridosso della chiusura dei seggi: in molte sezioni le urne erano già state spente e non potevano essere riaperte. Il presidente del Tribunale elettorale ha però dichiarato che la proroga non ha inciso sul risultato.

La contestazione ha un cortocircuito documentato: entrambe le campagne avevano domandato più tempo per votare, sia pure per territori e ragioni differenti. Il fronte di Bolsonaro aveva invocato maltempo in tre Stati; quello di Lula problemi al trasporto pubblico. Trasformare dopo la sconfitta una richiesta condivisa in prova dell'irregolarità non chiarisce il caos istituzionale: lo usa.

Il ricorso, se verrà depositato, dovrà essere giudicato nel merito. Il dato politico è già visibile: la regola elettorale diventa accettabile o illegittima a seconda di chi vince, proprio nel Paese in cui Jair Bolsonaro sta scontando una condanna per il tentato golpe seguito alla precedente sconfitta.

https://noticias.uol.com.br/ultimas-noticias/reuters/2026/10/25/flavio-bolsonaro-diz-que-e-impossivel-reconhecer-resultado-da-eleicao-e-vai-pedir-anulacao.htm

Machado torna, Washington preferiva aspettare (apnews.com)

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María Corina Machado è rientrata domenica in Venezuela dopo quasi dieci mesi all'estero. La leader dell'opposizione è apparsa nello Stato di Lara e ha annunciato il ritorno sui social; immagini e testimonianze sul posto sono state verificate da Associated Press e Reuters.

Il dato politico è meno semplice della scena celebrativa. Il rientro arriva mentre il movimento di Machado resta fuori dai colloqui sostenuti dagli Stati Uniti sulla transizione e dopo che, secondo Reuters, funzionari americani le avevano chiesto di rinviarlo. Washington la celebrava come simbolo democratico finché quel simbolo non ha iniziato a disturbare il calendario della diplomazia.

Il ritorno non garantisce elezioni libere né restituisce automaticamente rappresentanza all'opposizione. Ma rende visibile una contraddizione: una transizione costruita senza una delle principali leader oppositrici rischia di essere ordinata soprattutto per chi la amministra, non necessariamente legittima per chi dovrebbe votarla.

https://apnews.com/article/e6eff0c2ff962fd9b0f87270b24ef567

Lula rimonta, ma il Brasile resta a destra (tse.jus.br)

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Luiz Inácio Lula da Silva è stato rieletto presidente del Brasile con il 51,8 per cento dei voti, contro il 48,2 di Flávio Bolsonaro. Il distacco finale è di circa 4,4 milioni di schede. È la prima volta che un candidato brasiliano arrivato secondo al primo turno riesce a ribaltare il risultato nel ballottaggio.

Per Lula è il quarto mandato presidenziale, ma non una restaurazione tranquilla. Le elezioni legislative hanno spostato il Congresso verso destra e consegnato agli alleati dei Bolsonaro una forza capace di ostacolare l’esecutivo. La presidenza resta al progressismo; il terreno parlamentare su cui dovrà governare si è mosso nella direzione opposta.

La vittoria ferma l’avanzata immediata della dinastia Bolsonaro e contiene l’influenza politica di Donald Trump nella maggiore democrazia latinoamericana. Ma scambiare un margine del 3,6 per cento per un ritorno alla normalità sarebbe propaganda. Lula ha vinto il voto; ora dovrà governare un Paese quasi spaccato e un Congresso che non ha seguito la sua rimonta.

https://www.tse.jus.br/eleicoes/eleicoes-2026-content/divulgacao-dos-resultados-das-eleicoes-2026

La Serbia boccia Vučić: vincono gli studenti (rts.rs)

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Aleksandar Vučić ha riconosciuto la sconfitta nelle elezioni parlamentari serbe. Secondo i risultati preliminari, la Lista studentesca ha ottenuto circa il 52 per cento dei voti e tra 135 e 140 seggi su 250, abbastanza per governare; la coalizione guidata dall’ex presidente si ferma intorno a 105. I dati definitivi devono ancora essere proclamati.

Il movimento è nato dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, che nel 2024 uccise 16 persone e diventò il simbolo di corruzione, opacità e clientelismo. Dopo quasi due anni di cortei, gli studenti hanno trasformato la protesta in una lista di esponenti della società civile e hanno battuto il partito che dominava il Paese da quattordici anni.

Vučić ha attribuito la sconfitta anche a interferenze straniere e al cosiddetto “deep state” americano. È il riflesso abituale di un potere che sa contare i voti ma fatica a riconoscere le cause. La lezione serba è più semplice: una piazza diventa davvero pericolosa per il governo quando smette di chiedere ascolto e costruisce un’alternativa credibile.

https://www.rts.rs/lat/vesti/izbori-2026/6069583/vucic-izgubili-smo-izbore-pobedila-je-studentska-lista.html