Note di economia, politica e tecnologia

Iran, nuovi raid USA su Larak: un'altra guerra senza nome (ansa.it)

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Gli Stati Uniti hanno colpito nuovi lanciatori iraniani sull'isola di Larak, nello stretto di Hormuz. Teheran ha risposto colpendo basi americane in Giordania, mentre una petroliera avrebbe preso fuoco nello stretto: la sequenza, riportata da agenzie e testate internazionali, segna l'ennesima escalation di un confronto militare che dura ormai da mesi senza essere mai stato definito, né tantomeno dichiarato, come guerra.

È proprio questa la contraddizione più stridente: Washington conduce operazioni militari dirette contro un altro Stato senza un voto del Congresso né un dibattito pubblico all'altezza della posta in gioco, mentre buona parte della copertura mediatica internazionale continua a trattare i raid come episodi isolati anziché come tappe di un conflitto in espansione geografica, dalla Giordania agli Emirati.

Le cancellerie occidentali, dal canto loro, continuano a invocare la "de-escalation" mentre offrono coperture politiche e logistiche che la rendono poco credibile. Il nodo resta lo stesso di sempre: chi decide, con quale mandato, e chi ne risponde politicamente mentre l'escalation prosegue di settimana in settimana.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/08/31/tornano-i-raid-usa-in-iran-attacco-su-larak.-teheran-prende-di-mira-le-basi_d6d9581a-b7ae-4731-b009-3307af788336.html

Schengen con la Spagna: Roma proroga il blocco, Madrid risponde (thesocialpost.it)

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Il blocco Schengen tra Italia e Spagna, introdotto il 31 luglio dopo la crisi migratoria di Ceuta, scadeva oggi. Il governo Meloni ha scelto di prorogarlo di un altro mese, citando ragioni di sicurezza nazionale: al Viminale si parla di migliaia di migranti non identificati e di presunti "soggetti con matrice jihadista" tra gli arrivi, senza però fornire riscontri pubblici verificabili.

Madrid ha reagito parlando di "affronto" e ha attivato controlli speculari sui viaggiatori italiani in aeroporto, in un botta e risposta che ricorda più una ritorsione diplomatica che una misura tecnica di sicurezza. Curioso che proprio il governo spagnolo, dopo aver liquidato la crisi di Ceuta come "un attacco delle mafie", si trovi ora a subire le conseguenze politiche di una gestione dei flussi che né Roma né Madrid sembrano voler affrontare nel merito.

Sullo sfondo resta il silenzio di Bruxelles: sospendere Schengen per un mese, poi un altro ancora, è esattamente il genere di deroga prolungata che i trattati europei non prevedono come normalità, eppure nessuna istituzione comunitaria ha finora chiesto conto della durata della misura. Le opposizioni italiane parlano di demagogia; il governo, dal canto suo, non ha reso pubblici i dati su cui fonda l'allarme sicurezza.

https://www.thesocialpost.it/2026/08/31/meloni-non-arretra-su-schengen-blocco-con-la-spagna-verso-la-proroga-e-scontro-con-sanchez/

Hormuz, la tregua che spara (apnews.com)

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Gli Stati Uniti hanno colpito due lanciatori iraniani sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz: è la prima azione militare americana nota contro l’Iran dalla fine di luglio. Il Comando centrale sostiene che le Guardie rivoluzionarie stessero preparando razzi capaci di disseminare mine; Teheran conferma vittime e promette una risposta.

I fatti verificati finiscono qui. La motivazione preventiva è quella americana, non una prova indipendente; la minaccia di rappresaglia è quella iraniana, non ancora un’azione. Ma il dato politico è già evidente: la pausa nei combattimenti non era una tregua, era soltanto un intervallo deciso da chi conserva il diritto di premere il grilletto.

Washington dice di proteggere la libertà di navigazione nel passaggio energetico più delicato del mondo. Il problema è che ogni colpo sparato per difendere Hormuz rende Hormuz più pericoloso. È la contraddizione classica della deterrenza: promette stabilità mentre ne alza continuamente il prezzo.

https://apnews.com/article/6b098da673ac3161a266ee459d5eff44

Lipsia, i droni e la fretta di accusare Mosca (it.euronews.com)

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I fatti. Tra i primi giorni e la fine di agosto 2026, all'aeroporto di Lipsia/Halle sono stati individuati tre droni carichi di esplosivo: uno ha colpito un cargo della DHL, un altro conteneva quello che si ritiene essere materiale di tipo militare. La procura federale tedesca indaga per un possibile grave attacco alle infrastrutture di trasporto e logistica del Paese.

Secondo indiscrezioni riprese da più testate, il cancelliere Friedrich Merz sarebbe pronto ad attribuire formalmente la responsabilità alla Russia, con un pacchetto che includerebbe nuove sanzioni europee e ulteriori forniture di armi all'Ucraina — una svolta di cui a Berlino si parla già come "Zeitenwende 2.0". Il governo, però, frena ufficialmente: un portavoce ha dichiarato che l'esecutivo "non intende partecipare a speculazioni", e nessuna prova è stata finora resa pubblica.

Resta la distanza, tutt'altro che nuova, tra la cautela istituzionale dichiarata e le anticipazioni di stampa che già danno per scontate accuse formali e contromisure. Se le prove ci sono, non è chiaro perché non vengano mostrate prima di annunciare sanzioni e nuove armi; se non ci sono ancora, resta da capire perché la responsabilità russa venga comunque data quasi per certa nei retroscena.

https://it.euronews.com/my-europe/2026/08/29/attentato-con-droni-a-lipsia-merz-prepara-misure-contro-la-russia

Bonaccini contro Meloni: la frase «estrapolata» che fa comodo a tutti (ilfattoquotidiano.it)

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I fatti. Il 26 agosto, ad Albenga, Stefano Bonaccini ha detto che il voto ai due mandati di Trump — e per estensione all'elettorato di destra — è "in maggioranza un voto di chi ha studiato poco". Due giorni dopo Giorgia Meloni lo attacca su Facebook: parla di elitismo di sinistra e difende gli elettori di destra, che sceglierebbero "per ragioni pragmatiche" e non per ignoranza. "Li rispettiamo", scrive.

Bonaccini, ospite a Coffee Break su La7, replica che la frase è stata "estrapolata" dal contesto: il punto, dice, non era insultare gli elettori ma segnalare un problema della sinistra, che avrebbe bisogno di essere "più popolare". Il video del suo intervento, però, mostra che quella frase — per quanto incastonata in un discorso più lungo — è stata pronunciata così com'è.

Da qui in poi la vicenda smette di riguardare gli elettori e diventa un classico gioco a specchi: Meloni trova un bersaglio comodo e simbolico da brandire come prova di un presunto disprezzo della sinistra verso il popolo; Bonaccini si scopre vittima di un "tritacarne mediatico" invece di argomentare nel merito di quel che ha detto. Nessuno dei due, nel frattempo, ha portato un solo dato a sostegno delle proprie tesi su chi vota cosa e perché.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/28/meloni-bonaccini-polemica-voto-destra-notizie/8490506/

Sessantacinque miliardi di barili, zero pagine pubbliche (apnews.com)

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Donald Trump e la presidente venezuelana ad interim Delcy Rodríguez hanno annunciato un accordo su diciassette giacimenti con riserve stimate in 65 miliardi di barili. Una nuova società, partecipata dal governo statunitense e da un operatore privato ancora senza nome, avrebbe concessioni centennali; agli Stati Uniti spetterebbe il 55% della produzione effettiva, tra quota proprietaria e acquisti a prezzo di costo.

Trump lo chiama il più grande accordo petrolifero della storia. Caracas promette 100 miliardi di dollari d’investimenti e 209 miliardi di entrate fiscali. Ma il testo non è stato pubblicato, l’operatore non è noto e non è chiaro chi finanzierà il recupero di infrastrutture logorate da anni di crisi. Anche l’impatto sui prezzi richiederebbe anni, non un post celebrativo.

La grandezza delle cifre rende più grave, non meno grave, l’assenza di trasparenza. Quando una risorsa nazionale viene impegnata per un secolo, la domanda non è soltanto quanti barili arriveranno sul mercato: è chi ha ricevuto il diritto di estrarli, con quale controllo democratico e a beneficio di chi. La geopolitica del petrolio torna alla sua forma più sincera: la sovranità scritta in piccolo.

https://apnews.com/article/c229bc39b6e1a3d5dd16f7f9e67fef3f

Report cambia volto, la Rai non spiega perché (ufficiostampa.rai.it)

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La Rai ha tolto a Sigfrido Ranucci la conduzione e la responsabilità autorale di Report, affidandole a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Il comunicato ufficiale elogia competenza e professionalità dei successori, ma non chiarisce pubblicamente quale fatto renda necessario l’allontanamento immediato del giornalista che guidava il programma dal 2017.

Nella contestazione legale di Ranucci emerge che l’azienda avrebbe richiamato una situazione di incompatibilità, le pressioni sulla redazione e una credibilità ridotta da «percezioni» di opacità e interferenze. La squadra storica giudica la scelta irricevibile e minaccia dimissioni in blocco; la Rai ha offerto a Ranucci tre incarichi alternativi.

La qualità dei nuovi conduttori non risponde alla domanda istituzionale. Un servizio pubblico può cambiare una guida, ma deve spiegare criteri, fatti e responsabilità: soprattutto quando interviene sul programma d’inchiesta più esposto della propria offerta. Governare per percezioni è comodo; rendere conto ai cittadini sarebbe servizio pubblico.

https://ufficiostampa.rai.it/ufficiostampa/articoli/2026/08/Report-alla-conduzione-Giulia-Presutti-e-Daniele-Piervincenzi--2fe6c279-fa6d-405b-a834-d5c4ebf19bb0.html

Il golpe divora i golpisti (apnews.com)

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Soldati ammutinati hanno sequestrato commilitoni nella base aerea 101 di Niamey e aperto il fuoco contro siti sensibili della capitale, mentre spari ed esplosioni raggiungevano anche la zona del palazzo presidenziale. La giunta del Niger sostiene di stare riprendendo il controllo; i ribelli risultano ancora asserragliati nella base accanto all’aeroporto.

Il generale Abdourahamane Tiani prese il potere con un golpe nel 2023 promettendo sovranità e sicurezza. Ha rotto con i partner occidentali e avvicinato il Paese alla Russia, ma la violenza jihadista è proseguita e ora la frattura attraversa lo stesso esercito su cui il regime fonda la propria legittimità.

Non è la prova che il vecchio ordine funzionasse. È la prova che sostituire le istituzioni con le uniformi non produce automaticamente stabilità: sposta soltanto il conflitto dentro la caserma. Quando il potere nasce dal precedente delle armi, prima o poi qualcun altro può rivendicare lo stesso metodo.

https://apnews.com/article/77d0c701e5729f2779580ea557e0a2c3

La tortura cancella la prova (cbsnews.com)

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Un giudice militare statunitense ha escluso dal processo le confessioni rese nel 2007 all’FBI da Khalid Sheikh Mohammed, accusato di aver ideato gli attentati dell’11 settembre. L’accusa non ha dimostrato che quelle dichiarazioni fossero volontarie: prima dell’interrogatorio dell’FBI, Mohammed era passato per le prigioni segrete della CIA e per il waterboarding.

La decisione non assolve l’imputato e non cancella le altre prove. Cancella però una confessione centrale, mentre il processo è fissato provvisoriamente al 2028: ventisette anni dopo la strage. È il risultato istituzionale di una scorciatoia scelta in nome dell’emergenza e trascinata per un quarto di secolo dentro l’aula.

La tortura non ha reso la giustizia più rapida né più solida. Ha consegnato alla difesa l’argomento più potente, all’accusa un fascicolo contaminato e alle famiglie delle vittime un’attesa interminabile. Lo Stato che rinuncia alle proprie regole per punire il terrorismo finisce spesso per punire soprattutto il proprio processo.

https://www.cbsnews.com/news/judge-throws-out-confession-alleged-911-mastermind-khalid-sheikh-mohammad/

Il drone russo, il deposito sotto casa (apnews.com)

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Un attacco russo contro un magazzino a Myla, nella regione di Kyiv, ha innescato un incendio e una serie di esplosioni: almeno 27 morti, decine di feriti, più di cinquanta abitazioni danneggiate. La responsabilità dell’attacco è di Mosca; il conto umano, però, non si esaurisce nell’identità di chi ha lanciato il drone.

Volodymyr Zelensky ha annunciato un procedimento per negligenza e ricordato una regola che non dovrebbe aver bisogno di essere riscoperta dopo una strage: le munizioni non si tengono accanto alle case. Un ricovero per anziani e disabili è stato danneggiato, centinaia di persone evacuate.

Dire entrambe le cose non significa distribuire colpe per comodità diplomatica. Significa rifiutare la contabilità propagandistica in cui denunciare un errore ucraino assolverebbe la Russia, o condannare la Russia renderebbe intoccabili le responsabilità ucraine. I civili non sono uno scudo retorico: proteggerli resta un dovere anche sotto le bombe.

https://apnews.com/article/4be42e27897bf45797a0cf3758be5eaf