Note di economia, politica e tecnologia

Il tetto nei comunicati, il conto nelle bollette (istat.it)

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A settembre l’inflazione italiana accelera al 4,2% annuo, dal 3,3% di agosto, secondo le stime preliminari dell’Istat. I prezzi aumentano dello 0,7% in un solo mese. La spinta arriva soprattutto dall’energia: la componente regolamentata sale del 25,9% e quella non regolamentata del 22,2%; gli alimentari non lavorati aumentano del 5,5%. L’inflazione di fondo resta molto più bassa, all’1,7%.

Mentre il governo celebra i tetti volontari alla pompa adottati da alcune compagnie, il costo della vita racconta una scala diversa. Un prezzo massimo esposto in qualche distributore può attenuare qualche pieno; non sostituisce una politica energetica capace di frenare l’ondata che entra nelle bollette, nei trasporti e infine nel carrello.

Il dato Istat è un fatto; l’efficacia del “price cap” è il giudizio politico da misurare. Per ora la comunicazione corre più veloce dei prezzi soltanto nei comunicati.

https://www.istat.it/comunicato-stampa/prezzi-al-consumo-dati-provvisori-settembre-2026/

La parità finisce sotto la riga (ansa.it)

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La riforma elettorale torna alla Camera per l’ultima lettura con capilista bloccati, preferenze per gli altri candidati e senza la quota 60-40 tra uomini e donne che il Rosatellum imponeva proprio nelle posizioni di testa. Il premio di maggioranza conserva un equilibrio di genere, ma scatta soltanto se una coalizione raggiunge il 42%.

Il risultato non è che il Parlamento sarà certamente senza donne, come suggeriscono le simulazioni più estreme. È però scritto nella legge che i seggi più sicuri possono tornare a essere quasi tutti maschili, soprattutto nei partiti piccoli e medi che eleggono un solo candidato per collegio. La parità viene spostata dalle garanzie alle buone intenzioni dei segretari.

Un governo guidato dalla prima presidente del Consiglio rischia così di firmare una norma che rende più fragile la presenza femminile nelle Camere. Non è un dettaglio tecnico: le regole elettorali spiegano chi può entrare nella stanza prima ancora che gli elettori aprano la porta.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/09/09/dal-premio-allindicazione-del-premier-la-riforma-punto-per-punto_6fb09be1-4bd1-41ae-bb01-bd628a333525.html

Brexit entra nella fase del “forse” (marketscreener.com)

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Il premier britannico Andy Burnham ha detto che tutte le opzioni per il futuro rapporto con l’Unione europea devono essere valutate: restare nell’assetto attuale, entrare in un’unione doganale, tornare nel mercato unico o «andare fino in fondo» con la riadesione. Ha aggiunto che servirà il consenso dell’opinione pubblica e che il vertice Regno Unito-UE di novembre dovrà iniziare a chiarire la rotta.

Non è una domanda di adesione e nemmeno una promessa elettorale. È però la fine di un tabù: un primo ministro britannico ammette apertamente che Brexit ha prodotto «più danni che benefici» e rimette sul tavolo ciò che la politica di Westminster aveva dichiarato impronunciabile.

Dieci anni dopo il referendum, lo slogan del controllo ripreso lascia spazio alla contabilità delle conseguenze. Londra non è ancora sulla via del ritorno; ha almeno smesso di fingere che discutere la destinazione significhi tradire il viaggio.

https://www.marketscreener.com/news/burnham-says-britain-should-weigh-eu-options-including-rejoining-bloc-ce785ad2da8aff22

La prima premier, sotto un re che decide (maroc.ma)

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Fatima Ezzahra El Mansouri è stata incaricata da Mohammed VI di formare il nuovo governo del Marocco. È la prima donna a guidare l’esecutivo del Paese e la seconda nel mondo arabo, dopo la tunisina Najla Bouden. Il suo partito, il PAM, è arrivato primo alle legislative, senza però ottenere la maggioranza: servirà una coalizione.

La nomina rompe un soffitto reale, ma non trasforma da sola l’architettura del potere. Il re sceglie il capo del governo nel partito vincitore e la monarchia conserva un’autorità decisiva sulle questioni strategiche, comprese difesa e politica estera. A ricordare la distanza tra istituzioni ed elettori c’è anche l’affluenza: appena il 38%, la più bassa dal 2007.

Il Marocco può celebrare una svolta storica senza confonderla con una democratizzazione compiuta. La rappresentanza conta; conta però anche dove risiede il potere quando finiscono le fotografie ufficiali e cominciano le decisioni.

https://maroc.ma/ar/%D8%A7%D9%84%D8%A3%D8%AE%D8%A8%D8%A7%D8%B1/%D8%AC%D9%84%D8%A7%D9%84%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D9%85%D9%84%D9%83-%D9%8A%D8%B9%D9%8A%D9%86-%D8%A7%D9%84%D8%B3%D9%8A%D8%AF%D8%A9-%D9%81%D8%A7%D8%B7%D9%85%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D8%B2%D9%87%D8%B1%D8%A7%D8%A1-%D8%A7%D9%84%D9%85%D9%86%D8%B5%D9%88%D8%B1%D9%8A-%D8%B1%D8%A6%D9%8A%D8%B3%D8%A9-%D9%84%D9%84%D8%AD%D9%83%D9%88%D9%85%D8%A9-%D9%88%D9%8A%D9%83%D9%84%D9%81%D9%87%D8%A7-%D8%AC%D9%84%D8%A7%D9%84%D8%AA%D9%87-%D8%A8%D8%AA%D8%B4%D9%83%D9%8A%D9%84

Netanyahu querela mezza stampa israeliana: il tribunale al posto della smentita (jpost.com)

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Il 29 settembre Benjamin Netanyahu ha depositato querele per diffamazione contro Haaretz, Yedioth Aharonoth, Ynet, Canale 12 e sei giornalisti, tra cui Barak Ravid, chiedendo 2,6 milioni di shekel. Al centro le ricostruzioni secondo cui, prima del 7 ottobre 2023, sarebbe stato avvertito dal presidente emiratino bin Zayed e dal capo dell'intelligence egiziana Abbas Kamel. Il premier nega: dagli archivi del suo ufficio non risulta alcun contatto diretto con bin Zayed tra il 1° settembre e il 7 ottobre.

La smentita ha però un punto debole: un funzionario emiratino ha negato un avvertimento personale del presidente, ma una prima risposta non escludeva in modo categorico che una comunicazione ci fosse stata. Un registro assente non è una prova negativa, e chi governa da anni sa bene quanto contino i canali non ufficiali. Il Likud parla di 'menzogna totale' orchestrata da avversari politici e ostili stranieri in vista del voto: un'accusa che, per ora, resta un'affermazione politica.

La querela contro sei giornalisti in blocco ha un sapore intimidatorio, e la stampa che la subisce non è esente da critiche: le fonti anonime vanno pesate, non solo pubblicate. Ma trascinare in tribunale i cronisti a poche settimane dalle elezioni, sul tema più scomodo per il premier, è un modo discutibile di chiudere il dibattito. Se le carte reggono, le aule sono il luogo giusto per dimostrarlo, con documenti e non con comunicati.

https://www.jpost.com/israel-news/crime-in-israel/article-910114

L’ONU cerca la prima donna dietro porte chiuse (internazionale.it)

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Rebeca Grynspan, ex vicepresidente del Costa Rica e già alla guida dell’UNCTAD, è in testa nell’ultimo sondaggio informale del Consiglio di sicurezza per scegliere il prossimo segretario generale dell’ONU. Ha raccolto dieci incoraggiamenti, tre contrari e due “nessuna opinione”; subito dietro c’è un’altra donna, la diplomatica guyanese Carolyn Rodrigues-Birkett.

Dopo ottant’anni, le Nazioni Unite potrebbero finalmente affidarsi a una donna. Ma il passaggio che dovrebbe segnare una svolta avviene ancora dentro un meccanismo opaco: i voti sono segreti e non si sa se uno dei no venga da Stati Uniti, Cina, Russia, Francia o Regno Unito. Basta il veto di una potenza per cancellare la favorita senza spiegazioni pubbliche.

La contraddizione è perfetta: l’organizzazione che predica rappresentanza e trasparenza sceglie il proprio vertice attraverso trattative riservate tra pochi Stati. Il genere della vincitrice sarebbe storico; il metodo, molto meno.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/30/costa-rica-s-grynspan-narrowly-ahead-in-race-to-be-next-un-chief-sources-say

Mosca mette a bilancio una guerra senza fine (ca.marketscreener.com)

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La Russia prevede di spendere 17.100 miliardi di rubli per la difesa nel 2027: il 27% in più rispetto alla cifra programmata in precedenza e il livello più alto dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Nel triennio il conto militare arriverebbe a 50.000 miliardi, mentre la stima del deficit 2026 è stata raddoppiata dall’1,6 al 3,2% del PIL.

Un bilancio non è propaganda: è la gerarchia concreta delle priorità. Mosca può chiamare il conflitto “operazione speciale”, ma prepara conti pubblici da guerra lunga, finanziati con nuove tasse, più debito e minori margini per l’economia civile. La pace resta nei discorsi; negli stanziamenti non compare.

Il punto non è soltanto quanto costa combattere. È quanto futuro viene impegnato per rendere la guerra sostenibile anche domani. Quando la spesa militare diventa la voce intoccabile, ogni altra politica pubblica finisce per negoziare con ciò che resta.

https://ca.marketscreener.com/news/russia-raises-2027-military-spending-by-27-budget-documents-show-ce785adcd18bf02d

La casa entra al governo dalla piazza (elpais.com)

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Il governo spagnolo ha approvato due decreti sulla casa: protezione dagli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030, regole per affitti stagionali e stanze, limiti agli acquisti dei fondi e una proroga di due anni per molti contratti in scadenza. Non è ancora il punto finale: i testi dovranno essere convalidati dal Congresso, dove i voti restano incerti.

Il fatto politico è arrivato prima della norma. Lo sfratto di una donna di 87 anni e le tende montate alla Puerta del Sol hanno costretto l’esecutivo ad accelerare una trattativa rinviata per mesi. La piazza ha funzionato; le istituzioni, invece, hanno riconosciuto l’emergenza solo quando ha prodotto un simbolo impossibile da ignorare.

Ora contano il voto e l’attuazione. Se i decreti cadranno in Parlamento, la mobilitazione sarà stata usata come scenografia; se reggeranno, resterà comunque una domanda scomoda: perché per trasformare la casa da merce a diritto serve sempre prima uno scandalo?

https://elpais.com/espana/2026-09-29/el-gobierno-aprueba-la-proteccion-frente-a-los-desahucios-hasta-2030-y-la-prorroga-de-los-contratos-de-alquiler-hasta-2028.html

Svezia, Andersson getta la spugna: la vittoria di misura non basta a governare (agi.it)

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Magdalena Andersson, leader dei Socialdemocratici, ha rinunciato a formare il governo dopo le elezioni: "al momento non ho alcuna possibilità", ha detto. Il blocco di centrosinistra ha 176 seggi contro i 173 della destra, un margine di tre deputati che sulla carta è una vittoria ma nei fatti non produce una maggioranza di governo.

Il paradosso è tipicamente svedese: il blocco rosso-verde non è una coalizione, ma un insieme di partiti interdipendenti che si sopportano più che allearsi. Senza un accordo stabile con tutti (dalla Sinistra al Centro), i numeri non bastano. Ora la parola passa al presidente del Riksdag, Andreas Norlén, e la strada porta con ogni probabilità al premier uscente Ulf Kristersson.

Ma anche per la destra i conti non tornano: il suo blocco, Democratici Svedesi compresi, non ha una maggioranza sulla carta. Se anche questo tentativo fallisce, lo scenario è il ritorno alle urne. È il quadro di un sistema che sembrava il più ordinato d'Europa e oggi mostra la stessa frammentazione degli altri.

https://www.agi.it/estero/news/2026-09-28/svezia-governo-39281902/

Suppletive a Reggio Calabria: vince il centrodestra, perde la partecipazione (tg24.sky.it)

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Il centrodestra tiene il seggio di Cannizzaro, ma la vera notizia delle suppletive di Reggio Calabria è l'affluenza: il 22,34%, contro il 49,40% di quattro anni fa. Fabio Roscioli, tesoriere di Forza Italia, vince con circa il 52%; Francesco Benedetto, per il campo largo, si ferma intorno al 36%; Domenico Giannetta, candidato di Futuro Nazionale (Vannacci), sfiora il 10%.

Giorgia Meloni rivendica la vittoria: il centrodestra "si conferma unito" e batte il "campo larghissimo". Il dato però è più fragile del comunicato. Le suppletive sono un voto anomalo e si vincono con pochi elettori, ma un seggio assegnato a meno di un cittadino su quattro difficilmente fa da test nazionale, per chi vince come per chi perde. E l'unità celebrata ha una crepa visibile: la lista vannacciana, nata da una scissione a destra, ha comunque preso una quota a due cifre nel collegio.

Anche l'opposizione ha poco da esultare. Il 36% conferma un perimetro largo ma non abbastanza competitivo, in un collegio dove il centrosinistra non ha mai davvero sfidato l'avversario. Il vero sconfitto è chi non ha votato: un'astensione che, se diventa la norma, rende ogni maggioranza più piccola di quanto dichiari.

https://tg24.sky.it/politica/2026/09/28/suppletive-reggio-calabria-locri-camera-risultati