Note di economia, politica e tecnologia

Parigi tratta un ostaggio con le sanzioni europee (marketscreener.com)

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La Francia sta chiedendo all’Unione europea di togliere il miliardario russo-uzbeko Alisher Usmanov dalla lista delle sanzioni, secondo diplomatici europei citati da Reuters, Euronews e Le Monde. Dietro la richiesta ci sarebbe la pressione dell’Azerbaigian, che detiene cittadini francesi: Parigi cercherebbe spazio per ottenerne la liberazione. Il governo francese non ha confermato pubblicamente uno scambio e il nesso resta attribuito a fonti diplomatiche.

La mossa ha contribuito a rinviare di sette giorni il rinnovo semestrale delle misure, che richiede l’unanimità dei Ventisette. Usmanov è sanzionato dall’UE dal 2022; contesta da tempo le motivazioni dell’inserimento. Francia e Slovacchia chiedono ora di rimuoverlo, mentre Bruxelles continua a presentare il regime sanzionatorio come pressione coordinata sulla macchina bellica russa.

È qui che la politica estera europea mostra il suo prezzo reale. Le sanzioni sono proclamate comuni finché non entrano in collisione con un interesse nazionale urgente; a quel punto un oligarca diventa moneta negoziale e l’unanimità si trasforma in diritto di riscatto. Salvare cittadini detenuti è un dovere. Fingere che non abbia costi collettivi, invece, è soltanto retorica.

https://www.marketscreener.com/news/french-seeks-lifting-of-eu-sanctions-on-billionaire-after-pressure-by-azerbaijan-diplomats-say-ce785bd2de8df22c

Russia, la pace ammessa solo in collegio (marketscreener.com)

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Polina Lermant, 24 anni, distribuisce a Mosca volantini che invitano a «votare per la pace» mentre alle sue spalle scorrono annunci per l’arruolamento. È candidata in un collegio uninominale per Yabloko, l’unico partito registrato che si oppone apertamente alla guerra in Ucraina. La sua candidatura compare negli elenchi del partito, ma la lista federale di Yabloko è stata esclusa dalle elezioni dalla Corte suprema russa.

Il pluralismo sopravvive così in formato tascabile: qualche candidato locale resta sulla scheda, mentre la forza nazionale che propone cessate il fuoco e negoziati viene rimossa. Nel frattempo due dirigenti del partito, Lev Shlosberg e Maxim Kruglov, sono stati condannati a lunghe pene detentive per dichiarazioni e contenuti contro la guerra. Lermant dice di temere la stessa sorte.

Le elezioni iniziano venerdì e Russia Unita è largamente favorita. Il punto non è se una candidata ventiquattrenne possa rovesciare il sistema, ma perché un sistema tanto sicuro della propria maggioranza debba restringere fino a questo punto lo spazio di chi pronuncia la parola pace.

https://www.marketscreener.com/news/russian-anti-war-candidate-puts-fears-aside-to-mount-long-shot-bid-for-parliament-ce785bd2da8df725

Sudafrica, il visto diventa una sentenza politica (investing.com)

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Washington ha annunciato restrizioni sui visti per cittadini stranieri ritenuti responsabili delle politiche sudafricane che, secondo l’amministrazione Trump, favoriscono espropri senza indennizzo, discriminazioni razziali o istigazione alla violenza contro le minoranze. Il provvedimento non è un bando generale e non indica pubblicamente i destinatari: affida al segretario di Stato il potere di decidere chi rappresenti un problema di politica estera.

Pretoria respinge da tempo il racconto della persecuzione dei bianchi e sostiene che la riforma fondiaria serva a correggere disuguaglianze prodotte da colonialismo e apartheid. La disputa non riguarda quindi soltanto i visti: gli Stati Uniti stanno usando l’accesso al proprio territorio per certificare una lettura politica della società sudafricana, senza aspettare una verifica internazionale condivisa.

Il paradosso è notevole. Un’amministrazione che denuncia le politiche razziali trasforma una controversia storica e costituzionale interna a un altro Paese in un criterio discrezionale d’ingresso. Le sanzioni personali possono essere legittime; diventano propaganda quando l’elenco resta invisibile e l’accusa precede la prova.

https://www.investing.com/news/world-news/us-announces-visa-curbs-for-some-foreign-nationals-in-south-africa-4902635

Nozze Trump Jr, il conto lo paga un amico di Putin (propublica.org)

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Il matrimonio di Donald Trump Jr. e Bettina Anderson, celebrato alle Bahamas nel maggio 2026, è stato in parte pagato da Umar Kremlev, oligarca russo vicino a Vladimir Putin e presidente della federazione internazionale di boxe (IBA), sponsorizzata da Gazprom. Lo rivela un'inchiesta di ProPublica: Kremlev avrebbe finanziato con centinaia di migliaia di dollari i festeggiamenti post-nozze, coprendo affitti e fuochi d'artificio tramite una società con sede a Dubai.

Kremlev non è un nome qualunque: Putin gli ha conferito l'Ordine dell'Amicizia a inizio 2026 e gli ha affidato la gestione della lotteria nazionale russa; l'Ucraina lo ha sanzionato per la sua vicinanza al Cremlino, e pochi giorni prima delle nozze aveva accompagnato Putin in un viaggio in Cina.

Le reazioni della famiglia presidenziale raccontano più di ogni comunicato: Trump Jr. ha confermato al Wall Street Journal che si tratta di "un amico personale", Melania ha fatto sapere di non aver avuto alcun ruolo nell'organizzazione, e Donald Trump ha dichiarato di non sapere chi sia "questo Umar". Tutto mentre l'amministrazione continua a presentarsi come intransigente sulle sanzioni a Mosca per la guerra in Ucraina.

https://www.propublica.org/article/donald-trump-jr-wedding-bankrolled-russian-oligarch-umar-kremlev-putin

Stabilicum, il Senato dice sì: sparisce la parità di genere nei capilista (ansa.it)

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Il Senato ha approvato il 15 settembre lo Stabilicum, la nuova legge elettorale che sostituirà il Rosatellum: 113 sì, 71 no, due astenuti. Il testo introduce un premio di maggioranza per la coalizione che supera il 42% (fino a 70 deputati e 35 senatori in più), preferenze limitate a tre nomi e capilista bloccati. Ora torna alla Camera, dove il voto finale è atteso entro il 28 settembre.

Tra le modifiche approvate c'è la cancellazione dell'obbligo di parità di genere per i capilista, mentre resta il tetto del 60% per genere nel resto delle liste. Un dettaglio che le opposizioni — Pd, M5s, Avs e Italia Viva, con cartelli "No alla legge truffa" in Aula — hanno usato per accusare la maggioranza di ridurre la presenza femminile proprio nei posti più sicuri. Francesco Boccia (Pd) ha parlato di una legge "fatta per paura di perdere"; Matteo Renzi ha bollato la soglia del 42% come antidemocratica.

La maggioranza, con Lega e Udc in prima fila, rivendica la riforma come garanzia di stabilità e governabilità. Ma è proprio nel nome della stabilità che si toglie una tutela sulla rappresentanza di genere che nessuno, nemmeno tra i promotori del testo, aveva mai messo pubblicamente in discussione prima d'ora.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/09/15/via-libera-del-senato-alla-legge-elettorale-ora-torna-alla_4cbd1ef1-7d19-4d50-85aa-c9859de9677b.html

La guerra ombra arriva a Washington (justice.gov)

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Il Dipartimento di Giustizia americano ha incriminato cinque persone che, secondo l’accusa, avrebbero lavorato per i servizi russi in una rete di sorveglianza, omicidi su commissione e sabotaggi. Nell’episodio più recente, un residente negli Stati Uniti sarebbe stato reclutato per pedinare un dissidente russo e poi avrebbe rifiutato 40 mila dollari per farlo «sparire». Gli imputati restano latitanti e le contestazioni, è bene ricordarlo, devono ancora essere provate in tribunale.

La novità politica non è la scoperta dello spionaggio, ma il salto di scala attribuito alla rete: eliminare oppositori e colpire infrastrutture nei Paesi schierati con l’Ucraina. Se l’impianto accusatorio reggerà, la distinzione rassicurante tra guerra al fronte e normalità nelle capitali occidentali sarà sempre più una finzione amministrativa.

Washington presenta il caso come una minaccia sventata; Mosca non ha risposto nell’immediato e in passato ha negato operazioni analoghe all’estero. Tra propaganda e contropropaganda resta però un dato concreto: l’accusa è depositata, i cinque sono fuori portata e la guerra ibrida continua a prosperare proprio nello spazio dove tutti possono negare tutto.

https://www.justice.gov/opa/pr/members-russian-intelligence-services-network-charged-conspiring-finance-terrorism-and

Moldova, i droni passano mentre Zelensky transita (moldova1.md)

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Due droni russi hanno violato lo spazio aereo moldavo il 14 settembre, secondo le autorità di Chișinău, mentre erano in corso attacchi contro la regione ucraina di Odessa. L’episodio segue quello dell’8 settembre, quando l’allarme e la temporanea chiusura dei cieli ritardarono la partenza dell’aereo di Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino sostiene che Mosca abbia ripetuto le incursioni sapendo del suo transito; questa intenzionalità, però, non è stata dimostrata in modo indipendente e una fonte del suo stesso ufficio ha definito esagerata la versione di un quasi impatto.

La distinzione non assolve nessuno: droni impiegati nella guerra russa hanno attraversato più volte il territorio di un Paese non belligerante, costringendo l’aviazione civile a fermarsi. Ma trasformare la coincidenza in attentato senza prove indebolirebbe proprio la denuncia più solida. La Moldova non deve dimostrare che Zelensky fosse il bersaglio per rivendicare ciò che i fatti già mostrano: la sua sovranità aerea viene violata come se fosse uno spazio vuoto tra Russia e NATO.

https://www.moldova1.md/p/85298/russian-drones-detected-in-moldova-s-airspace-two-at-palanca-and-cioburciu

Drone abbattuto in Lituania, razzi russi contro un elicottero danese: il Baltico è già in tensione (ansa.it)

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Nella notte tra il 14 e il 15 settembre caccia della Nato hanno abbattuto un drone che aveva violato lo spazio aereo lituano, precipitato in una zona rurale vicino al lago di Kaunas. Il presidente lituano Gitanas Nauseda ha annunciato l'intercettazione su X, sottolineando che "la Nato resta vigile, impegnata e pronta" — parole dello stesso tenore usate un mese fa dopo un episodio analogo in Estonia, il primo abbattimento di un drone straniero nei cieli baltici dall'invasione russa dell'Ucraina.

Nelle stesse ore, secondo quanto riportato da Ansa, una fregata russa ha lanciato due bengala sfiorando un elicottero militare danese, in un episodio separato ma collocato nello stesso quadrante di tensione. Le autorità baltiche ed europee sospettano che Mosca dirotti deliberatamente droni verso i territori Nato durante le proprie incursioni contro obiettivi ucraini vicino San Pietroburgo, usando lo spazio aereo alleato come valvola di sfogo a basso rischio politico.

Il copione si ripete: un episodio isolato, una dichiarazione di fermezza, nessuna escalation concreta dichiarata. Ma la frequenza con cui questi "incidenti" si accumulano — l'Estonia a maggio, ora Lituania e Danimarca nello stesso giorno — racconta più una strategia che una serie di errori, mentre la risposta Nato, sempre proporzionata e mai risolutiva, comincia a somigliare a un rituale piuttosto che a una deterrenza.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/15/caccia-della-nato-abbattono-un-drone-sopra-la-lituania_0009593d-6491-408a-9480-af07927ee5a8.html

Salvini incontra gli imprenditori pro-Russia: l'ambasciatore di Mosca applaude, il governo tace (ansa.it)

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Il 15 settembre Matteo Salvini ha incontrato a Milano, tramite l'associazione Gim Unimpresa, un gruppo di imprenditori italiani che operano in Russia. Al centro dell'incontro le circa 300 aziende italiane ancora presenti nel paese, strette dalle sanzioni imposte dopo l'invasione dell'Ucraina. Il vicepremier ha ribadito la linea leghista: la guerra si risolve "con la diplomazia, non con le armi", e ha auspicato un ritorno ai rapporti commerciali, sportivi e accademici con Mosca a conflitto concluso.

A fare da cassa di risonanza è arrivato, quasi in tempo reale, il commento dell'ambasciatore russo a Roma Alexei Paramonov, che ha salutato l'incontro come "il ritorno dell'establishment italiano al realismo, al pragmatismo e al buon senso", lamentando un crollo del 90% dell'interscambio bilaterale e invitando il governo a riconsiderare le sanzioni. Che un ministro della Repubblica diventi, senza volerlo, il megafono della diplomazia russa a Roma è un dettaglio che meriterebbe più attenzione di quanta ne abbia ricevuta.

Il contrasto interno alla maggioranza resta il punto più interessante: mentre Salvini apre ai rapporti con Mosca, la premier Meloni ha da poco difeso il sostegno militare a Kiev come questione di interesse nazionale, e Tajani si è limitato a confermare la linea "di sempre" senza commentare l'iniziativa del collega. Un governo che parla con due voci sulla stessa guerra, mentre l'ambasciata russa incassa il momento mediatico gratis.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/09/15/lambasciatore-russo-lincontro-tra-salvini-e-imprese-in-russia-indica-il-ritorno-al-realismo_6bba0641-6681-4357-8291-75490a7652f5.html

Lituania, la NATO abbatte un drone senza bandiera (internazionale.it)

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Un caccia della NATO ha abbattuto nella notte un drone entrato nello spazio aereo lituano, vicino a Pratkūnai, nell’area di Kaunas. Secondo il centro nazionale lituano per la gestione delle crisi, il velivolo sarebbe probabilmente arrivato dalla Bielorussia; la sua provenienza e il suo operatore, però, non sono ancora stati determinati. Attribuirlo oggi alla Russia o all’Ucraina significherebbe trasformare un’indagine aperta in propaganda pronta all’uso.

Il fatto politico resta anche senza una bandiera sul relitto: nei cieli baltici la guerra non è più soltanto osservata oltre confine, ma intercettata sopra il territorio NATO. L’abbattimento dimostra prontezza; la ripetizione di sconfinamenti mostra invece quanto sia sottile la distanza tra errore di rotta, disturbo elettronico e incidente capace di produrre un’escalation prima ancora di avere un colpevole.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/15/nato-fighter-shoots-down-drone-in-lithuania