Note di economia, politica e tecnologia

La pace fa scalo a Mosca (apnews.com)

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Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati a Mosca per tentare di riaprire il negoziato sulla guerra in Ucraina, fermo da mesi. Ad accoglierli è stato l’inviato russo Kirill Dmitriev; dopo i colloqui in Russia è prevista una tappa a Kyiv. Zelensky ha annunciato che l’Ucraina sospenderà gli attacchi aerei durante la missione e ha chiesto a Mosca di fare altrettanto. Dal Cremlino, finora, nessuna risposta pubblica.

La visita arriva mentre gli attacchi aerei aumentano e le posizioni restano lontane: Mosca pretende ulteriori concessioni territoriali, Kyiv le considera una resa. Non c’è ancora un piano pubblico, né un cessate il fuoco concordato. C’è una missione diplomatica che torna in scena dopo mesi in cui l’attenzione americana è stata assorbita dalla guerra con l’Iran.

Il metodo Trump resta quello della diplomazia personale: un immobiliarista di fiducia e il genero del presidente trattano una guerra europea fuori dai canali tradizionali. Può produrre un varco, ma concentra la sostanza nelle relazioni private e lascia agli alleati comunicati e attese. Se la pace dipende dall’accesso al salotto giusto, il negoziato somiglia meno a un ordine internazionale e più a una trattativa immobiliare.

https://apnews.com/article/36a991feaff241bb8f24857ac159202a

Ceuta, Meloni e Sánchez litigano e il Marocco resta a guardare (ilpost.it)

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Da settimane Roma e Madrid si accusano a vicenda sulla crisi migratoria di Ceuta, dove tra fine luglio e inizio agosto decine di migliaia di persone hanno attraversato il confine dal Marocco verso l'exclave spagnola. Meloni ha sospeso Schengen con la Spagna, promosso una lettera di 22 paesi contro Madrid e lasciato che Tajani accusasse Sánchez di "essersela cercata" con la regolarizzazione di quasi un milione di migranti. Sánchez ha risposto parlando di "reti russe e israeliane" dietro la disinformazione sulla crisi, tirando in ballo persino "un'internazionale dell'ultradestra".

Nel derby a distanza tra i due premier, il grande assente è proprio chi ha in mano le leve del controllo di frontiera: il governo marocchino, che secondo più ricostruzioni avrebbe allentato i controlli proprio nei giorni della crisi, senza che né Roma né Madrid trovino conveniente dirlo apertamente. Fa comodo a entrambi: a Sánchez per non compromettere i rapporti con Rabat, a Meloni per costruire un nemico europeo più utile elettoralmente di un partner nordafricano.

Il tutto avviene tre anni dopo Lampedusa, quando fu proprio Meloni a chiedere solidarietà europea davanti a un afflusso analogo. Cambia il ruolo, cambia la retorica: ieri vittima di un'emergenza continentale, oggi accusatrice di chi la subisce. Una coerenza che sopravvive solo finché a raccontarla è chi la esercita.

https://www.ilpost.it/2026/08/04/meloni-sanchez-ceuta/

Antisemitismo per legge: il Pd si riscopre spaccato, la piazza si mobilita (iltempo.it)

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Il ddl Antisemitismo arriva alla Camera e riapre la stessa ferita che a marzo aveva già spaccato il Pd al Senato: la definizione IHRA, che le opposizioni temono possa trasformare la critica alle politiche israeliane in reato d'opinione. Elly Schlein rinvia la linea "a ridosso del voto", ma la componente riformista - da Guerini a Fassino - è pronta a ripetere lo strappo di sei mesi fa, convinta che il testo sia ormai innocuo perché privo di nuove sanzioni penali.

Nel frattempo la piazza si organizza: il 9 settembre a Montecitorio è annunciata una "maratona" di protesta che riunisce associazioni, comitati e sigle di sinistra, tutte concordi nel bollare la legge come una norma-bavaglio contro il dissenso su Gaza. Un fronte composito che mescola preoccupazioni legittime sulla libertà di espressione a un afflato identitario che a tratti scivola nell'ambiguità sull'antisemitismo vero e proprio.

Il paradosso è servito: il partito che vorrebbe intestarsi la difesa dei diritti civili arriva all'appuntamento diviso su cosa sia davvero l'antisemitismo, mentre il centrodestra - che pure non ha mai brillato per coerenza sul tema - blinda un testo che almeno formalmente nessuno ha il coraggio politico di osteggiare apertamente. Alla fine, come spesso accade, a pagare il conto della confusione sarà solo chi in piazza ci va per davvero.

https://www.iltempo.it/politica/2026/08/30/news/ddl-antisemitismo-camera-piazza-capranica-protesta-no-bavaglio-critica-israele-gasparri-48991372/

L’Europa esporta i rimpatri (ansa.it)

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Danimarca, Germania, Austria, Paesi Bassi e Grecia hanno concordato principi comuni per creare centri di rimpatrio fuori dall’Unione europea. L’obiettivo dichiarato è trasferirvi dal 2027 persone senza diritto di soggiorno che non possono essere rimandate direttamente nel Paese d’origine. I governi partner non sono ancora stati annunciati e gli accordi restano da negoziare.

Le nuove regole europee consentono questi hub soltanto attraverso intese con Paesi che rispettino gli standard internazionali sui diritti umani. I cinque governi promettono finanziamento europeo, collaborazione con organizzazioni internazionali e strutture che non sarebbero né carceri né campi di detenzione. È precisamente qui che comincia la parte difficile: responsabilità giuridica, condizioni di permanenza e possibilità reale di uscita non si risolvono cambiando continente.

L’Europa sta trasformando una questione politica interna in un servizio da acquistare all’estero. Il confine non sparisce: viene appaltato a governi più poveri, insieme alle persone che non si riesce a rimpatriare. Si chiama “partenariato paritario”; finché non saranno pubblici Paesi, costi e garanzie, assomiglia soprattutto a una delocalizzazione della coscienza.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2026/09/04/copenaghen-5-paesi-ue-pronti-ad-intesa-con-stati-terzi-per-hub-migranti_d0737d37-8ef2-4651-ae93-d7693547019a.html

La guerra all’Iran passa da una banca turca (ofac.treasury.gov)

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Il Tesoro statunitense ha sanzionato la Golden Global Yatirim Bankasi e due società collegate con sede in Turchia, accusandole di aver offerto servizi finanziari a entità iraniane e di aver agevolato il trasferimento dei proventi del petrolio dalla Cina verso la Turchia, dove sarebbero stati convertiti in contanti e oro. Le accuse sono dell’amministrazione americana; non equivalgono a una sentenza.

La misura rientra nell’“Operation Economic Outcast”, la campagna con cui Washington promette nuove sanzioni secondarie per isolare economicamente Teheran. Una licenza generale concede tempo per chiudere le operazioni con i soggetti colpiti: prima si blocca il circuito, poi si consente un’uscita ordinata.

Il dettaglio politico è la geografia. Per stringere l’Iran, gli Stati Uniti colpiscono una banca in Turchia, alleato NATO, usando l’accesso al dollaro come leva extraterritoriale. La chiamano pressione diplomatica, ma è una forma di guerra economica che trasferisce costi e obbedienza anche ai Paesi amici: l’ordine internazionale, quando passa dalle banche, somiglia molto al potere di chi controlla il conto.

https://ofac.treasury.gov/recent-actions

Il voto sotto scorta, le prove sotto chiave (ansa.it)

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Il direttore del Dis Vittorio Rizzi ha annunciato che, su indicazione del Copasir, sono già operative misure per proteggere le prossime elezioni dalle interferenze straniere. Il presidente del Comitato Lorenzo Guerini invita a non drammatizzare ma riconosce che l’Italia non è immune; l’attenzione riguarda soprattutto la Russia, senza escludere altri attori.

Il rischio è concreto in Europa, ma sul caso italiano le autorità non hanno presentato pubblicamente prove di una specifica operazione in corso. La distinzione conta: difendere le urne da campagne coordinate, attacchi informatici e finanziamenti occulti è doveroso; trasformare ogni dissenso in sospetto geopolitico sarebbe invece una scorciatoia pericolosa.

Nel governo va già in scena il cortocircuito: Tajani alza l’allarme, la Lega denuncia l’“ossessione” antirussa. Così la sicurezza elettorale diventa l’ennesimo derby identitario. Se le istituzioni chiedono fiducia, devono offrire criteri verificabili e trasparenza compatibile con le indagini: una democrazia non si protegge soltanto dai manipolatori stranieri, ma anche dall’uso domestico della paura.

https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/politica/2026/09/03/le-interferenze-russe-agitano-il-governo-il-pd-allattacco-sui-visti_84b43030-bae5-4848-b06e-9bbb1eda3adf.html

Farage, il sovranismo coi soldi esteri (channel4news.substack.com)

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Due dirigenti di Reform UK, Dan Jukes e James Orr, hanno lasciato i loro incarichi in attesa di un’indagine interna dopo un’inchiesta sotto copertura di Channel 4 e Verbatim. Nei filmati Jukes appare discutere un modo per far arrivare al partito 500 mila sterline da un finanziatore statunitense attraverso un intermediario britannico; Orr parla invece di sondaggi politici pagati dal donatore straniero. La legge britannica vieta ai partiti di accettare donazioni estere.

Le immagini documentano conversazioni e proposte, non una condanna né la prova che il denaro sia stato effettivamente incassato. Reform UK nega ogni illecito, Farage parla di trappola giornalistica e Labour e Liberal Democratici hanno chiesto alla polizia di verificare i fatti.

La contraddizione politica resta intatta: un partito costruito sulla promessa di “riprendere il controllo” deve spiegare perché i suoi uomini discutevano scorciatoie per aggirare proprio le regole nazionali sul denaro straniero. Il sovranismo pretende confini rigidi per le persone; quando attraversano i soldi, improvvisamente cerca un intermediario.

https://channel4news.substack.com/p/exclusive-nigel-farage-filmed-undercover

Ceuta: Sánchez scagiona il Marocco, la UE si scopre assente (adnkronos.com)

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A un mese dall'ingresso irregolare di decine di migliaia di persone dal Marocco verso l'enclave spagnola di Ceuta, il premier Pedro Sánchez ha detto in Parlamento quello che per settimane si era solo insinuato: l'intelligence spagnola non ha trovato prove che il Marocco abbia pianificato o orchestrato l'afflusso del 30-31 luglio. Resta il richiamo, già arrivato ad agosto, all'ambasciatore marocchino per dichiarazioni giudicate "inaccettabili" su Ceuta e Melilla, e resta soprattutto la sensazione di una crisi raccontata a colpi di sospetti più che di fatti verificati.

Più che il Marocco, nel racconto di Sánchez a finire sul banco degli imputati è l'Unione europea, accusata di non aver mostrato la solidarietà promessa a uno Stato membro alle prese con un'emergenza migratoria di quella scala. Madrid ora chiede per Ceuta lo status di regione ultraperiferica per accedere a fondi e deroghe comunitarie: una richiesta che arriva puntualmente dopo che l'assenza di sostegno concreto si è già consumata, non prima.

C'è infine il capitolo forse più scomodo, quello della disinformazione: le intelligence europee hanno documentato il ruolo di account legati a ecosistemi mediatici russi e filo-israeliani, insieme a settori dell'estrema destra, nella diffusione della narrazione di un ingresso "facile" e senza conseguenze a Ceuta. Una crisi migratoria reale, usata da attori esterni come materiale propagandistico, mentre governo spagnolo e istituzioni europee si sono mossi, ciascuno a modo proprio, con settimane di ritardo.

https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/ceuta-crisi-migranti-ruolo-marocco-spagna-sanchez_2rb3clSUV5kHhcS7yHZjB2

Militari in partito con Vannacci: la neutralità delle armi finisce in Procura (ansa.it)

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La Procura militare di Roma ha aperto un fascicolo su un gruppo di militari in servizio che avrebbero assunto ruoli di dirigenza e propaganda all'interno di Futuro Nazionale, il partito fondato dal generale Roberto Vannacci. L'indagine nasce da un esposto del Sindacato dei Militari Italiani, depositato il 2 settembre, e punta a verificare se la partecipazione attiva alla vita di un movimento politico da parte di chi porta le stellette violi i doveri di lealtà, neutralità e imparzialità previsti per le Forze Armate.

Il nodo giuridico non è affatto scontato, e proprio questo rende la vicenda interessante. Nessuna norma penale vieta espressamente a un militare in servizio di avere un ruolo in un partito; a stabilire che si tratti comunque di una violazione è stata una sentenza del Consiglio di Stato del 2017, mentre pronunce del 2011 e del 2016 erano arrivate a conclusioni opposte. L'avvocato di Vannacci, Giorgio Carta, ha buon gioco a ricordare che la giurisprudenza amministrativa non è unanime, e che al massimo si parla di un illecito disciplinare, non di reato.

Resta però una contraddizione che in queste ore quasi nessuno affronta di petto: la neutralità delle Forze Armate è un principio costituzionale pensato per restare sopra le parti, non un dettaglio da chiarire in tribunale dopo che un generale ha già fondato un partito portandosi dietro simpatizzanti in uniforme. Che l'attenzione istituzionale sia arrivata solo dopo un esposto sindacale e alcuni articoli di stampa estera dice più sulla reattività delle istituzioni italiane che sulla reale gravità dei fatti.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/09/03/indagine-sui-militari-che-hanno-aderito-al-partito-di-vannacci_e42ad605-d75f-41a5-874a-dce5e8efc580.html

Vannacci, quando le divise entrano nel partito (ansa.it)

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La Procura militare di Roma ha avviato accertamenti preliminari dopo un esposto del Sindacato dei Militari su presunte adesioni di personale in servizio attivo a Futuro Nazionale, il partito guidato da Roberto Vannacci. L’esposto riguarda anche il generale, il coordinatore Massimiliano Simoni e il responsabile del programma Lorenzo Gasperini; tra le contestazioni avanzate dal sindacato compare la presunta ricostituzione del partito fascista.

È essenziale non confondere un esposto con una sentenza: al momento non c’è alcun accertamento di colpevolezza e la Procura parla di verifiche preliminari. Il punto istituzionale, però, esiste già. I militari possono avere opinioni e diritti politici, ma l’eventuale partecipazione attiva di personale in servizio alla direzione o alla propaganda di un partito tocca direttamente la neutralità delle Forze armate.

Vannacci ha costruito capitale politico proprio sul prestigio della divisa. Ora quella sovrapposizione mostra il suo costo: quando l’uniforme diventa un marchio elettorale, il confine tra cittadino militante e istituzione rischia di diventare materiale da Procura. La democrazia non deve temere le idee; deve pretendere che le armi dello Stato restino fuori dalle tessere di partito.

https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/politica/2026/09/03/indagine-sui-militari-che-hanno-aderito-al-partito-di-vannacci_e42ad605-d75f-41a5-874a-dce5e8efc580.html