Note di economia, politica e tecnologia

Ranucci fuori da Report: la Rai dice "routine", lui promette ricorsi e querele (agi.it)

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Il 28 agosto la Rai ha rimosso Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report, affidando il programma dall'8 novembre a una conduzione interna (Presutti e Piervincenzi). I vertici Rai hanno definito la scelta una soluzione interna, "nessuna scelta marziana". Il 13 settembre, alla Festa del Fatto Quotidiano di Marina di Pietrasanta, Ranucci ha parlato per la prima volta pubblicamente della propria rimozione, denunciando una "campagna di informazione senza precedenti" costruita contro di lui e collegata al caso di Valter Lavitola, l'ex faccendiere indicato dagli inquirenti come mandante dell'attentato incendiario subito dal giornalista nell'ottobre 2025. Ranucci ha negato qualunque interesse economico con Lavitola ("mai un euro"), pur ammettendo un rapporto di amicizia personale.

Sul piano legale, Ranucci ha annunciato un ricorso d'urgenza per ottenere il reintegro prima dell'8 novembre e centinaia di querele contro gli articoli che ritiene diffamatori. Sul piano istituzionale, la vicenda arriva dopo anni di tensioni tra i vertici Rai, nominati dalla maggioranza di governo, e il programma di inchiesta più seguito della tv pubblica, spesso bersaglio di critiche da esponenti dell'esecutivo per i temi trattati.

Al momento, però, il nesso diretto tra la rimozione e il "caso Lavitola" resta una tesi di parte: la Rai non ha reso pubblica una motivazione formale legata a quella vicenda, e le accuse di campagna diffamatoria restano, per ora, affermazioni dello stesso Ranucci, tutte da verificare nelle sedi competenti.

https://www.agi.it/cronaca/news/2026-09-13/ranucci-report-reintegro-39038940/

Trump frena Zelensky sulle raffinerie russe: la difesa ucraina ha un limite di prezzo (ansa.it)

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Il 13 settembre, parlando ai cronisti dal golf club di Doonbeg, in Irlanda, Donald Trump ha chiesto a Volodymyr Zelensky di fermare gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, spiegando che quei raid stanno facendo salire i prezzi internazionali del petrolio. La richiesta arriva lo stesso giorno in cui la Russia colpisce porti, treni e stazioni di servizio ucraine, e mentre un convoglio viene colpito vicino al confine polacco.

L'amministrazione americana continua a presentarsi come garante della sicurezza di Kiev, ma la richiesta di Trump limita uno dei pochi strumenti con cui l'Ucraina può colpire l'economia di guerra russa: le esportazioni di greggio che finanziano l'invasione. Nessun appello equivalente è arrivato a Mosca per gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine, che nel frattempo proseguono senza sosta.

A Roma il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce che l'Italia "non si lascia intimidire dalla Russia", mentre si allinea a una linea americana che cambia in base a variabili che con la sicurezza di Kiev hanno poco a che fare, a partire dal prezzo del petrolio alla pompa negli Stati Uniti. Resta da vedere se la richiesta di Trump sia un primo passo verso un negoziato o solo l'ennesimo compromesso tra sostegno dichiarato e interessi economici interni.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/13/trump-zelensky-smetta-di-colpire-le-raffinerie-russe_ed51aff7-908c-487e-bb7f-c8c58a12b3d9.html

Trump unisce l’Irlanda con una frase (apnews.com)

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Donald Trump ha detto che vorrebbe vedere un’Irlanda unita e che la riunificazione “potrebbe anche avvenire ora”. Il presidente statunitense ha ribadito la posizione durante la visita in Irlanda, rompendo con la tradizionale cautela dei presidenti americani su una questione che divide nazionalisti e unionisti e ha alle spalle decenni di violenza.

Il punto non è se l’unità irlandese sia auspicabile. L’Accordo del Venerdì Santo stabilisce che il futuro dell’Irlanda del Nord dipende dal consenso democratico degli elettori a nord e a sud del confine. Non dalla preferenza di Londra, Dublino o Washington, e neppure dall’intuizione di un presidente in visita al proprio campo da golf.

Trump tratta una delle architetture di pace più delicate d’Europa come una soluzione immobiliare: due pezzi confinanti, dunque basta unirli. La provocazione può entusiasmare i nazionalisti e irritare gli unionisti; ciò che non può fare è sostituire il processo politico che quella pace rende possibile.

https://apnews.com/article/7fc7d5cd140a6d902136660909a4c22e

Meloni, il sostegno a Kiev è "per Roma": la conversione atlantista dei sovranisti (lapresse.it)

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In un'intervista a Il Foglio, Giorgia Meloni ha rivendicato il sostegno militare dell'Italia all'Ucraina non come atto di solidarietà internazionale ma come investimento nella sicurezza nazionale: "ho sostenuto l'Ucraina per Roma", ha detto, spiegando che è meglio non essere attaccabili dalla Russia. La premier ha riconosciuto che la misura resta impopolare nell'opinione pubblica, ma ha rivendicato la coerenza della propria linea, respingendo l'accusa di demagogia sul tema.

La dichiarazione arriva mentre si discute di un possibile incontro tra Zelensky e Putin a margine del G20 di dicembre a Miami, e mentre il governo continua a difendere l'aumento della spesa per la difesa in un contesto di bollette energetiche alte e consumi delle famiglie in calo. Tradurre l'aiuto a Kiev in un calcolo di interesse nazionale è una mossa retorica comprensibile — rende la spesa più difendibile agli occhi di un elettorato scettico — ma certifica anche che la stagione della retorica sovranista, quella che opponeva l'interesse nazionale alle alleanze atlantiche, è ormai alle spalle.

Resta una domanda che né maggioranza né opposizione pongono con la stessa nettezza: se la spesa per la difesa è, come dice la premier, una priorità di sicurezza nazionale, perché il dibattito pubblico continua a trattarla come un capitolo di politica estera qualsiasi, anziché misurarla con lo stesso metro riservato a sanità, pensioni o bollette?

https://www.lapresse.it/politica/2026/09/12/ucraina-meloni-ho-sostenuto-kiev-per-difendere-roma-immigrazione-noi-esempio-in-europa/

Salis, conto pignorato: la paladina dei lavoratori non paga i suoi (tg24.sky.it)

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Il conto corrente su cui Ilaria Salis riceve lo stipendio da eurodeputata è stato pignorato per circa 7.000 euro di spese legali non saldate. Il pignoramento discende da una sentenza di primo grado — non definitiva, il ricorso in appello è fissato per ottobre — che ha condannato l'esponente di Alleanza Verdi e Sinistra a versare complessivamente circa 300.000 euro a due ex collaboratori parlamentari, Valentina Dadda e François Gelmetti, licenziati secondo il tribunale senza giusta causa.

I legali di Salis respingono la lettura data alla vicenda: sostengono che gli atti di precetto e pignoramento non siano mai arrivati all'indirizzo corretto, e negano che la loro assistita si sia sottratta a qualsiasi obbligo. La causa non è ancora chiusa, e la versione difensiva merita di essere registrata prima di trarre conclusioni definitive nel merito giudiziario.

Resta però la cornice politica, che è quella che davvero interessa: una parlamentare che ha costruito gran parte della propria proposta pubblica sulla tutela del lavoro e dei diritti dei più deboli si trova ora, almeno secondo un giudice di primo grado, dall'altra parte del tavolo — quella di chi licenzia senza giusta causa. Non è una sentenza morale, è solo l'osservazione che quando il discorso è il proprio mestiere, la distanza dalla prassi pesa doppio.

https://tg24.sky.it/cronaca/2026/09/13/ilaria-salis-conto-corrente-pignorato

Hormuz, un morto e nessun colpevole (apnews.com)

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Una nave commerciale iraniana è stata colpita da un proiettile al largo dell’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Secondo i media statali iraniani, un membro dell’equipaggio è morto e quattro sono rimasti feriti. UK Maritime Trade Operations ha confermato di aver ricevuto la segnalazione di una nave colpita durante il transito, senza attribuire l’attacco.

Il governatore di Qeshm ha parlato di “nemico terrorista”, ma le autorità iraniane non hanno identificato né il proiettile né il responsabile. È la distinzione che conta: il fatto è confermato, la colpa no. In uno stretto attraversato da guerra, blocchi e attacchi ripetuti, l’attribuzione diventa parte dello scontro prima ancora che dell’indagine.

Hormuz è ormai il luogo dove una nave può essere colpita, un marinaio morire e il mercato reagire mentre resta ignoto chi abbia sparato. La sicurezza energetica mondiale continua così a dipendere da un corridoio in cui le conseguenze sono immediate e le responsabilità arrivano, forse, dopo.

https://apnews.com/article/aa034da0d8226f5a3b4794b10afb8b3b

Miami, il vertice che ancora non esiste (amp.dw.com)

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Volodymyr Zelensky ha detto a Deutsche Welle che sarebbe pronto ad andare al G20 di Miami e incontrare Vladimir Putin, se il presidente russo partecipasse al vertice di dicembre. Washington ha annunciato l’intenzione di invitare Mosca, ma Putin non ha ancora confermato la presenza e l’Ucraina, che non fa parte del G20, dovrebbe essere invitata come ospite.

È un’apertura politica, non un appuntamento fissato. Zelensky sostiene che contino i risultati e non le parole; il Cremlino, intanto, mantiene l’ambiguità sulla partecipazione. Trasformare la disponibilità in “vertice Putin-Zelensky” significa saltare proprio il passaggio decisivo: il consenso di Mosca a sedersi allo stesso tavolo.

La diplomazia ha bisogno anche di scenari possibili. Il giornalismo, però, dovrebbe distinguere una porta aperta da un incontro concordato. Altrimenti la pace avanza soprattutto nei titoli, mentre sul terreno resta ferma.

https://amp.dw.com/en/dw-exclusive-zelenskyy-offers-to-meet-putin-at-g20-in-miami/a-79241703

Cile, Kast salta la cerimonia sul golpe: primo caso dal ritorno alla democrazia (ansa.it)

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Per la prima volta dal ritorno alla democrazia, il governo cileno non ha organizzato alcuna cerimonia ufficiale per l'anniversario dell'11 settembre 1973, giorno del golpe di Pinochet contro Salvador Allende. Il presidente José Antonio Kast ha mantenuto l'agenda ordinaria, con una visita nella regione di Los Ríos, mentre La Moneda ha giustificato la scelta con la necessità di "guardare avanti" invece che al passato.

La decisione ha suscitato critiche anche dentro la sua stessa coalizione, oltre che dalle opposizioni, che ricordano come il presidente rappresenti tutti i cileni, comprese le famiglie delle vittime della dittatura. L'ex presidente Gabriel Boric si è recato sulla tomba di Allende dichiarando che "la storia non si cancella". Kast, dal canto suo, fu tra i cileni che nel 1988 votarono "Sì" alla continuazione del regime di Pinochet, nel plebiscito che di fatto ne segnò la fine.

Le autorità di Santiago si preparano comunque a possibili tensioni nella capitale. Resta il paradosso istituzionale: un presidente che non ha mai preso le distanze dal golpe è il primo, oggi, a poterne cancellare la memoria ufficiale — senza più bisogno di fingere il contrario.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/11/a-53-anni-dal-golpe-in-cile-contro-salvador-allende-non-si-terra-la-cerimonia_8a22eb37-b533-4f3d-bc9d-b59171159dae.html

Bonino, l'elogio bipartisan arriva solo da morta (ansa.it)

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Emma Bonino è morta l'11 settembre a Roma, a 78 anni, per una crisi respiratoria dopo giorni di ricovero. Cinquant'anni di battaglie — dal Partito Radicale al ministero degli Esteri, dalla Commissione europea a +Europa — raccontano una carriera scomoda per definizione: divorzio, aborto, diritti civili, portati avanti quasi sempre controcorrente rispetto ai governi di turno, di qualunque colore.

Poche ore dopo la notizia, il cordoglio è arrivato da ogni angolo dello schieramento politico. Giorgia Meloni ha parlato di "una voce forte e riconoscibile della politica italiana", ammettendo storie "lontane" ma un peso pubblico innegabile. Roberta Metsola, dal Parlamento europeo, ha ricordato chi "non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto". Parole probabilmente sincere, arrivate però — come spesso accade — solo quando la voce scomoda si è spenta.

In vita, Bonino è stata più volte isolata dal proprio schieramento di riferimento e osteggiata da quelli opposti; diverse battaglie che ha portato avanti restano tuttora lontane dall'agenda di gran parte del Parlamento che oggi la celebra. Resta da vedere se il lutto trasversale lascerà qualcosa in più di un comunicato.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/09/11/addio-a-emma-bonino-una-vita-in-prima-linea-per-i-diritti_759e1d37-70c0-4a4e-836e-dc86007ae0b8.html

Hong Kong, sette anni per ricordare Tiananmen (apnews.com)

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Un tribunale di Hong Kong ha condannato Lee Cheuk-yan a sette anni, Chow Hang-tung a sette anni e tre mesi e Albert Ho a cinque anni e due mesi. I tre guidavano l’organizzazione che per decenni ha promosso le veglie annuali in memoria della repressione di piazza Tiananmen del 1989.

Sono stati riconosciuti colpevoli di incitamento alla sovversione in base alla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel 2020. Lee e Chow si erano dichiarati non colpevoli; Ho, che ha ammesso l’accusa, ha ricevuto una pena inferiore. Le autorità sostengono che il caso riguardi attività illegali, non la libertà di espressione.

La formula giudiziaria è “sicurezza nazionale”; il risultato politico è che commemorare un massacro e chiedere la fine del partito unico porta in carcere. A Hong Kong la memoria non è stata semplicemente vietata: è stata trasformata in prova di sovversione.

https://apnews.com/article/1e91bf6d80c11ae3802481e0ac6b324a