Note di economia, politica e tecnologia

La democrazia si cancella prima del voto (apnews.com)

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In India oltre 130 milioni di nomi sono rimasti fuori dalle liste elettorali provvisorie dopo la revisione avviata nel 2025. Non significa che 130 milioni di cittadini abbiano già perso definitivamente il voto: la commissione elettorale sostiene che il conteggio includa morti, duplicati, trasferiti e persone non rintracciate, e ha ordinato campagne speciali per reiscrivere gli esclusi per errore.

Ma la scala non è un dettaglio amministrativo. Due commissari avrebbero contestato ripetutamente decisioni prese senza il loro coinvolgimento; la Corte suprema ha chiesto risposte e l’opposizione accusa l’autorità elettorale di favorire il partito di Modi. Rahul Gandhi e altri parlamentari sono stati fermati durante le proteste e poi rilasciati. Le accuse di manipolazione restano contestate, non dimostrate.

È proprio qui che si misura una democrazia: non soltanto nell’urna, ma nel foglio che decide chi può arrivarci. Se per recuperare un diritto già posseduto servono documenti, ricorsi e nuove iscrizioni, la neutralità non si proclama: si prova, nome per nome.

https://apnews.com/article/45e94c3dc0c4570f1e6f59bc60a118cc

Legge elettorale a colpi di fiducia: la maggioranza si fida solo del voto palese (ilfattoquotidiano.it)

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Tre questioni di fiducia sui primi tre articoli, poi il voto finale a scrutinio segreto: è il percorso con cui il governo Meloni porta alla Camera la nuova legge elettorale. Il premio di maggioranza scatta al 42% (70 seggi alla Camera, 35 al Senato) solo se la stessa lista o coalizione supera la soglia in entrambi i rami; capilista bloccati e preferenze limitate per gli altri candidati. Le fiducie hanno blindato il testo, ad esempio, sul tema della parità di genere tra i capilista, che le opposizioni volevano reintrodurre con un emendamento.

La contraddizione è doppia. La maggioranza che per mesi ha rivendicato la centralità del Parlamento sceglie la fiducia per evitare emendamenti, ma al tempo stesso teme il voto segreto finale: a luglio un emendamento sulle preferenze sostenuto da FdI, Noi Moderati e Udc è caduto per un solo voto, e Ciriani ha già evocato «conseguenze serie» in caso di bocciatura. Chiamare i deputati a raccolta, ministri compresi, per un voto che dovrebbe essere libero dice molto sulla fiducia nei propri numeri.

Ma neppure le opposizioni sono immuni da rilievi. Pd e M5s si astengono su singole norme condivise, come il voto dei fuori sede, mentre Avs vota contro e Azione parla di legge «antidemocratica»: un fronte che promette ricorso alla Consulta, ma arriva alla resa dei conti senza una linea comune né un'alternativa credibile sul tavolo. Regole del gioco imposte a colpi di fiducia da una parte, divisioni dall'altra: a pagare è la credibilità dell'intero sistema.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/07/legge-elettorale-governo-camera-terza-fiducia-voto-finale-segreto-news/8530414/

La sanità cresce, il diritto si restringe (press.gimbe.org)

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Il Fondo sanitario nazionale sale in cifra assoluta, ma destina alla salute una quota più piccola della ricchezza prodotta. Il nono rapporto GIMBE stima così 18,8 miliardi di finanziamento in meno tra il 2023 e il 2026 rispetto allo scenario in cui fosse rimasto costante il rapporto tra Fondo e PIL del 2022. È una stima controfattuale, non un taglio scritto in un solo decreto: proprio per questo è politicamente più comoda da nascondere.

Nel frattempo 5,8 milioni di persone hanno rinunciato nel 2024 ad almeno una visita o un esame e nel 2025 le famiglie hanno pagato di tasca propria 42,4 miliardi. La sanità pubblica non viene abolita: viene lasciata abbastanza in piedi da chiamarsi ancora universale, ma abbastanza debole da premiare chi può pagare e far aspettare gli altri.

La disputa sui miliardi nominali serve a poco se il risultato concreto è un diritto condizionato dal reddito e dal CAP. Quando l’accesso alle cure dipende dal portafoglio, il definanziamento smette di essere una voce di bilancio e diventa selezione sociale.

https://press.gimbe.org/press/comunicati/comunicato.it-IT.html?id=501

La Sicilia appesa alla pensione (ansa.it)

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Forza Italia prova a ricucire con Renato Schifani dopo che il presidente siciliano ha ventilato decisioni drastiche sulla crisi interna. Le dimissioni scioglierebbero l’Assemblea regionale e aprirebbero la strada al voto anticipato; il partito ora frena, citando anche i costi pubblici e il blocco della manovra.

C’è però un dettaglio meno istituzionale: 37 dei 70 deputati regionali sono al primo mandato e, se la legislatura finisse troppo presto, non maturerebbero il requisito minimo per il trattamento previdenziale. La soglia è una legislatura, conteggiabile come completa dopo almeno quattro anni, sei mesi e un giorno.

Nessuno può dimostrare che una pensione determini le scelte dei singoli. Ma quando la stabilità politica coincide così precisamente con la maturazione di un beneficio personale, la trasparenza non è malizia: è il minimo sindacale. In Sicilia perfino una crisi di governo deve prima controllare il calendario contributivo.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/10/07/crisi-alla-regione-sicilia-vertici-fi-contrari-a-ipotesi-dimissioni-schifani_56b748e7-8033-4d04-8f64-21f3336a69c5.html

Legge elettorale, la fiducia sulle regole del gioco: il Parlamento come spettatore (ansa.it)

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Il governo ha posto la questione di fiducia sui primi tre articoli della nuova legge elettorale alla Camera: preferenze con capilista bloccati, soglie di firme per le nuove liste, ridisegno di tre collegi altoatesini. Le opposizioni parlano di "schiaffo al Parlamento"; l'esecutivo, per bocca della maggioranza, nega che ci siano timori sulla tenuta dei numeri.

Il paradosso è istituzionale prima che politico: le regole con cui si vota sono l'unica materia che dovrebbe essere di tutti, e invece si approva a colpi di fiducia, per blindare il testo ed evitare un'altra navetta al Senato. Il sospetto, rilanciato dalle stesse opposizioni, è che la fiducia serva più a disciplinare gli alleati che a sconfiggere l'opposizione: quando il voto segreto fa paura, si tratta di una fotografia della coesione della coalizione.

Ma anche chi oggi grida allo scandalo ha la memoria corta: Rosatellum e Italicum furono approvati con la stessa tecnica, con governi di colore diverso. E c'è chi, come +Europa, contesta soglie di firme e divieto di firma digitale per le nuove liste: una critica che pesa più della coreografia sulla fiducia. Restano le incognite del voto finale a scrutinio segreto, dove i franchi tiratori sono l'unica variabile non disciplinabile.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/10/05/legge-elettorale-il-governo-pone-la-questione-di-fiducia-sugli-articoli-1-2-3_178a8334-9b18-4417-881d-e05ab7c1a5fa.html

La scuola brucia, Trump vede l’Islam (apnews.com)

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Almeno 256 mila persone hanno manifestato in Francia a sostegno degli studenti che chiedono più risorse, personale e strutture scolastiche adeguate. Il ministero dell’Interno ha comunicato 488 fermi e 43 agenti feriti; gli scontri hanno accompagnato solo una parte di cortei molto più vasti.

Donald Trump ha spiegato tutto con “Islam e immigrazione”, sostenendo che non sarebbe una questione di scuole. È la scorciatoia perfetta della politica identitaria: cancellare le richieste documentate di una mobilitazione e sostituirle con il nemico più redditizio per la propria propaganda.

Il governo francese risponde aprendo spazi di confronto negli istituti, mentre accusa la sinistra di alimentare il caos. Ma centinaia di migliaia di persone non scendono in strada perché un partito ha trovato lo slogan giusto. Di solito accade quando le istituzioni hanno ignorato abbastanza a lungo il problema sbagliato.

https://apnews.com/article/dd78a1a2b80d4c84a92bcdde6f96e988

Lo Yemen riapre il cielo della guerra (apnews.com)

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L’Arabia Saudita ha confermato che due aeroporti, a Najran e Jizan, sono stati colpiti durante la nuova escalation con gli Houthi: tre persone sono rimaste lievemente ferite e le strutture hanno subito danni. Gli Houthi rivendicano inoltre attacchi contro altri aeroporti, installazioni militari e una raffineria Aramco; non tutte queste rivendicazioni risultano confermate.

Intanto le forze yemenite sostenute da Riad avanzano verso Bab el-Mandeb, passaggio decisivo per il traffico energetico mondiale. La guerra dimenticata torna dunque sulle mappe non perché siano diminuiti i morti, ma perché missili e droni hanno ricominciato a sfiorare aeroporti, petrolio e rotte commerciali.

È la solita gerarchia dell’attenzione internazionale: una crisi umanitaria può durare anni in silenzio; basta che minacci un barile o un corridoio marittimo perché torni improvvisamente “strategica”.

https://apnews.com/article/iran-yemen-israel-saudi-uae-gaza-october-6-2026-efdbaff2e5931655543fd86638682ad5

Dieci giorni per spegnere Report (rainews.it)

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La Rai ha sospeso Sigfrido Ranucci per dieci giorni mentre il Tribunale del lavoro deve ancora decidere sul suo ricorso contro la rimozione dalla guida di Report. L’azienda indica quattro contestazioni disciplinari; il giornalista annuncia battaglia legale.

I fatti disciplinari andranno valutati nelle sedi competenti. Il dato politico, però, è già visibile: il servizio pubblico interviene sul volto della sua trasmissione d’inchiesta più esposta mentre è aperto un contenzioso sulla sua estromissione. Una coincidenza istituzionale che richiederebbe trasparenza chirurgica, non comunicati per indiscrezioni.

Quando l’editore è controllato dalla politica, ogni sanzione a un giornalista scomodo diventa inevitabilmente anche una prova sulla credibilità dell’editore. La Rai può avere ragione nel merito; deve dimostrarlo con più chiarezza di un’azienda privata, non con meno.

https://www.rainews.it/articoli/2026/10/rai-sanzione-disciplinare-per-sigfrido-ranucci-sospeso-per-dieci-giorni-dallazienda-70b71a86-c0d0-427e-b87b-3953afc48198.html

La fiducia sulla legge del voto (comunicazione.camera.it)

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Il governo ha posto la fiducia alla Camera sui primi tre articoli della nuova legge elettorale. Il voto che dovrebbe stabilire come i cittadini scelgono il Parlamento viene così blindato proprio nel passaggio in cui il Parlamento dovrebbe poter scegliere.

La fiducia è uno strumento legittimo; usarla sulla legge delle regole, però, trasforma la maggioranza da arbitro interessato in arbitro senza contraddittorio. Non è solo procedura: è il metodo con cui chi governa decide anche il terreno della prossima partita.

La fretta viene spiegata con la necessità di arrivare al voto con norme certe. Ma quando la certezza si ottiene comprimendo il confronto, il sospetto non è antipolitica: è la conseguenza politica più prevedibile.

https://comunicazione.camera.it/archivio-prima-pagina/19-62857

Stabilicum, tre fiducie per non farsi sfiduciare dai propri: la legge elettorale blindata (ilgiornale.it)

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Alla Camera il governo ha posto la questione di fiducia su tre dei quattro articoli modificati dal Senato della legge elettorale: i voti sugli articoli 1 e 2 sono fissati per il 6 ottobre, quello sull'articolo 3 per il 7, con il voto finale previsto giovedì 8. La fiducia ha un effetto preciso: evita lo scrutinio segreto, il terreno su cui i franchi tiratori della maggioranza avevano già colpito nella prima lettura. Meloni ha del resto legato il destino dell'esecutivo al testo: se non passa, ha fatto sapere, le conseguenze sono inevitabili, dimissioni comprese.

L'opposizione parla di metodo "indegno" (Fornaro, Pd, ricorda di aver presentato solo una cinquantina di emendamenti, senza ostruzionismo) e contesta il merito: soglia del 42% per il premio, firme per le nuove liste, capilista bloccati senza alternanza di genere. Ma il paradosso è tutto in casa della maggioranza: la riforma che doveva garantire stabilità richiede di essere votata con la fiducia perché ci si fida poco dei propri parlamentari, e nel frattempo Malan lancia l'ipotesi di urne a maggio per poi smentirsi, mentre Giorgetti rimanda ogni decisione a dicembre.

Per l'opposizione la coerenza non è migliore: dopo mesi di "legge truffa", i sondaggi circolati nelle scorse settimane suggerirebbero che il premio potrebbe favorire proprio il campo largo, se il centrodestra resta diviso. Una legge scritta per paura di perdere che rischia di non essere votata per paura dei franchi tiratori: tutti, a modo loro, giocano contro il proprio tabellone.

https://www.ilgiornale.it/news/interni/legge-elettorale-il-governo-pone-la-questione-di-fiducia-sui-prime-tre-articoli/