Note di economia, politica e tecnologia

Iran, le sanzioni restano ma sparisce chi le controlla (marketscreener.com)

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Russia e Cina hanno posto il veto alla risoluzione statunitense che avrebbe prorogato per un anno il gruppo di esperti incaricato di monitorare le sanzioni ONU contro l’Iran. Il testo ha raccolto undici voti favorevoli, due astensioni e i due voti contrari decisivi di Mosca e Pechino. Le sanzioni restano formalmente in vigore, ma il Consiglio di Sicurezza perde il suo principale strumento indipendente per verificarne le violazioni.

È una soluzione perfetta per la diplomazia dell’ambiguità: le regole sopravvivono sulla carta, mentre il meccanismo che dovrebbe misurarne l’applicazione viene spento. Russia e Cina contestano la base giuridica del regime ripristinato nel 2025; Stati Uniti ed europei sostengono invece che Teheran abbia violato l’accordo nucleare. Il risultato concreto non risolve la disputa: oscura i fatti.

In una crisi nucleare, il controllo non è un dettaglio tecnico ma la condizione minima per distinguere la verifica dalla propaganda. Un Consiglio capace di imporre sanzioni ma incapace di sorvegliarle produce soprattutto comunicati, sospetti e nuove occasioni di escalation.

https://www.marketscreener.com/news/russia-china-end-mandate-for-independent-monitoring-of-un-sanctions-on-iran-ce785bd3de88f125

Qatargate, l’immunità finisce ad Atene (ca.marketscreener.com)

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Il Parlamento greco ha revocato con 264 voti l’immunità di Dimitris Avramopoulos, ex commissario europeo alla Migrazione e oggi deputato di Nuova Democrazia. La decisione consente alla giustizia belga di proseguire nel procedimento legato al Qatargate; un mandato d’arresto europeo era stato emesso a giugno per ipotesi di partecipazione a un gruppo criminale, corruzione pubblica e riciclaggio. Avramopoulos nega ogni illecito e ha annunciato che si presenterà volontariamente alle autorità belghe.

La revoca dell’immunità non è una condanna, ma toglie uno scudo istituzionale che stava bloccando gli accertamenti. È il minimo sindacale per un’Unione che pretende trasparenza dagli Stati membri mentre uno dei suoi maggiori scandali d’influenza continua a trascinarsi dal 2022.

Il punto politico è semplice: l’immunità tutela la funzione parlamentare, non può diventare una zona franca davanti a contestazioni tanto gravi. Ora servono prove, contraddittorio e tempi rapidi. La credibilità europea non si difende dichiarandosi innocenti o colpevoli nei talk show, ma lasciando lavorare la giustizia senza corsie protette.

https://ca.marketscreener.com/news/greek-parliament-lifts-immunity-of-ex-commissioner-amid-qatargate-probe-ce785bd3dc88f627

Il bollo abolito per un anno elettorale (rainews.it)

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Il Consiglio dei ministri ha esentato dal bollo, per il solo 2027, le auto fino a 80 kilowatt e i motocicli: un veicolo per contribuente, circa 14,5 milioni di mezzi secondo le stime governative. Giorgia Meloni annuncia l’abolizione «strutturale», ma la continuità della misura dipende ancora dalle coperture della prossima legge di bilancio. Il decreto approvato, per ora, garantisce soltanto dodici mesi.

Il dettaglio temporale non è burocratico: il 2027 è anche l’anno previsto per le elezioni politiche. Presentare come cancellata una tassa che viene sospesa per un anno significa trasformare un beneficio reale in una promessa più grande del testo. Le Regioni, destinatarie del gettito, chiedono inoltre compensazioni certe: senza risorse permanenti, la tassa non scompare, cambia semplicemente il bilancio che deve sostenerla.

L’esenzione alleggerirà davvero la spesa di milioni di famiglie e questo va riconosciuto. Ma una misura fiscale diventa strutturale quando lo sono le coperture, non quando lo dichiara una conferenza stampa. Per il momento il governo ha abolito il bollo nel calendario politicamente più conveniente.

https://www.rainews.it/articoli/2026/09/via-il-bollo-auto-e-moto-sotto-gli-80kw-per-il-2027-accise-scende-lo-sconto-dello-stato-c5c0ec51-fdd8-432b-992e-b8e30417fa41.html

Vance: "La politica Usa non è subordinata a Israele". Netanyahu avvisato (gazzettadelsud.it)

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Il vicepresidente Usa JD Vance ha dichiarato, il 16 settembre a New York durante una conferenza organizzata da All-In Podcast, che Washington «non può permettere» che la propria strategia in Medio Oriente sia «subordinata allo Stato di Israele». Vance ha paragonato l'alleanza con Israele a quella con la Nato, sostenendo che nessun patto dovrebbe dettare in toto la politica estera americana, e ha ribadito che l'amministrazione Trump è pronta a divergere pubblicamente da Netanyahu quando lo riterrà necessario. Ha comunque definito Israele un «socio importante» sul piano militare e d'intelligence. Le dichiarazioni arrivano a circa un mese dalle elezioni israeliane.

È una frase che suona come una correzione di rotta rispetto alla linea di sostegno incondizionato più volte rivendicata dalla destra americana negli ultimi anni, e arriva dallo stesso schieramento politico che quella linea l'ha costruita. Il tempismo — a ridosso del voto israeliano — lascia aperta la domanda se si tratti di un principio di politica estera o di un messaggio calcolato per gli elettori, sia americani sia israeliani.

Per ora restano parole: Vance non ha annunciato alcuna misura concreta, e la stessa amministrazione continua a fornire sostegno militare e diplomatico a Israele su altri fronti regionali. La distanza tra la retorica dell'"America First" e i fatti sul terreno è, almeno per ora, tutta da dimostrare.

https://gazzettadelsud.it/articoli/mondo/2026/09/16/vance-la-politica-usa-non-puo-essere-subordinata-a-israele-il-vicepresidente-guarda-al-2028-e04687e6-b810-4338-b3d6-2e50465fbf06/

Cpr, certificati medici falsi: perquisizioni in 9 città, 8 indagati a Ravenna (open.online)

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La Procura di Ravenna, guidata dal pm Angela Scorza, ha disposto perquisizioni in nove città — Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese — nell'ambito di un'inchiesta su presunti certificati medici falsi rilasciati per impedire il trattenimento di stranieri nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Otto medici, in origine in servizio al reparto Malattie infettive dell'ospedale di Ravenna, risultano formalmente indagati per falso e interruzione di pubblico servizio; altri venti professionisti sono stati raggiunti dalle perquisizioni senza essere ancora iscritti nel registro degli indagati. Secondo l'accusa, tra settembre 2024 e gennaio 2026, su 64 migranti irregolari visitati in vista del trasferimento nei Cpr, 34 sarebbero stati dichiarati non idonei al trattenimento sulla base di certificazioni ritenute non veritiere. Tre medici sono già stati sospesi dalla professione per dieci mesi.

La reazione politica è arrivata prima ancora che l'inchiesta facesse il suo corso: Matteo Salvini ha chiesto la radiazione dall'albo e il risarcimento dei danni per i medici, «se riconosciuti colpevoli» — una clausola che nel titolo dei comunicati tende a scomparire. Galeazzo Bignami (Fratelli d'Italia) ha invece chiesto di accertare se si tratti di «un fenomeno più ampio e organizzato», anticipando una conclusione che spetterebbe solo ai magistrati.

Resta un nodo scomodo per tutti: il sistema dei Cpr affida a un certificato medico il potere di bloccare un rimpatrio, mettendo il camice tra il paziente e lo Stato. Se davvero qualcuno ha usato quel potere per aggirare le regole, il problema è nel controllo mancato per oltre un anno — non solo nei medici che l'avrebbero sfruttato.

https://www.open.online/2026/09/16/ravenna-medici-perquisizione-falsi-certificati-cpr/

Canada europeo, Trump presenta il conto (cyprus.representation.ec.europa.eu)

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Ursula von der Leyen ha proposto di aprire al Canada la porta di un inedito status di «membro associato» dell’Unione europea. La formula non ha ancora regole né un percorso giuridico definito, ma dovrebbe accompagnare un’alleanza più stretta su commercio, difesa, tecnologia, energia e materie prime. Donald Trump ha risposto definendo l’ipotesi potenzialmente un «atto ostile» e minacciando dazi pesanti o tagli agli scambi con l’Europa.

La scena chiarisce la nuova grammatica transatlantica. Ottawa prova a diversificare i rapporti dopo lo scontro commerciale con Washington; Bruxelles offre una cornice politica; la Casa Bianca considera la scelta autonoma di due alleati una possibile aggressione. La sovranità piace molto, purché venga esercitata dagli Stati Uniti.

Per ora esistono una proposta europea e una minaccia americana, non un’adesione canadese. Ma la sproporzione è già politica: a un progetto ancora da definire Trump risponde con la coercizione economica. Se perfino la cooperazione tra democrazie diventa ostilità quando sfugge al controllo di Washington, l’alleanza occidentale somiglia sempre meno a un patto e sempre più a una gerarchia.

https://cyprus.representation.ec.europa.eu/news/2026-state-union-address-president-von-der-leyen-2026-09-16_en

Washington sanziona Mosca, ma consegna la leva a Trump (marketscreener.com)

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La Camera statunitense ha approvato con 262 voti contro 159 il pacchetto di sanzioni contro Russia e Iran già passato al Senato. Il testo colpisce energia, difesa e flotta ombra russa e arriva ora sulla scrivania di Donald Trump. È il tentativo più ambizioso del Congresso di stringere il finanziamento della guerra in Ucraina dal ritorno del presidente alla Casa Bianca.

Ma il cuore politico della legge è anche il suo paradosso: per frenare Mosca, il Congresso autorizza Trump a imporre dazi fino al 100 per cento ai grandi compratori di energia russa, dalla Cina all’India, lasciandogli ampi margini di applicazione e deroga. Il potere legislativo rompe l’immobilismo sulle sanzioni ampliando proprio la discrezionalità presidenziale che molti parlamentari dichiarano di voler contenere.

Il provvedimento non è ancora legge e Trump è atteso alla firma. Se lo userà come strumento contro la macchina bellica russa o come leva tariffaria nelle trattative con altri Paesi dipenderà meno dalle intenzioni solenni del Congresso che dalle scelte di un presidente cui il Congresso stesso ha appena consegnato la leva.

https://www.marketscreener.com/news/latest/House-passes-Russia-sanctions-bill-championed-by-Graham-sending-it-to-Trump-12065411/

Parigi tratta un ostaggio con le sanzioni europee (marketscreener.com)

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La Francia sta chiedendo all’Unione europea di togliere il miliardario russo-uzbeko Alisher Usmanov dalla lista delle sanzioni, secondo diplomatici europei citati da Reuters, Euronews e Le Monde. Dietro la richiesta ci sarebbe la pressione dell’Azerbaigian, che detiene cittadini francesi: Parigi cercherebbe spazio per ottenerne la liberazione. Il governo francese non ha confermato pubblicamente uno scambio e il nesso resta attribuito a fonti diplomatiche.

La mossa ha contribuito a rinviare di sette giorni il rinnovo semestrale delle misure, che richiede l’unanimità dei Ventisette. Usmanov è sanzionato dall’UE dal 2022; contesta da tempo le motivazioni dell’inserimento. Francia e Slovacchia chiedono ora di rimuoverlo, mentre Bruxelles continua a presentare il regime sanzionatorio come pressione coordinata sulla macchina bellica russa.

È qui che la politica estera europea mostra il suo prezzo reale. Le sanzioni sono proclamate comuni finché non entrano in collisione con un interesse nazionale urgente; a quel punto un oligarca diventa moneta negoziale e l’unanimità si trasforma in diritto di riscatto. Salvare cittadini detenuti è un dovere. Fingere che non abbia costi collettivi, invece, è soltanto retorica.

https://www.marketscreener.com/news/french-seeks-lifting-of-eu-sanctions-on-billionaire-after-pressure-by-azerbaijan-diplomats-say-ce785bd2de8df22c

Russia, la pace ammessa solo in collegio (marketscreener.com)

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Polina Lermant, 24 anni, distribuisce a Mosca volantini che invitano a «votare per la pace» mentre alle sue spalle scorrono annunci per l’arruolamento. È candidata in un collegio uninominale per Yabloko, l’unico partito registrato che si oppone apertamente alla guerra in Ucraina. La sua candidatura compare negli elenchi del partito, ma la lista federale di Yabloko è stata esclusa dalle elezioni dalla Corte suprema russa.

Il pluralismo sopravvive così in formato tascabile: qualche candidato locale resta sulla scheda, mentre la forza nazionale che propone cessate il fuoco e negoziati viene rimossa. Nel frattempo due dirigenti del partito, Lev Shlosberg e Maxim Kruglov, sono stati condannati a lunghe pene detentive per dichiarazioni e contenuti contro la guerra. Lermant dice di temere la stessa sorte.

Le elezioni iniziano venerdì e Russia Unita è largamente favorita. Il punto non è se una candidata ventiquattrenne possa rovesciare il sistema, ma perché un sistema tanto sicuro della propria maggioranza debba restringere fino a questo punto lo spazio di chi pronuncia la parola pace.

https://www.marketscreener.com/news/russian-anti-war-candidate-puts-fears-aside-to-mount-long-shot-bid-for-parliament-ce785bd2da8df725

Sudafrica, il visto diventa una sentenza politica (investing.com)

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Washington ha annunciato restrizioni sui visti per cittadini stranieri ritenuti responsabili delle politiche sudafricane che, secondo l’amministrazione Trump, favoriscono espropri senza indennizzo, discriminazioni razziali o istigazione alla violenza contro le minoranze. Il provvedimento non è un bando generale e non indica pubblicamente i destinatari: affida al segretario di Stato il potere di decidere chi rappresenti un problema di politica estera.

Pretoria respinge da tempo il racconto della persecuzione dei bianchi e sostiene che la riforma fondiaria serva a correggere disuguaglianze prodotte da colonialismo e apartheid. La disputa non riguarda quindi soltanto i visti: gli Stati Uniti stanno usando l’accesso al proprio territorio per certificare una lettura politica della società sudafricana, senza aspettare una verifica internazionale condivisa.

Il paradosso è notevole. Un’amministrazione che denuncia le politiche razziali trasforma una controversia storica e costituzionale interna a un altro Paese in un criterio discrezionale d’ingresso. Le sanzioni personali possono essere legittime; diventano propaganda quando l’elenco resta invisibile e l’accusa precede la prova.

https://www.investing.com/news/world-news/us-announces-visa-curbs-for-some-foreign-nationals-in-south-africa-4902635