Note di economia, politica e tecnologia

Il golpe divora i golpisti (apnews.com)

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Soldati ammutinati hanno sequestrato commilitoni nella base aerea 101 di Niamey e aperto il fuoco contro siti sensibili della capitale, mentre spari ed esplosioni raggiungevano anche la zona del palazzo presidenziale. La giunta del Niger sostiene di stare riprendendo il controllo; i ribelli risultano ancora asserragliati nella base accanto all’aeroporto.

Il generale Abdourahamane Tiani prese il potere con un golpe nel 2023 promettendo sovranità e sicurezza. Ha rotto con i partner occidentali e avvicinato il Paese alla Russia, ma la violenza jihadista è proseguita e ora la frattura attraversa lo stesso esercito su cui il regime fonda la propria legittimità.

Non è la prova che il vecchio ordine funzionasse. È la prova che sostituire le istituzioni con le uniformi non produce automaticamente stabilità: sposta soltanto il conflitto dentro la caserma. Quando il potere nasce dal precedente delle armi, prima o poi qualcun altro può rivendicare lo stesso metodo.

https://apnews.com/article/77d0c701e5729f2779580ea557e0a2c3

La tortura cancella la prova (cbsnews.com)

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Un giudice militare statunitense ha escluso dal processo le confessioni rese nel 2007 all’FBI da Khalid Sheikh Mohammed, accusato di aver ideato gli attentati dell’11 settembre. L’accusa non ha dimostrato che quelle dichiarazioni fossero volontarie: prima dell’interrogatorio dell’FBI, Mohammed era passato per le prigioni segrete della CIA e per il waterboarding.

La decisione non assolve l’imputato e non cancella le altre prove. Cancella però una confessione centrale, mentre il processo è fissato provvisoriamente al 2028: ventisette anni dopo la strage. È il risultato istituzionale di una scorciatoia scelta in nome dell’emergenza e trascinata per un quarto di secolo dentro l’aula.

La tortura non ha reso la giustizia più rapida né più solida. Ha consegnato alla difesa l’argomento più potente, all’accusa un fascicolo contaminato e alle famiglie delle vittime un’attesa interminabile. Lo Stato che rinuncia alle proprie regole per punire il terrorismo finisce spesso per punire soprattutto il proprio processo.

https://www.cbsnews.com/news/judge-throws-out-confession-alleged-911-mastermind-khalid-sheikh-mohammad/

Il drone russo, il deposito sotto casa (apnews.com)

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Un attacco russo contro un magazzino a Myla, nella regione di Kyiv, ha innescato un incendio e una serie di esplosioni: almeno 27 morti, decine di feriti, più di cinquanta abitazioni danneggiate. La responsabilità dell’attacco è di Mosca; il conto umano, però, non si esaurisce nell’identità di chi ha lanciato il drone.

Volodymyr Zelensky ha annunciato un procedimento per negligenza e ricordato una regola che non dovrebbe aver bisogno di essere riscoperta dopo una strage: le munizioni non si tengono accanto alle case. Un ricovero per anziani e disabili è stato danneggiato, centinaia di persone evacuate.

Dire entrambe le cose non significa distribuire colpe per comodità diplomatica. Significa rifiutare la contabilità propagandistica in cui denunciare un errore ucraino assolverebbe la Russia, o condannare la Russia renderebbe intoccabili le responsabilità ucraine. I civili non sono uno scudo retorico: proteggerli resta un dovere anche sotto le bombe.

https://apnews.com/article/4be42e27897bf45797a0cf3758be5eaf

Ratcliffe a Mosca in segreto, mentre Washington dice "non è la nostra guerra" (ilfattoquotidiano.it)

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Il direttore della CIA John Ratcliffe è volato in segreto a Mosca martedì scorso, prima visita nota di un capo dell'intelligence americana in Russia dal 2021. Secondo Washington Post e Wall Street Journal, l'incontro avrebbe riguardato la guerra in Ucraina, le sanzioni contro Teheran e forse la sorte di un cittadino americano detenuto in Russia. Nello stesso periodo l'Ucraina avrebbe accettato di sospendere gli attacchi a lungo raggio sul territorio russo.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha smentito trattative concrete, parlando di negoziati "in pausa" e di assenza di "nuove idee", mentre il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha liquidato le visite di Ratcliffe e dell'inviato vaticano Gallagher come semplice "desiderio di dialogo", chiedendo però pubblicamente come un'amministrazione che si dice estranea a "una guerra ereditata da Biden" continui di fatto a sostenere Kiev.

Nessuno dei protagonisti conferma ufficialmente nulla: Casa Bianca, Cremlino e CIA tacciono, e i dettagli filtrano solo da fonti anonime alla stampa americana. Il risultato è una diplomazia di guerra condotta per interposta fuga di notizie, mentre sul terreno gli attacchi proseguono - dai raid ucraini sulle raffinerie russe alle tensioni nel Mar Nero - e le cancellerie si limitano a smentire o minimizzare ogni passo avanti.

https://www.ilfattoquotidiano.it/mondo/live-post/2026/08/28/ucraina-russia-lavrov-ratcliffe-gallagher-intelligence-trump-iran/8490495/

Accise sul gasolio, tredicesima proroga: lo "strutturale" resta un miraggio (ansa.it)

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Il governo ha prorogato fino al 5 settembre lo sconto di 17 centesimi al litro sulle accise del gasolio, l'ennesima proroga di una misura tampone attiva da marzo. Il costo, circa 130 milioni di euro, viene coperto con un anticipo delle tasse sui dividendi dei grandi gruppi energetici, Eni in testa, che ottengono in cambio un credito d'imposta equivalente. Giorgia Meloni ha chiesto di accelerare sul "dopo", Antonio Tajani parla di "aiuti strutturali mirati" per redditi bassi, ceto medio e imprese, mentre Giancarlo Giorgetti lavora a Palazzo Chigi sulla copertura.

Il problema è che "il dopo" viene annunciato a ogni proroga da marzo, e puntualmente slitta alla proroga successiva. Il passaggio dal taglio generalizzato delle accise a un sostegno selettivo basato sul reddito - più equo sulla carta, più complesso da attuare - resta sulla carta anche questa volta, senza una data né una struttura definita.

Resta poi il nodo del finanziamento: usare un anticipo sui dividendi di società partecipate dallo Stato per coprire uno sconto fiscale è un'operazione contabile più che una misura strutturale, e sposta nel tempo un conto che qualcuno dovrà comunque pagare. Sul finanziamento alternativo, una tassazione più incisiva degli extraprofitti energetici, la maggioranza continua a discutere senza arrivare a una decisione.

https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/08/26/decreto-carburanti-taglio-delle-accise-sul-gasolio-fino-al-5-settembre.-poi_175d5d3a-cfee-4f2c-9b49-daf2c2dfc20f.html

La guerra diventa consulenza (ca.marketscreener.com)

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Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino, ha accettato di diventare consulente di Guido Crosetto per l’innovazione militare italiana. Il confronto annunciato riguarda droni, sistemi senza pilota, difesa aerea e tecnologie sviluppate sotto la pressione concreta del campo di battaglia.

Fedorov non è soltanto un tecnico: Zelensky lo ha rimosso a luglio dopo uno scontro con i vertici militari; nelle settimane successive ha denunciato corruzione e crisi di governo, chiedendo il ritorno alle elezioni nonostante la legge marziale. Roma acquisisce dunque esperienza rara, ma anche una figura diventata parte del conflitto politico di Kiev.

Imparare dall’Ucraina è razionale. Farlo attraverso un incarico personale annunciato sui social racconta però quanto la politica della difesa stia correndo più veloce della discussione pubblica. La guerra non entra in Italia con i carri armati: arriva come consulenza per l’innovazione, una parola abbastanza elegante da non chiedere permesso.

https://ca.marketscreener.com/news/ukraine-s-fedorov-takes-adviser-role-at-italian-defence-ministry-ce7858dfd181f522

L’ergastolo finisce, gli onori cominciano (rts.rs)

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Ratko Mladić è morto a 84 anni mentre scontava all’Aia l’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. La condanna comprendeva il massacro di oltre ottomila musulmani bosniaci a Srebrenica e la campagna di terrore contro Sarajevo.

Il ministro della Giustizia serbo Nenad Vujić ha annunciato che sarà sepolto con i massimi onori militari e di Stato. Non è un dettaglio cerimoniale: un tribunale internazionale ha fissato le responsabilità penali, mentre lo Stato sceglie quale memoria rendere solenne davanti alle telecamere.

La giustizia può condannare un uomo; non può obbligare una società politica a rinunciare al mito che quell’uomo rappresenta. Belgrado non cancella la sentenza, ma prova a cambiarne il significato pubblico: il genocida resta tale negli atti, torna generale nel funerale. È così che il negazionismo diventa protocollo.

https://rts.rs/vesti/drustvo/6028212/vujic-mladic-ce-biti-sahranjen-uz-najvise-drzavne-i-vojne-pocasti.html

Il capo della Cia vola a Mosca, e nessuno spiega perché (adnkronos.com)

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Un aereo militare statunitense, un Boeing C-17 partito da Andrews e transitato per Riga, è atterrato a Mosca con a bordo John Ratcliffe, direttore della Cia inviato da Trump. La notizia è stata rivelata dalla stampa americana (CBS News, Axios) prima ancora che i governi la confermassero, costringendo il Cremlino a un'ammissione parziale: il portavoce Dmitry Peskov ha confermato la visita e parlato di "contatti positivi" con i servizi segreti russi, escludendo però categoricamente un incontro con Putin.

Il copione è ormai familiare: diplomazia riservata rivelata dai media, smentite selettive, conferme a metà. Mentre la guerra in Ucraina resta bloccata su un negoziato che né Washington né Mosca vogliono dichiarare fallito, i due governi affidano ancora una volta alla stampa la gestione di cosa dire e cosa tacere, invece di comunicare in modo trasparente ai propri cittadini e ai rispettivi alleati.

Resta un fatto difficile da liquidare come routine: che si tratti di scambi di prigionieri, sanzioni o un canale su Kiev, un volo di stato tra Washington e Mosca in piena guerra è per definizione una notizia politica, non un dettaglio da tenere sotto silenzio salvo poi commentarlo a fatto compiuto.

https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/russia-putin-capo-cia-ratcliffe-mosca-news_4of47iGYZfCpqsCTgWaZv1

Lega, la resa dei conti prima di Pontida (ansa.it)

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A meno di un mese dall'assemblea di Pontida (20 settembre), la Lega si presenta divisa più che mai. Da una parte Matteo Salvini, che rivendica la "dimensione nazionale" del partito e respinge ogni richiesta di tornare alle origini territoriali. Dall'altra un fronte interno guidato dal capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, affiancato dal governatore Attilio Fontana e dai leader del Nordest, che chiede una guida collegiale al posto del modello "partito-persona" simboleggiato dal marchio "Salvini premier" — pena, secondo Romeo, la discesa della Lega al 3% nei sondaggi.

Il paradosso è che questa spaccatura emerge proprio mentre la maggioranza di governo rivendica la propria stabilità come merito principale. Un partito che fatica a tenere insieme la squadra dirigente arriva così all'appuntamento che dovrebbe certificarne la forza con il compito, tutt'altro che scontato, di nascondere le crepe davanti alla base.

Romeo lo mette nero su bianco nel suo libro-manifesto "Fare la Lega": se il 20 settembre non arriverà "un segnale di rinnovamento", il quadro "si farebbe complicato". Tradotto: la fedeltà del gruppo dirigente al capo ha un prezzo, e qualcuno ha iniziato a presentarlo in pubblico, non più nelle riunioni riservate.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/08/20/romeo-la-lega-cosi-non-va-prima-di-pontida-serve-una-soluzione_cb81db41-5a64-41fa-b7ae-b944b134ca1c.html

Il rave giusto non disturba (venetofronteskinheads.org)

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Il Veneto Fronte Skinheads ha annunciato dal 3 al 6 settembre «Ritorno a Camelot», quattro giorni di musica e incontri dell’estrema destra europea. La località non compare nell’annuncio pubblico, ma le verifiche della stampa locale indicano l’Hotel Ciclamino di Pietramurata, in Trentino; il Commissariato del Governo sta raccogliendo informazioni in vista di un comitato per l’ordine e la sicurezza.

Nel programma figurano gruppi ricondotti alla scena neonazista e al circuito Blood and Honour, organizzazione sottoposta dal Regno Unito al congelamento dei beni perché sospettata di promuovere e finanziare attività terroristiche. Questo non rende automaticamente illegale il raduno né prova responsabilità penali dei partecipanti: rende però poco credibile trattarlo come un semplice festival musicale.

Lo Stato che ha trasformato i rave in un’emergenza legislativa incontra così un esame di coerenza. Se il criterio è davvero la sicurezza, deve valere anche quando l’assembramento ha caratteri gotici, saluti identitari e ospiti europei. Altrimenti il problema non è il raduno: è chi balla.

https://venetofronteskinheads.org/beta/2026/08/18/ritorno-a-camelot-2026/