Note di economia, politica e tecnologia

La guerra all’Iran passa da una banca turca (ofac.treasury.gov)

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Il Tesoro statunitense ha sanzionato la Golden Global Yatirim Bankasi e due società collegate con sede in Turchia, accusandole di aver offerto servizi finanziari a entità iraniane e di aver agevolato il trasferimento dei proventi del petrolio dalla Cina verso la Turchia, dove sarebbero stati convertiti in contanti e oro. Le accuse sono dell’amministrazione americana; non equivalgono a una sentenza.

La misura rientra nell’“Operation Economic Outcast”, la campagna con cui Washington promette nuove sanzioni secondarie per isolare economicamente Teheran. Una licenza generale concede tempo per chiudere le operazioni con i soggetti colpiti: prima si blocca il circuito, poi si consente un’uscita ordinata.

Il dettaglio politico è la geografia. Per stringere l’Iran, gli Stati Uniti colpiscono una banca in Turchia, alleato NATO, usando l’accesso al dollaro come leva extraterritoriale. La chiamano pressione diplomatica, ma è una forma di guerra economica che trasferisce costi e obbedienza anche ai Paesi amici: l’ordine internazionale, quando passa dalle banche, somiglia molto al potere di chi controlla il conto.

https://ofac.treasury.gov/recent-actions

Il voto sotto scorta, le prove sotto chiave (ansa.it)

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Il direttore del Dis Vittorio Rizzi ha annunciato che, su indicazione del Copasir, sono già operative misure per proteggere le prossime elezioni dalle interferenze straniere. Il presidente del Comitato Lorenzo Guerini invita a non drammatizzare ma riconosce che l’Italia non è immune; l’attenzione riguarda soprattutto la Russia, senza escludere altri attori.

Il rischio è concreto in Europa, ma sul caso italiano le autorità non hanno presentato pubblicamente prove di una specifica operazione in corso. La distinzione conta: difendere le urne da campagne coordinate, attacchi informatici e finanziamenti occulti è doveroso; trasformare ogni dissenso in sospetto geopolitico sarebbe invece una scorciatoia pericolosa.

Nel governo va già in scena il cortocircuito: Tajani alza l’allarme, la Lega denuncia l’“ossessione” antirussa. Così la sicurezza elettorale diventa l’ennesimo derby identitario. Se le istituzioni chiedono fiducia, devono offrire criteri verificabili e trasparenza compatibile con le indagini: una democrazia non si protegge soltanto dai manipolatori stranieri, ma anche dall’uso domestico della paura.

https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/politica/2026/09/03/le-interferenze-russe-agitano-il-governo-il-pd-allattacco-sui-visti_84b43030-bae5-4848-b06e-9bbb1eda3adf.html

Farage, il sovranismo coi soldi esteri (channel4news.substack.com)

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Due dirigenti di Reform UK, Dan Jukes e James Orr, hanno lasciato i loro incarichi in attesa di un’indagine interna dopo un’inchiesta sotto copertura di Channel 4 e Verbatim. Nei filmati Jukes appare discutere un modo per far arrivare al partito 500 mila sterline da un finanziatore statunitense attraverso un intermediario britannico; Orr parla invece di sondaggi politici pagati dal donatore straniero. La legge britannica vieta ai partiti di accettare donazioni estere.

Le immagini documentano conversazioni e proposte, non una condanna né la prova che il denaro sia stato effettivamente incassato. Reform UK nega ogni illecito, Farage parla di trappola giornalistica e Labour e Liberal Democratici hanno chiesto alla polizia di verificare i fatti.

La contraddizione politica resta intatta: un partito costruito sulla promessa di “riprendere il controllo” deve spiegare perché i suoi uomini discutevano scorciatoie per aggirare proprio le regole nazionali sul denaro straniero. Il sovranismo pretende confini rigidi per le persone; quando attraversano i soldi, improvvisamente cerca un intermediario.

https://channel4news.substack.com/p/exclusive-nigel-farage-filmed-undercover

Ceuta: Sánchez scagiona il Marocco, la UE si scopre assente (adnkronos.com)

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A un mese dall'ingresso irregolare di decine di migliaia di persone dal Marocco verso l'enclave spagnola di Ceuta, il premier Pedro Sánchez ha detto in Parlamento quello che per settimane si era solo insinuato: l'intelligence spagnola non ha trovato prove che il Marocco abbia pianificato o orchestrato l'afflusso del 30-31 luglio. Resta il richiamo, già arrivato ad agosto, all'ambasciatore marocchino per dichiarazioni giudicate "inaccettabili" su Ceuta e Melilla, e resta soprattutto la sensazione di una crisi raccontata a colpi di sospetti più che di fatti verificati.

Più che il Marocco, nel racconto di Sánchez a finire sul banco degli imputati è l'Unione europea, accusata di non aver mostrato la solidarietà promessa a uno Stato membro alle prese con un'emergenza migratoria di quella scala. Madrid ora chiede per Ceuta lo status di regione ultraperiferica per accedere a fondi e deroghe comunitarie: una richiesta che arriva puntualmente dopo che l'assenza di sostegno concreto si è già consumata, non prima.

C'è infine il capitolo forse più scomodo, quello della disinformazione: le intelligence europee hanno documentato il ruolo di account legati a ecosistemi mediatici russi e filo-israeliani, insieme a settori dell'estrema destra, nella diffusione della narrazione di un ingresso "facile" e senza conseguenze a Ceuta. Una crisi migratoria reale, usata da attori esterni come materiale propagandistico, mentre governo spagnolo e istituzioni europee si sono mossi, ciascuno a modo proprio, con settimane di ritardo.

https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/ceuta-crisi-migranti-ruolo-marocco-spagna-sanchez_2rb3clSUV5kHhcS7yHZjB2

Militari in partito con Vannacci: la neutralità delle armi finisce in Procura (ansa.it)

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La Procura militare di Roma ha aperto un fascicolo su un gruppo di militari in servizio che avrebbero assunto ruoli di dirigenza e propaganda all'interno di Futuro Nazionale, il partito fondato dal generale Roberto Vannacci. L'indagine nasce da un esposto del Sindacato dei Militari Italiani, depositato il 2 settembre, e punta a verificare se la partecipazione attiva alla vita di un movimento politico da parte di chi porta le stellette violi i doveri di lealtà, neutralità e imparzialità previsti per le Forze Armate.

Il nodo giuridico non è affatto scontato, e proprio questo rende la vicenda interessante. Nessuna norma penale vieta espressamente a un militare in servizio di avere un ruolo in un partito; a stabilire che si tratti comunque di una violazione è stata una sentenza del Consiglio di Stato del 2017, mentre pronunce del 2011 e del 2016 erano arrivate a conclusioni opposte. L'avvocato di Vannacci, Giorgio Carta, ha buon gioco a ricordare che la giurisprudenza amministrativa non è unanime, e che al massimo si parla di un illecito disciplinare, non di reato.

Resta però una contraddizione che in queste ore quasi nessuno affronta di petto: la neutralità delle Forze Armate è un principio costituzionale pensato per restare sopra le parti, non un dettaglio da chiarire in tribunale dopo che un generale ha già fondato un partito portandosi dietro simpatizzanti in uniforme. Che l'attenzione istituzionale sia arrivata solo dopo un esposto sindacale e alcuni articoli di stampa estera dice più sulla reattività delle istituzioni italiane che sulla reale gravità dei fatti.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/09/03/indagine-sui-militari-che-hanno-aderito-al-partito-di-vannacci_e42ad605-d75f-41a5-874a-dce5e8efc580.html

Vannacci, quando le divise entrano nel partito (ansa.it)

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La Procura militare di Roma ha avviato accertamenti preliminari dopo un esposto del Sindacato dei Militari su presunte adesioni di personale in servizio attivo a Futuro Nazionale, il partito guidato da Roberto Vannacci. L’esposto riguarda anche il generale, il coordinatore Massimiliano Simoni e il responsabile del programma Lorenzo Gasperini; tra le contestazioni avanzate dal sindacato compare la presunta ricostituzione del partito fascista.

È essenziale non confondere un esposto con una sentenza: al momento non c’è alcun accertamento di colpevolezza e la Procura parla di verifiche preliminari. Il punto istituzionale, però, esiste già. I militari possono avere opinioni e diritti politici, ma l’eventuale partecipazione attiva di personale in servizio alla direzione o alla propaganda di un partito tocca direttamente la neutralità delle Forze armate.

Vannacci ha costruito capitale politico proprio sul prestigio della divisa. Ora quella sovrapposizione mostra il suo costo: quando l’uniforme diventa un marchio elettorale, il confine tra cittadino militante e istituzione rischia di diventare materiale da Procura. La democrazia non deve temere le idee; deve pretendere che le armi dello Stato restino fuori dalle tessere di partito.

https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/politica/2026/09/03/indagine-sui-militari-che-hanno-aderito-al-partito-di-vannacci_e42ad605-d75f-41a5-874a-dce5e8efc580.html

Il record di Meloni: durare non basta (apnews.com)

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Il governo Meloni ha raggiunto quota 1.413 giorni e supera il primato di durata continuativa del Berlusconi II, fermo a 1.412. A seconda del criterio di conteggio, il sorpasso viene collocato tra il 3 e il 4 settembre; il dato politico non cambia: è l’esecutivo più longevo della storia repubblicana, in un Paese in cui nessun governo ha mai completato senza interruzioni un’intera legislatura.

La stabilità è un risultato, soprattutto in Italia. Ma trasformarla nel principale certificato di successo significa confondere la tenuta della maggioranza con il bilancio del governo. Restare a Palazzo Chigi misura la capacità di evitare crisi e defezioni; non dice, da solo, se salari, sanità, crescita industriale o servizi pubblici siano migliorati.

Il record racconta anche una maggioranza disciplinata e opposizioni incapaci di costruire un’alternativa credibile. Meloni può rivendicare di aver spezzato la tradizione dei governi brevi. Adesso però il cronometro smette di essere un alibi: più tempo si governa, meno si può imputare a chi c’era prima ciò che ancora non funziona.

https://apnews.com/article/84dc931418ddcbd9b00ed497233fe922

Ceuta, il rapporto che Madrid non chiama prova (efe.com)

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Pedro Sánchez ha detto al Congresso che non esistono prove solide che il Marocco abbia pianificato o diretto l’ingresso di massa a Ceuta del 30 e 31 luglio. Ma un rapporto della polizia trasmesso all’Audiencia Nacional descrive l’operazione come pianificata e colloca tra organizzatori ed esecutori persone legate alle forze di sicurezza marocchine. Un’altra nota interna precisa però che non è stata attribuita la regia intellettuale a un governo, servizio o individuo.

Questi elementi non dimostrano che Rabat abbia ordinato l’operazione, e dirlo sarebbe scorretto. Dimostrano però che la formula «non ci sono prove» nasconde una distinzione politicamente comoda: non c’è una firma del governo marocchino, ma ci sono indizi investigativi abbastanza seri da essere inviati a un giudice.

Sánchez difende la prudenza diplomatica; l’opposizione la chiama copertura. Nel mezzo resta Ceuta, dove una crisi umanitaria è diventata anche una disputa sulla trasparenza dello Stato. Quando il rapporto con un vicino strategico obbliga a pesare ogni parola, il confine tra cautela e rimozione diventa il vero caso politico.

https://efe.com/espana/2026-09-03/sanchez-comparecencia-congreso-ceuta/

Cuba, il silenzio di Stato sulla salute di Raúl Castro (lapresse.it)

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Secondo quanto riportato dal quotidiano Diario Las Américas e ripreso da diverse testate internazionali, Raúl Castro, 95 anni, sarebbe ricoverato in condizioni gravissime dopo un ictus, attaccato a macchine per la respirazione artificiale. La notizia, diffusa il 2 settembre, arriva dopo giorni di voci — mai confermate né smentite — sulla sua morte, e dopo l'assenza dell'ex presidente dalle celebrazioni per il 73esimo anniversario dell'assalto alla Moncada, evento a cui pure era comparso pubblicamente solo a metà agosto. Va detto con chiarezza: nessuna fonte ufficiale cubana ha confermato la notizia, e l'intero racconto poggia, al momento, su fonti giornalistiche esterne e indiscrezioni diplomatiche, tanto che i resoconti usano sistematicamente il condizionale.

Il punto politico non è tanto la salute di un uomo di 95 anni, quanto il funzionamento — o meglio il non funzionamento — dell'informazione pubblica a Cuba: un regime che si è sempre presentato come garante della sovranità del popolo cubano tratta la salute dei propri vertici come segreto di Stato, lasciando che la notizia circoli per vie informali mentre L'Avana osserva un silenzio totale. È lo stesso schema già visto anni fa con Fidel Castro: l'opacità come strumento di governo, in un paese attraversato da crisi economica e malcontento sociale che un vuoto di potere, vero o presunto, rischierebbe di aggravare ulteriormente.

Finché non arriverà una conferma — o una smentita — da fonti ufficiali cubane, la notizia resta nel campo delle indiscrezioni verificate solo nella loro circolazione, non nel loro contenuto: sappiamo con certezza che se ne parla, non sappiamo con certezza cosa sia realmente accaduto.

https://www.lapresse.it/esteri/2026/09/02/cuba-il-generale-raul-castro-sarebbe-gravissimo-dopo-un-ictus/

Ballottaggio anti-Vannacci: il centrodestra si salva dalla propria creatura (lapresse.it)

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Il centrodestra discute da giorni la reintroduzione del ballottaggio nella legge elettorale in vista delle Politiche 2027, e la coincidenza con l'ascesa di Roberto Vannacci nei sondaggi — Futuro Nazionale ormai davanti a Lega e Forza Italia, accreditato attorno al 15% — non sembra casuale. Giorgia Meloni spingerebbe per una soglia al 40% proprio per tenere in mano, come ha scritto Repubblica, una "pistola sul tavolo" negoziale nei confronti dell'alleato-rivale; Antonio Tajani si dice favorevole, Matteo Salvini è nettamente contrario, mentre Marcello Pera (FdI) propone una formula diversa, con ballottaggio solo se nessuno supera il 48% e almeno due coalizioni raggiungono il 38%. Vannacci, dal canto suo, rovescia la narrazione: sostiene che il centrodestra abbia già capito che il ballottaggio, liberando gli elettori dal "voto utile", finirebbe per rafforzare proprio Futuro Nazionale, e starebbe perciò facendo marcia indietro.

Il paradosso è tutto qui: una maggioranza che per anni ha eletto il maggioritario secco a bandiera identitaria si ritrova a valutare un correttivo proporzionale-simile-al-doppio-turno non per principio, ma per arginare una costola nata al proprio interno. Le opposizioni — Conte, Fratoianni, Parrini — gridano al "circo equestre" legislativo, ma la legge elettorale usata come strumento tattico di autoconservazione non è mai stata prerogativa di una sola parte politica in Italia. Colpisce piuttosto che il dibattito pubblico si concentri sulle soglie percentuali e non sull'ammissione implicita, da parte della stessa maggioranza, di non controllare più la propria base elettorale.

Gli analisti (Youtrend) avvertono che l'operazione rischia l'effetto boomerang: al ballottaggio, l'erosione di consensi potrebbe azzerare il vantaggio che oggi il centrodestra ha sul campo largo. Cambiare le regole del gioco per paura di sé stessi è già un'ammissione politica; sperare che funzionino è tutta un'altra storia.

https://www.lapresse.it/politica/2026/09/02/legge-elettorale-vannacci-dietrofront-centrodestra-sul-ballottaggio-ha-capito-che-rafforza-fn/