Se davvero Matteo Salvini guarda al 2027 affidandosi ad Andrea Stroppa, il segnale politico è già più importante della manovra organizzativa: la Lega non sta cercando un radicamento nuovo, sta cercando una scorciatoia nuova. Il titolo di Domani parla esplicitamente di una “Lega formato Elon Musk” e segnala che Salvini sarebbe convinto del peso dell’intelligenza artificiale nella prossima campagna elettorale.
La scelta di Stroppa, infatti, non è neutra. Più fonti lo descrivono come il referente italiano di Elon Musk, un collegamento con interlocutori politici e istituzionali in Italia pur senza ruoli ufficiali nelle aziende del magnate, e ricordano anche il suo profilo pubblico di fedeltà al mondo Musk, da X a xAI fino a SpaceX. Per questo il punto non è soltanto la comunicazione: è il modello di potere che quella comunicazione porta con sé.
La “nuova Bestia” di Salvini, allora, non sembra semplicemente un aggiornamento tecnico della vecchia propaganda social. Sembra piuttosto il tentativo di innestare sulla tradizionale macchina leghista l’ecosistema muskiano fatto di piattaforma proprietaria, personalizzazione estrema della leadership e cortocircuito costante tra politica, influenza privata e guerra culturale. Invece di fare i conti con il logoramento del suo messaggio, Salvini sembra cercare una legittimazione esterna, quasi un supplemento di forza preso in prestito dall’immaginario globale della destra techno-libertaria.
Non è neppure la prima volta che Stroppa entra direttamente nel perimetro politico del leader leghista. A febbraio 2025, secondo Domani, è intervenuto contro il ministro dell’Interno Piantedosi reclamando di fatto il ritorno di Salvini al Viminale, mentre il Corriere ha raccontato un suo sondaggio su X in cui circa due terzi dei 1.129 rispondenti giudicavano negativamente l’operato del ministro. A marzo dello stesso anno, dopo il colloquio tra Salvini e J.D. Vance, Stroppa ha scritto che l’amministrazione americana “apprezza Salvini” e che il leader della Lega sarà protagonista nei rapporti tra Italia e Stati Uniti.
Anche sul piano simbolico l’asse è stato coltivato con cura. Al congresso della Lega del 2025 Elon Musk figurava tra gli ospiti previsti e, secondo una ricostruzione giornalistica, il tramite tra lui e Salvini era stato proprio Stroppa. Nello stesso periodo il vicesegretario Andrea Crippa rivendicava pubblicamente i “buoni rapporti” della Lega con Musk e Trump, confermando che non si tratta di un episodio isolato ma di una linea politica ormai riconoscibile.
Ed è qui che la faccenda smette di essere folclore digitale e diventa questione politica. Un partito che per anni ha raccontato di incarnare il territorio, il popolo concreto e il buonsenso contro le élite oggi sembra affidarsi a un mediatore dell’uomo più ricco del mondo e a una grammatica politica costruita dentro una piattaforma privata. È una parabola rivelatrice: dalla destra “anti-sistema” alla destra che sogna di vincere grazie al sistema di qualcun altro.
La contraddizione è tutta qui. La Lega che un tempo rivendicava autonomia e identità ora sembra inseguire il riflesso condizionato dell’algoritmo, l’autorità del miliardario globale e la promessa che bastino IA, viralità e connessioni transatlantiche per sostituire idee, classe dirigente e rapporto sociale. Se questa è la nuova Bestia, non è più soltanto una macchina di propaganda: è il segno di una destra che ha smesso di parlare al paese e ha cominciato a parlare soprattutto alla propria bolla di potere.











