Note di economia, politica e tecnologia

Salvini si dimette per ricandidarsi: il congresso della Lega come rito di conferma (ilfattoquotidiano.it)

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Matteo Salvini si è dimesso da segretario della Lega. Un atto formale, richiesto dal regolamento interno, per potersi ricandidare al congresso straordinario di Milano del 24-25 ottobre, dove al momento è l'unico candidato. Si dimettono anche i vicesegretari Durigon, Sardone e Stefani; il tesoriere Alberto Di Rubba regge il partito fino all'assise, presieduta da Lorenzo Fontana.

Il paradosso è tutto nella procedura: ci si dimette per essere rieletti, con un candidato solo e delegati in larga parte gli stessi che lo hanno confermato a Firenze. Il segretario promette una nuova segreteria politica per «condividere onori e oneri» e un simbolo aggiornato («Il mondo cambia»), ma sulla linea il cambiamento è meno evidente: pensioni a 64 anni, tetto della flat tax a 100mila euro per le partite Iva, contributo delle banche. Promesse da legge di bilancio che pesano sul rapporto con gli alleati e con i conti pubblici.

Sul fronte interno Salvini nega l'esistenza di dissidenti, mentre si parla di un fronte nordista che chiede più attenzione ai territori. Sul fronte della coalizione, intanto, lancia le primarie dei milanesi per scegliere il candidato del centrodestra a Milano: formula democratica invocata fuori, regole più asciutte dentro casa. Un congresso che rischia di essere più cerimonia che resa dei conti.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/12/lega-salvini-si-dimette-congresso-annuncia-nuovo-simbolo/8536026/

L’ex presidente sceglie i ribelli (apnews.com)

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Joseph Kabila, presidente della Repubblica Democratica del Congo dal 2001 al 2019, ha assunto la guida del nuovo Front pour la Refondation de la Nation. La coalizione politico-militare ingloba i vertici dell’AFC/M23, il movimento ribelle che controlla ampie zone dell’est del Paese, e dichiara di voler rovesciare il potere di Kinshasa «con ogni mezzo», compresa la forza.

Non è più soltanto l’accusa del governo contro un ex capo di Stato sospettato di sostenere la ribellione. È una scelta politica esplicita: chi ha governato per diciotto anni si mette alla testa di un fronte armato contro il successore. La biografia istituzionale diventa così una risorsa della guerra.

La nascita del FRN complica inoltre i fragili negoziati con l’M23. Mentre la diplomazia continua a parlare di processi di pace, sul terreno le sigle cambiano e la catena di comando sale di livello. In Congo la pace resta il comunicato; il potere, ancora una volta, si organizza con le armi.

https://apnews.com/article/f17c608d521bae51e1d0b811a33f1f61

La pena di morte diventa palinsesto (apnews.com)

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Il Pentagono ha annunciato che l’esecuzione di Nidal Hasan, condannato per aver ucciso tredici persone a Fort Hood nel 2009, sarà trasmessa in diretta. Il 3 dicembre un plotone d’esecuzione militare non dovrà soltanto applicare una sentenza: dovrà produrre uno spettacolo pubblico.

L’Alto commissariato ONU per i diritti umani ha definito la trasmissione equivalente a un’esecuzione pubblica e incompatibile con il divieto assoluto di tortura. Le condanne sono arrivate anche dall’Australia e da esponenti politici e religiosi statunitensi, compresi sostenitori della pena capitale.

Qui non si discute la gravità del crimine né si riscrive il processo. Si discute la scelta dello Stato di trasformare la morte inflitta in contenuto da distribuire. Quando la giustizia cerca pubblico, telecamere e audience, smette di limitarsi a punire: mette in scena il proprio potere.

https://apnews.com/article/818853afc1be5c70fe41c5b781a8d559

La legge elettorale nasce già imputata (rainews.it)

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La nuova legge elettorale ha appena lasciato il Parlamento e già trenta ricorsi aspettano il 26 ottobre, giorno indicato dai promotori per il deposito nelle Corti d’appello. La Rete per un voto libero e uguale contesta sei profili: dal premio di maggioranza alla sua applicazione al Senato, dalla scelta degli eletti alla parità di genere, fino al candidato premier in scheda e alle firme richieste alle liste.

Sono contestazioni, non una sentenza: spetterà ai giudici decidere se rinviare le questioni alla Consulta. Ma il dato politico è già scritto. Una maggioranza che presenta la riforma come garanzia di stabilità consegna al Paese una legge accompagnata, fin dal primo giorno, da un contenzioso costituzionale organizzato.

Il problema non è che l’opposizione cerchi nei tribunali ciò che ha perso in Aula. Il problema è una politica che tratta le regole del voto come bottino della maggioranza del momento, salvo poi stupirsi quando la legittimità della partita viene contestata prima ancora del calcio d’inizio.

https://www.rainews.it/amp/articoli/2026/10/fatta-la-legge-elettorale-pronti-i-ricorsi-alla-consulta-41fcaf7a-5a47-44ed-b31a-9adb57c6f1dd.html

L’Europa sanziona, Washington compra diesel (apnews.com)

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I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno approvato quasi 1.600 nuove iscrizioni nelle liste delle sanzioni contro persone e aziende legate al complesso militare-industriale russo. Secondo Kaja Kallas, oltre la metà riguarda la catena produttiva dei missili balistici impiegati contro l’Ucraina.

La decisione arriva mentre Washington percorre la direzione opposta: Donald Trump ha concordato l’acquisto di diesel russo e un alleggerimento delle restrizioni energetiche, giustificandolo con i prezzi del carburante negli Stati Uniti. Bruxelles tenta di restringere la capacità bellica di Mosca; la Casa Bianca riapre un canale economico che può restituirle valuta e legittimità.

Non è una semplice differenza di strumenti. È una politica occidentale che impartisce due ordini contrari nello stesso momento: isolare la macchina militare russa e normalizzarne una fonte di entrate. Le sanzioni possono essere numerose quanto si vuole; senza una strategia comune rischiano di diventare un inventario molto lungo della propria incoerenza.

https://apnews.com/article/12e244a70e6930f47acefde1754fa264

La tregua energetica di Trump esiste solo su Truth (ansa.it)

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Domenica Donald Trump ha annunciato su Truth una tregua energetica tra Russia e Ucraina "con effetto immediato", sostenendo che entrambe le parti l'avessero accettata. Il problema è che nessuno lo sapeva: Zelensky ha risposto di averlo appreso dal post e ha chiesto quando sarebbe iniziata, il Cremlino è rimasto in silenzio e, secondo Axios, Mosca non ha accettato alcun cessate il fuoco. Nelle ore successive Kiev ha denunciato attacchi a infrastrutture elettriche, mentre un missile russo ha colpito un'area residenziale alla periferia di Kharkiv, con almeno tre morti secondo la polizia ucraina.

Il metodo è ormai noto: si annuncia l'accordo, poi si vede se esiste. Washington intanto alterna la diplomazia alla pressione su Kiev, con la minaccia (riportata dal Financial Times) di stoppare le armi se continuano i raid sulle raffinerie russe e con il Cremlino che rilancia l'idea di un nuovo presidente ucraino. Zelensky, dal canto suo, si dice pronto a fermare i raid sulle raffinerie solo in cambio dello stop ai bombardamenti sulla propria rete elettrica: una condizione ragionevole, ma che certo non semplifica il quadro.

L'Unione europea ha espresso solidarietà a Kiev e Kallas ha salutato la tregua chiedendo che Mosca la rispetti: un invito a rispettare un accordo che, per ora, nessuno ha firmato. Resta la domanda scomoda per tutti: una tregua dichiarata da un solo lato, e subito smentita dai fatti, è diplomazia o semplice comunicazione?

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/10/11/ucraina-trump-annuncia-tregua-energetica-ma-nessuno-conferma_2822374d-dfd0-4b0b-9768-eb9f9b6f6578.html

Il cessate il fuoco che esiste solo nel post (apnews.com)

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Donald Trump ha annunciato sui social un «cessate il fuoco energetico» immediato tra Russia e Ucraina, sostenendo che entrambe le parti avessero accettato. Non ha indicato termini, garanzie o meccanismi di controllo. Kyiv ha risposto di sostenere una vera tregua, ma di attendere ancora i dettagli americani e l’adesione russa.

Dopo l’annuncio, Zelensky ha denunciato nuovi attacchi contro infrastrutture energetiche a Kyiv e Kharkiv. Il fatto verificato, dunque, non è che la tregua sia iniziata: è che il presidente americano l’ha proclamata mentre uno dei due Paesi dichiarava di non conoscerne ancora le condizioni e i bombardamenti continuavano.

La diplomazia può preparare un accordo; non può sostituirlo con un post. Quando la comunicazione precede il consenso, la pace smette di essere un impegno reciproco e diventa scenografia politica, con il rischio che il primo attacco successivo venga usato per scegliere a chi attribuire il fallimento.

https://apnews.com/article/f621fa788196f204448e7f75fcc78c68

Accolti, poi esclusi dalla cura (apnews.com)

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Dal 1° ottobre gli Stati Uniti hanno ristretto l’accesso federale a Medicaid per diverse categorie di immigrati regolarmente presenti: rifugiati, richiedenti asilo e vittime di tratta o violenza domestica. La norma, contenuta nella legge di bilancio del 2025, lascia protetti soprattutto i titolari di green card e poche altre categorie.

Non è una stretta contro chi ha aggirato le regole. Colpisce persone che lo Stato ha riconosciuto come bisognose di protezione, spesso dopo guerre, persecuzioni o sfruttamento. La Casa Bianca la presenta come tutela dei contribuenti; in pratica sposta le cure verso il pronto soccorso, cioè il punto più costoso e tardivo del sistema.

Il Congresso risparmia sul diritto alla salute e trasferisce il conto agli ospedali, agli Stati e ai malati. È la consueta contabilità politica dell’esclusione: il taglio appare subito nel bilancio, mentre il costo umano può essere archiviato fuori colonna.

https://apnews.com/article/0b567c75189f35dded65dfe623cef668

Legge elettorale: Mattarella firma, ma la parola passa alla Consulta (avvenire.it)

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Il Quirinale ha promulgato la nuova legge elettorale il 9 ottobre, un giorno dopo il via libera definitivo della Camera. Come Mattarella ha già ripetuto, firmare non significa approvare né dare un nulla osta costituzionale: il testo entra in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e solo allora potrà finire davanti alla Corte costituzionale. Il sistema torna proporzionale con premio di maggioranza, capilista bloccati e coalizioni obbligate a indicare il candidato premier.

La maggioranza rivendica un testo ammorbidito dopo mesi di moral suasion del Colle. Ma restano due punti che gli stessi osservatori danno per fragili: il forte aumento delle firme richieste ai partiti extraparlamentari (da 1.500 a 6.000 per circoscrizione, con esenzione transitoria per chi aveva un gruppo in Parlamento a fine 2025) e la mancata alternanza di genere tra i capilista. Una regola scritta da chi è già dentro, a protezione di chi è già dentro: difficile chiamarla neutra.

L'opposizione, dal canto suo, grida alla legge truffa ma sulle regole del gioco ha poca autorità morale: ogni maggioranza ha ritoccato il sistema di voto a proprio vantaggio, e nel centrosinistra c'è chi, per calcolo, coltiva un esito di pareggio. Intanto il premio rischia di consegnare il Parlamento a una minoranza di elettori, con l'astensione a fare da moltiplicatore. La vera partita si sposta così dalle piazze ai giudici: se la Consulta correggerà, lo farà a campagna già avviata. Un modo piuttosto bizzarro di fare le regole.

https://www.avvenire.it/politica/mattarella-ha-promulgato-la-legge-elettorale-ora-tocca-alla-consulta-due-i-punti-sotto-esame_114120

Il blocco navale spara sulla bandiera panamense (internazionale.it)

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Un caccia statunitense ha colpito nel Golfo di Oman la poppa della nave commerciale Ocean Molica, battente bandiera panamense, disabilitandone la propulsione. Il CENTCOM sostiene che il cargo, partito da un porto iraniano, avesse ignorato ripetuti avvertimenti e tentato di violare il blocco navale contro l’Iran; l’equipaggio non sarebbe rimasto ferito. Reuters non ha potuto ottenere subito la versione dell’armatore.

Non è il primo abbordaggio della guerra, ma il passaggio dall’interdizione al missile contro una nave commerciale mostra quanto rapidamente il blocco trasformi una sanzione in un campo di battaglia. La bandiera neutrale non neutralizza più nulla: basta una rotta sospetta perché il commercio diventi bersaglio.

Washington dice di proteggere il traffico marittimo mentre decide quale traffico possa esistere; Teheran risponde restringendo lo Stretto. Il risultato è una libertà di navigazione amministrata dalle armi, con marinai e mercati chiamati a pagare la coerenza delle potenze.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/10/11/us-military-says-it-disabled-cargo-vessel-trying-to-run-iran-blockade