Il Vaticano rimuove don Biancalani. Salvini festeggia, ma il punto politico è un altro
0La Santa Sede ha confermato la rimozione di don Massimo Biancalani dalle parrocchie di Vicofaro e Ramini, respingendo il ricorso del sacerdote. Il procedimento, però, non riguarda violazioni disciplinari della condotta sacerdotale: la motivazione indicata è quella dell'«opportunità pastorale».
Ed è qui che la notizia diventa interessante. Perché Matteo Salvini ha immediatamente trasformato una decisione interna alla Chiesa in una vittoria politica: «Il prete dei clandestini lascia Vicofaro. Il tempo è galantuomo». È una frase che racconta forse più della rimozione stessa. Un ministro della Repubblica che tratta la fine dell'incarico pastorale di un sacerdote come la conclusione vittoriosa di una battaglia contro un avversario politico.
Su Vicofaro ci sono stati problemi reali, proteste dei residenti, criticità igienico-sanitarie e una gestione dell'accoglienza fortemente contestata. Fingere che tutto questo non sia esistito sarebbe ideologico quanto festeggiare la rimozione. Ma Biancalani aveva trasformato una parrocchia in uno dei simboli italiani dell'accoglienza dei migranti. Ed è proprio per questo che la sua vicenda è stata progressivamente sottratta alla Chiesa e trasformata in un'altra trincea della politica sull'immigrazione.
Alla fine il Vaticano può decidere chi debba guidare una parrocchia. Più curioso è vedere un vicepremier aspettare il verdetto per poter finalmente esultare contro un prete.
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