L'Italia dice a Israele di fermarsi. Il problema è cosa succede dopo averlo detto (esteri.it)
0Italia, Francia, Germania e Regno Unito hanno chiesto congiuntamente a Israele di fermare l'espansione degli insediamenti nella zona E1 della Cisgiordania, definendo i nuovi bandi «inaccettabili». Il punto non è soltanto simbolico: costruire in quell'area spezzerebbe la continuità territoriale palestinese tra nord e sud, rendendo ancora più difficile immaginare concretamente quella soluzione dei due Stati che le diplomazie europee continuano ufficialmente a sostenere.
La posizione italiana non nasce oggi: già nel 2025 il ministero degli Esteri aveva sottoscritto dichiarazioni internazionali che definivano il progetto E1 contrario al diritto internazionale e chiedevano a Israele di ritirarlo. Nel frattempo il progetto è andato avanti.
Ed è proprio questa la contraddizione. Roma può usare parole sempre più nette — «inaccettabile», «illegale», «distruttivo per i due Stati» — ma se a ogni nuova espansione segue essenzialmente una nuova dichiarazione, Israele può ragionevolmente calcolare che il costo politico concreto resterà limitato. Non è più una questione di trovare l'aggettivo diplomatico giusto. È decidere se quelle parole debbano produrre conseguenze.
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