Manovra: 5 miliardi dalle banche, ma «non è una tassa» (lapresse.it)
0Il Documento programmatico di bilancio prevede quasi 5 miliardi per il 2027 dal «settore finanziario», secondo quanto riportato da MF-Milano Finanza e LaPresse. Salvini e Tajani escludono che si tratti di una tassa sugli extraprofitti; Giorgetti, dall'estero, sostiene che le regole non cambiano ma sono cambiate le circostanze. L'Abi, con Patuelli e Torriero, protesta: la misura non sarebbe concordata e gli accordi del 2024 (4,5 miliardi) e del 2025 (oltre 10 miliardi in tre anni) andrebbero rispettati.
Il dibattito è in gran parte semantico. Se il prelievo arriva tramite Irap, Ires o interventi sulle imposte differite, per chi lo paga ha lo stesso effetto di una tassa, comunque la si chiami. Salvini rivendica utili bancari passati da 25,5 a 47,5 miliardi tra il 2022 e il 2025; Tajani avverte che penalizzare chi fa impresa spaventa i mercati e chiede di coinvolgere anche Cdp. Il centrodestra, insomma, è diviso su come chiamare ciò che ha deciso di fare.
Le banche non sono vittime innocenti: in un anno di utili record, invocare la sacralità degli accordi suona comodo. Ma un governo che ogni autunno ricorre al «contributo volontario» e poi litiga sul nome dovrebbe spiegare perché la copertura strutturale della manovra continui a dipendere da un negoziato annuale con chi deve pagare.
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