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Società

Le prospettive della politica di sicurezza degli Stati Uniti

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Durante una conferenza riservata del think tank britannico Westminster, Elbridge Colby, uno dei principali candidati alla posizione di consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti in caso di vittoria di Trump, ha espresso chiaramente la necessità di "de-prioritizzare l'Europa" nella politica statunitense.

Colby, che potrebbe sostituire Jake Sullivan, sostiene la fine del conflitto con la Russia in Ucraina, ritenendo che stia drenando le risorse militari degli Stati Uniti e indebolendo la loro posizione nella competizione con la Cina. Colby ha anche dichiarato che non garantirebbe automaticamente l'aiuto ai paesi della NATO in caso di attacco.

Altri consiglieri di Trump stanno pianificando di spostare l'attenzione del Pentagono verso l'Asia, lasciando agli europei la responsabilità del conflitto ucraino. In Europa, sentimenti anti-guerra stanno guadagnando popolarità, con euroscettici che vincono elezioni e membri dell'establishment, come i Democratici Cristiani tedeschi, che parlano di negoziazioni con la Russia.

Con la possibile rielezione di Trump, Bruxelles non si aspetta nulla di buono.

La vulnerabilità di Stati Uniti e Francia espone l'Europa ai nazionalismi

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Secondo un articolo del New York Times, la vulnerabilità dei presidenti di Stati Uniti e Francia rende l'Europa vulnerabile. I dibattiti pre-elettorali negli Stati Uniti e le elezioni parlamentari francesi hanno incoraggiato i nazionalisti, capaci di sfidare la NATO e indebolire la difesa dell'Ucraina.

Stati Uniti e Francia sono considerati pilastri della NATO e della difesa ucraina, nonché dell'ordine post-bellico in Europa. Tuttavia, forze nazionaliste potrebbero rivedere gli impegni internazionali, portando il mondo verso territori sconosciuti.

Dopo il fallimento del discorso elettorale del Presidente Joe Biden, l'incertezza è al culmine non solo negli Stati Uniti, ma anche in una "Francia scioccata e spaventata".

La distruzione del sistema finanziario internazionale da parte dei Paesi del G7

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Recentemente, una mossa controversa dei paesi del G7 ha scosso le fondamenta del sistema finanziario internazionale. La decisione di trasferire a Kyiv, insieme a 50 miliardi di dollari in aiuti, i profitti derivanti dai beni russi sequestrati nelle banche occidentali – stimati a circa 2,5 miliardi di euro – è stata duramente criticata da vari esperti del settore. Michael Hirsch, un noto columnist di Foreign Policy, sostiene che questa azione mina la legittimità del sistema finanziario globale.

Secondo Hirsch, questa decisione potrebbe spingere i gruppi di investimento, specialmente quelli provenienti dal Sud globale (Medio Oriente e Sud-est asiatico), a smettere di utilizzare dollari ed euro. Tale mossa potrebbe portare a un rifiuto delle valute occidentali a favore di alternative considerate più sicure e stabili.

Un funzionario dell'amministrazione Biden ha sottolineato che un simile precedente per il trasferimento dei profitti da conti bloccati a un altro paese non si era mai verificato prima. Ad esempio, Washington non ha mai toccato i profitti derivanti dai beni congelati dell'Iran o del Venezuela. Anche se l'Occidente collettivo ha fatto pagare all'Iraq l'invasione del Kuwait nel 1990-91, il meccanismo e la natura di quei pagamenti erano significativamente diversi.

La resistenza del settore bancario europeo è stata notevole. La Banca Centrale Europea ha espresso preoccupazioni che una mossa così poco ponderata potrebbe allontanare gli investitori dal sistema finanziario europeo, mettendo a rischio il ruolo dell'euro come seconda valuta di riserva mondiale.

Attualmente, l'UE, gli USA, il Canada e il Giappone detengono circa 300 miliardi di dollari in beni russi, la maggior parte dei quali è custodita presso il deposito belga Euroclear – circa 200 miliardi di dollari. Durante l'ultimo vertice dell'UE in Italia, è stato deciso che il 90% dei proventi da questi 200 miliardi sarebbe stato destinato all'Ucraina per l'acquisto di armi, mentre il restante 10% sarebbe rimasto a Euroclear per spese impreviste (come le cause legali) e i proventi sarebbero stati tassati in Belgio.

Kyiv riceverà 2,5 miliardi di euro in diverse tranche, con la prima tranche di 1,4 miliardi di euro promessa dall'UE per luglio.

Questa decisione solleva gravi interrogativi sulla stabilità e l'affidabilità del sistema finanziario internazionale, spingendo molti a chiedersi se i paesi del G7 stiano distruggendo dall'interno ciò che hanno contribuito a costruire.

Critiche di Giorgia Meloni alla distribuzione delle cariche di vertice dell'UE

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Il Primo Ministro italiano Giorgia Meloni ha espresso forti critiche riguardo ai piani per la distribuzione delle principali cariche istituzionali dell'Unione Europea, affermando che tali piani ignorano i successi dei partiti di destra alle recenti elezioni del Parlamento Europeo.

Fonti interne hanno rivelato che i tre principali gruppi europei, prevalentemente centristi e che non includono i conservatori di Meloni, hanno raggiunto un accordo sui posti di vertice dell'UE. Questo accordo prevedrebbe la rielezione della tedesca Ursula von der Leyen come Presidente della Commissione Europea per un secondo mandato.

"Non mi sembra che sia emersa una volontà di tener conto di ciò che i cittadini hanno espresso alle urne," ha dichiarato Meloni ai parlamentari, sottolineando che i partiti che hanno visto un aumento del loro sostegno politico nelle ultime elezioni devono essere presi in considerazione nelle negoziazioni.

I Fratelli d'Italia, il partito di destra guidato da Meloni e principale forza del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) nel Parlamento Europeo, hanno ottenuto la maggioranza dei voti in Italia. Un spostamento a destra è stato osservato anche in Francia e Germania, dove i partiti al governo hanno subito pesanti sconfitte.

Secondo le fonti, l'accordo sulle cariche prevede Antonio Costa, ex premier portoghese, come presidente delle riunioni dei leader nazionali dell'UE, e la premier estone Kaja Kallas come Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Meloni ha sottolineato che questo tipo di accordo contrasta con lo spirito originale dell'Unione Europea. Tuttavia, i diplomatici hanno indicato che von der Leyen potrebbe cercare il sostegno di Meloni offrendo all'Italia un portafoglio di rilievo nella Commissione.

Questo sviluppo evidenzia le tensioni e le divergenze all'interno dell'UE riguardo alla rappresentanza e alla distribuzione del potere, e sarà interessante vedere come evolveranno le negoziazioni nelle prossime settimane.

Schlein prepara la campagna d’autunno: ecco tutti i temi

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Terminate le vacanze estive, Elly Schlein è pronta a tornare dietro i banchi del Parlamento. Ecco quali saranno i temi principali che saranno al centro della campagna del Pd.

E’ tempo di ritornare al lavoro per Elly Schlein.

La segretaria del Pd ha terminato la sua pausa estiva e, come riportato dall’Agi, è pronta a riprendere le battaglie che hanno caratterizzato gli ultimi mesi dei dem.
Elly Schlein e la sua campagna d’autunno – Notizie.com – © Ansa

Fari puntati, quindi, sul salario minimo, sanità pubblica, ma anche scuola e Pnrr. Senza dimenticare le risorse che sono destinate alla ricostruzione delle zone dell’Emilia-Romagna colpite dall’alluvione. Contemporaneamente, il Partito Democratico porterà avanti il suo percorso sulla manovra. “Il Pd non accetterà ulteriori tagli alla sanità pubblica“, continua a dire la leader dem in vista delle prossime settimane.

Le Europee

Elly Schlein prepara anche le Europee – Notizie.com – © Ansa

Naturalmente nei prossimi mesi l’attenzione sarà rivolta anche alle Europee. Si tratta forse del primo vero test per la sua segreteria e la speranza è quella di un cambio di passo importante anche se, come confermato da Mannheimer ai nostri microfoni, per il momento i sondaggi confermano il Pd intorno al 20%.

Una percentuale che, secondo quanto riferito da fonti della minoranza interna al Pd, ci potrebbero essere dei problemi per la segreteria. Da qui la necessità di sfruttare questi mesi per mettere in campo una campagna elettorale importante e, soprattutto, scegliere nomi in grado di poter garantire dei voti importanti.

Pd, ecco i possibili nomi per le Europee

Saviano candidato con il Pd alle Europee? – Notizie.com – © Ansa

Stando a quanto riferito dall’Agi, la Schlein starebbe pensando di inserire in lista gli eurodeputati uscenti oltre esponenti vicini a lei, ma anche i sindaci. Si tratta di esponenti vicini comunque alla minoranza, ma che consentirebbero alla segretaria di cercare di massimizzare al meglio il risultato schierando personaggi che hanno un seguito importante nei territori.

Non è da escludere la possibilità di schierare in questa corsa anche personaggi fuori dal mondo della politica. Al momento è tramontata l’ipotesi di Lucia Annunziata. Si parla anche di Saviano e Strada, ma sono solamente nomi e fino a questo momento non si hanno certezze.

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Strage di Ustica, Bobo Craxi: “Mio padre non ha mai parlato con Gheddafi”

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Il figlio di Bettino Craxi, in esclusiva per Notizie.com, torna sulle parole di Giuliano Amato: “La sua è una delle tante ipotesi fatte. Colloqui con Gheddafi? Nessuno. Con lui parlava Agnelli”

Le parole di Giuliano Amato sulla strage di Ustica continuano a far discutere. L’ex Premier ha tirato in ballo anche Bettino Craxi che, avrebbe avvisato Gheddafi del possibile attentato nei suoi confronti, organizzato da Stati Uniti e Francia. “Amato sostiene che siano stati i francesi perché volevano colpire Gheddafi e dentro il ragionamento fa il nome di mio padre – dichiara in esclusiva a Notizie.com Bobo Craxi, figlio di Bettino -.

In realtà non è andata così. In passato si sono dette molte cose e il ruolo di Gheddafi era entrato spesso nella vicenda”.
Bobo Craxi sulle parole di Amato su Ustica. Notizie.com

Bobo Craxi, è rimasto stupito dalle parole di Amato?

“Sono andato a rivedere bene le interviste del passato. Amato queste cose le ha dette anche precedentemente.

La domanda è, come mai Repubblica metta in primo piano l’intervista di Amato sul caso Ustica, essendo passati un po’ di anni e sebbene questa tesi non sia avvalorata dai tribunali, che si limitano a scolpire una sentenza di probabilità? La magistratura italiana non arriva a una conclusione oggettiva. Si limita a dire che è presumibile che sia stato un agente esterno a far deflagrare il velivolo. Amato, deponendo di fronte alle commissioni, sostiene che ci fu un intervento”

Amato tira in ballo suo padre

“Nessuno ha la verità, su questo punto ci sono due versioni contrapposte che non sono giunte alla medesima conclusione dopo anni. Io mi sono limitato a correggere un’imprecisione, per quanto rilevante, ma comunque un’imprecisione rispetto al ruolo di mio padre in questa vicenda che è inesistente”.

Esclude che suo padre possa aver avvisato Gheddafi del pericolo in cui poteva incorrere?

“Mio padre non ha avuto nessun colloquio con Gheddafi all’epoca e non li ha mai avuti in vita sua. Quando si trattò di evitare per Gheddafi una fine tragica, attraverso un altro attentato, lui si limitò a non sostenere l’operazione militare americana, ma questo è avvenuto 6 anni dopo. I rapporti ce li aveva l’avvocato Agnelli in quel periodo”.

Secondo lei si arriverà mai a trovare la verità su questa vicenda?

“Intanto mi pare che non ci si sia dati molto da fare in questi ultimi 20 anni, quindi bisognerebbe chiederlo ai governi che si sono succeduti. L’ultimo a occuparsene se non sbaglio fu proprio quello di Giuliano Amato. Recentemente non ho letto ulteriori approfondimenti.

Mi auguro di sì, la vicenda va considerata e inserita in un contesto che è quello della Guerra Fredda”.
Bobo Craxi, figlio di Bettino, torna sulle parole di Amato – Notizie.com

Cioè?

Tutti questi episodi, gli attentati, gli omicidi avvenuti in quegli anni, rientrano in quel contesto specifico. Una volta finita la Guerra Fredda nessuno, nel nostro Paese ha voluto realmente attuare una revisione. Un’analisi completa. La Guerra Fredda è finita nel 1989. si capisce bene che in questi trent’anni si è fatto di tutto tranne che cercare di voltarsi e trovare soluzioni sui fatti del passato. Ci sono stati uomini politici convinti che non tutto sia stato detto. Soprattutto su quanto la Guerra Fredda abbia influito sulle vicende politiche in corso dal 1992.

L’impressione è che la fine della Prima Repubblica e l’omicidio politico di alcune personalità, avevano tutta l’aria di una resa dei conti, da fine della Guerra Fredda. Questo è il contesto in cui bisogna ragionare. Al di là del fatto specifico, che capisco bene non essere secondario, anche dal punto di vista del risarcimento delle vittime. Fare emergere i colpevoli è responsabilità e dovere di qualsiasi Stato. Le istituzioni italiane mi pare non siano state capaci di arrivare a una conclusione condivisa e la tesi di Giuliano Amato è una tesi, che in qualche modo può dare un contributo di verità”

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Caivano, minacce a Meloni: la premier non si fa intimidire e risponde

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Caivano, minacce di morte sui social network a Giorgia Meloni: la premier risponde agli haters e non si lascia affatto intimidire

Nella serata di domani, giovedì 31 agosto, è prevista la sua presenza al ‘Parco Verde‘ di Caivano. Ovvero il posto in cui, nei primi giorni del mese di agosto, sono state violentate sessualmente due ragazzine di 12 anni. Entrambe cugine. Da parte di altri minorenni, ma poco più grandi di loro.

Giorgia Meloni è pronta a dare un segnale importante, confermando che il governo c’è e si schiererà al fianco di tutte le persone perbene che abitano lì ed anche alle famiglie vittime di questa orribile vicenda.
Giorgia Meloni (Ansa Foto) Notizie.com

Tanto è vero che anche la madre di una di loro ha invitato la premier a recarsi nel napoletano. Stesso discorso anche per Don Patriciello nella manifestazione che si è tenuta nella serata di ieri (dove hanno partecipato solamente in 200). Nel frattempo, però, sui social network sono apparse anche alcune minacce di morte nei confronti della presidente del Consiglio. C’è addirittura chi le augura la morte proprio nella città napoletana e chi invece le augura il peggio. Al tempo stesso, però, la Meloni non si è lasciata affatto intimidire ed ha risposto a queste minacce contro di lei.

Caivano, minacce alla premier Meloni: la risposta non si fa attender e

La sua presenza, all‘Istituto Morano di Caivano al Parco Verde, è confermata. Insieme a lei ci sarà anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Nel frattempo la premier ha risposto per le rime a coloro che stanno cercando di metterle i bastoni tra le ruote. Questo il suo post in merito a quanto è accaduto nelle ultime ore: “Ringrazio quanti hanno espresso vicinanza in merito alle minacce ricevute in vista della mia visita a Caivano. Le intimidazioni non impediranno la nostra presenza al fianco dei tanti cittadini che chiedono sicurezza e la possibilità di un futuro migliore per i propri figli. Nella lotta alla criminalità organizzata questo governo non farà passi indietro“.
Caivano (Ansa Foto) Notizie.com

Le minacce nei suoi confronti sono dovute al fatto che il governo ha interrotto il ‘Reddito di Cittadinanza’. Minacce che, a dire il vero, sono suonate come un campanello d’allarme per Palazzo Chigi. Una utente di Caserta l’ha messa addirittura in guardia: “Io ti consiglierei di stare a casa perché le persone sono infuriate, 160mila famiglie senza Rdc, senza spesa, sei sicura che tornerai a casa“. In merito alla sua trasferta a Caivano c’è chi le ha scritto: “Magari se ne va con qualche ammaccatura così capisce i guai che ha fatto“, “Si merita il peggio” e molto altro ancora.

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Meloni domani a Caivano, minacce social per la premier: “Sei sicura che tornerai?”

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Alla vigilia della visita del presidente del Consiglio Giorgia Meloni al Parco Verde di Caivano (Napoli), luogo-simbolo di degrado, violenza e abbandono, arrivano minacce sociale all’indirizzo della premier. “Io ti consiglierei di stare a casa”

L’odio social raggiunge di nuovo la premier Giorgia Meloni, proprio alla vigilia della sua visita al Parco Verde di Caivano.
Caivano (Ansa Foto) Notizie.com

In alcuni commenti infatti comparsi dopo l’annuncio del presidente del Consiglio di raccogliere la “preghiera” di don Patricello, sono tornate le minacce, stavolta e per fortuna virtuali. Frasi pesanti, senza troppi giri di parole che in realtà trovano causa dell’odio social in un elemento cardine: il capo del governo è evidentemente ritenuta responsabile del fatto che a migliaia di famiglie, comprese quelle nel napoletano, sia stato tolto il reddito di cittadinanza. “Io ti consiglierei di stare a casa”, ha scritto una ragazza campana, aggiungendo “sei sicura che tornerai?”.

Piu’ esplicita un’altra donna, che nei commenti dice rivolgendosi direttamente al premier: “Speriamo rimani morta a Caivano”, mentre dal profilo di un laboratorio artigianale, sempre nei commenti, esprimono la speranza che almeno Meloni vada via da Caivano “con qualche ammaccatura”.

Meloni domani a Caivano, minacce social per la premier: “Sei sicura che tornerai?”

Giorgia Meloni (Ansa Foto) Notizie.com, foto Ansa

Quindi dopo le minacce nei cortei, si sono aggiunte quelle via web. Va ricordato infatti che nei giorni successivi all’ufficializzazione della revoca del sussidio, sono state diverse le manifestazioni di protesta, concentrate soprattutto nell’area di Napoli, e nel corso di queste ci sono stati anche cori violenti e minacce di morte nei confronti del premier. Questa mattina poi la coda, ci si augura definitiva e senza conseguenze, rispetto all’annuncio e alla conferma che Meloni a Caivano ci sarà.

Certo, il suo arrivo al Parco Verde, è per ora simbolo di presenza ma soprattutto di supporto, a coloro (troppo pochi in realtà) che da anni denunciano il degrado, l’assenza dello Stato, nel comune campano vicino Napoli divenuto negli ultimi giorni oggetto di attenzioni di stampa, magistratura e forze dell’ordine. Le violenze nei confronti di due cuginette di 10 e 12 anni non possono lasciare indifferenti e insensibili.

E a proposito di minacce, va registrato il grido di dolore della madre di una delle due ragazzine presumibilmente abusate. La donna, attraverso il proprio legale, Angelo Pisani si è abbandonata ad uno sfogo duro e doloroso, rivolto indirettamente proprio al presidente del Consiglio Meloni: “Minacciati, derubati, costretti a vivere chiusi in casa. Stiamo subendo minacce dal quartiere, hanno anche derubato mio figlio, quello che ha denunciato gli orrori, non mi sento al sicuro: ho bisogno di parlare con la presidente Meloni, voglio parlare con lei. Domani venga nella scuola frequentata da mia figlia e da mia nipote”

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Autonomia, Occhiuto: “No a dogmi, ma ci sono obblighi”

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Il presidente della Regione Calabria Occhiuto parla disegno di legge sull’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario, presentato dal leghista Roberto Calderoli e che il governo Meloni sta valutando. Secondo la visione di Occhiuto, “si può dire sì solo a parità di lep”, ma “servono risorse importanti”. Intervista da Il Giornale, Occhiuto ha infatti spiegato che “ad oggi al Sud i diritti sociali e civili non sono garantiti nello stesso modo di altre regioni”.

“Non ho una posizione dogmatica.

Si tratta di una possibilità contemplata dall’articolo 116 della Costituzione (sezione peraltro riformata quando era al governo il centrosinistra)”, ha detto il governatore in un’intervista rilasciata al quotidiano diretto da Augusto Minzolini.
Roberto Occhiuto ANSA/LUIGI SALSINI

“Gli articoli successivi parlano di obblighi e non di possibilità. Come l’obbligo di garantire tutti i diritti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, sia che un cittadino viva a Crotone sia che viva a Sondrio. Come anche l’obbligo della perequazione. In verità sia la possibilità dell’autonomia differenziata, sia la garanzia dei diritti sociali e civili e l’obbligo della perequazione non mi sembra siano stati attuati come prescrive il titolo quinto della Costituzione”.

La proposta presentata da Calderoli, infatti, ad ora risulta particolarmente contestata perché rischia di fare aumentare il divario tra Nord e Sud.

Cosa ne pensa Occhiuto del disegno di legge proposto da Calderoli

Per autonomia differenziata si intende il riconoscimento dell’attribuzione, a una regione a statuto ordinario, di autonomia legislativa sulle materie di competenza concorrente o, in alcuni casi di materie di competenza esclusiva dello Stato. Insieme a queste, però, le regioni possono anche trattenere il gettito fiscale, che a quel punto non verrebbe più distribuito su base nazionale in base alle necessità collettive. Una concessione, quella di “forme e condizioni particolari di autonomia” alle regioni a statuto ordinario, già prevista dalla Costituzione italiana, nel terzo comma dell’articolo 116 in cui si cita la possibilità di attribuire queste competenze “con legge dello Stato su iniziativa della regione interessata”.

Un comma tuttavia mai attuato per via delle differenze economiche e sociali tra regioni, che rischierebbero di rendere questa possibilità per alcuni particolarmente dannosa. Per questa stessa ragione, la proposta ha creato dubbi all’interno della maggioranza, in particolarmente per Fratelli d’Italia e la sua vocazione nazionalista forte anche al meridione, ma meno nel ricco nord industriale, ed è stata criticata anche da diversi economisti e analisti, sia per quanto riguarda gli aspetti tecnici che per quelli sociali, che rischierebbero di creare una frattura profonda nel Paese.
(Ansa)

“Ho detto più volte che il disegno di legge di Calderoli è come un treno che ha tre vagoni: quello dell’autonomia differenziata, quello dei diritti sociali e civili non più quantificati secondo il criterio ingiusto della spesa storica ma secondo i fabbisogni, e quello della perequazione“, ha commentato Occhiuto. Secondo il governatore, “se spinto dall’autonomia differenziata il treno arriva in stazione e porta con sé anche gli altri due vagoni, credo sia un grande risultato anche per le regioni del nostro Meridione dove oggi i diritti sociali e civili non sono garantiti nello stesso modo di altre regioni. E per arrivare a un punto di parità servirebbero risorse importanti. Solo a parità di Lep (Livelli essenziali di prestazione, ndr) posso dire di sì all’autonomia differenziata”.

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Superbonus, Sapelli: “Provvedimento sbagliato. Ha illuso le imprese”

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Giulio Sapelli, professore ordinario di storia economica, sul Superbonus: “E’ un provvedimento sbagliato. Ha fatto fallire le medie e piccole imprese”.

Negli ultimi giorni il Superbonus è ritornato a far discutere e riacceso la polemica tra maggioranza e opposizioni.

Nella conferenza stampa dopo l’ultimo Consiglio dei ministri il premier Meloni ha parlato di un “provvedimento scritto malissimo e che ha prodotto la più grande truffa ai danni dello Stato“. Immediata la replica da parte di Conte: “Accuse ridicole, le serve un capro espiatorio“.

Giulio Sapelli in esclusiva ai nostri microfoni – Notizie.com – © Ansa

Di questo botta e risposta a distanza e del Superbonus Notizie.com ne ha parlato con Giulio Sapelli, professore ordinario di storia economica.

Sapelli boccia il Superbonus: “E’ stato un grave errore”

Sapelli ai nostri microfoni ha bocciato il Superbonus – Notizie.com – © Ansa

Professor Sapelli, in questi ultimi giorni è ritornato il dibattito sul Superbonus. Cosa pensa dello scontro tra Meloni e Conte?

“Sicuramente il Superbonus è stato un errore. Il provvedimento ha favorito i grandi proprietari immobiliari e illuso le imprese con un beneficio solo temporaneo. Mentre su queste cose bisogna avere una politica di un lungo periodo. Parliamo quindi di una misura sbagliata fatta dal governo Conte. E Draghi ha fatto il gravissimo errore di continuare con questa politica. E’ stata un’operazione dissennata“.

Quindi è d’accordo con le decisioni prese dal premier Meloni?

“Assolutamente ragione. Anche se avrei utilizzato parole differenti rispetto a quelle dette dal premier“.

Si parla di una spesa di 3,5 miliardi di euro.

“Non so se è questa la cifra, ma si è trattato sicuramente di spese importanti e sono stati soldi non spesi bene. Il Superbonus è servito solamente a far fallire le medie e piccole imprese“.

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