Legge elettorale: Mattarella firma, ma la parola passa alla Consulta (avvenire.it)
0Il Quirinale ha promulgato la nuova legge elettorale il 9 ottobre, un giorno dopo il via libera definitivo della Camera. Come Mattarella ha già ripetuto, firmare non significa approvare né dare un nulla osta costituzionale: il testo entra in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e solo allora potrà finire davanti alla Corte costituzionale. Il sistema torna proporzionale con premio di maggioranza, capilista bloccati e coalizioni obbligate a indicare il candidato premier.
La maggioranza rivendica un testo ammorbidito dopo mesi di moral suasion del Colle. Ma restano due punti che gli stessi osservatori danno per fragili: il forte aumento delle firme richieste ai partiti extraparlamentari (da 1.500 a 6.000 per circoscrizione, con esenzione transitoria per chi aveva un gruppo in Parlamento a fine 2025) e la mancata alternanza di genere tra i capilista. Una regola scritta da chi è già dentro, a protezione di chi è già dentro: difficile chiamarla neutra.
L'opposizione, dal canto suo, grida alla legge truffa ma sulle regole del gioco ha poca autorità morale: ogni maggioranza ha ritoccato il sistema di voto a proprio vantaggio, e nel centrosinistra c'è chi, per calcolo, coltiva un esito di pareggio. Intanto il premio rischia di consegnare il Parlamento a una minoranza di elettori, con l'astensione a fare da moltiplicatore. La vera partita si sposta così dalle piazze ai giudici: se la Consulta correggerà, lo farà a campagna già avviata. Un modo piuttosto bizzarro di fare le regole.
0 commenti
I commenti sotto la soglia restano compressi. Chiunque può scrivere, anche senza account usando il Codardo Anonimo.
Scrivi un commento