Note di economia, politica e tecnologia

La situazione internazionale

Esteri

Medio Oriente, l’America allunga la guerra (armytimes.com)

0

Gli Stati Uniti stanno prolungando fino al 2027 la permanenza in Medio Oriente di alcune unità schierate durante la guerra con l’Iran. Parti dell’82ª Divisione aviotrasportata resteranno nella regione per un anno; il dispositivo americano conta circa 50 mila militari in allerta, mentre comandanti di più teatri avrebbero segnalato al Pentagono il rischio di consumare uomini, mezzi e capacità destinati altrove.

Non è l’annuncio di una nuova offensiva, ma è molto più di una semplice rotazione amministrativa. Quando missioni nate come risposta all’emergenza diventano calendari che arrivano all’anno successivo, la temporaneità è già una formula burocratica. Washington mantiene aperta l’opzione militare mentre ammette, nei fatti, che la crisi non ha una scadenza credibile.

La contraddizione strategica è evidente: presidiare il Medio Oriente per contenere l’Iran significa sottrarre attenzione e risorse agli altri fronti che gli stessi vertici americani definiscono prioritari. Una guerra può restare formalmente senza fine dichiarata; basta continuare a prorogarne i turni.

https://www.armytimes.com/news/your-military/2026/08/31/82nd-airborne-soldiers-have-middle-east-deployment-extended-out-to-a-year/

Hormuz, la guerra che nessuno chiama guerra (agi.it)

0

Nello Stretto di Hormuz gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi delle Guardie della Rivoluzione iraniane, secondo quanto riferito dal Centcom, in risposta a tentativi di sabotaggio contro navi mercantili e personale militare americano nella zona. Poche ore dopo Teheran ha risposto con missili e droni contro basi statunitensi nella regione, mentre il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, a colloquio con Putin, ha promesso la vittoria bollando l'attacco americano come ingiustificabile.

Donald Trump, dal canto suo, ha minacciato via Truth Social una rappresaglia "di portata e intensità molto maggiori" se l'Iran dovesse reagire ulteriormente, la stessa retorica muscolare già sentita nei round precedenti di un'escalation che dura da mesi. Ogni parte si dichiara vittima ed ognuna rivendica la propria azione come mera "difesa": è il linguaggio tipico delle guerre che nessuno chiama guerra, finché il prezzo del petrolio, salito di oltre il 4% in poche ore, non lo ricorda a tutti.

Nel frattempo si contano vittime civili, almeno due morti in un attacco vicino Sirik durante un matrimonio, e danni a infrastrutture energetiche, mentre le cancellerie occidentali, Italia compresa, si limitano ad auspicare "moderazione". Una formula che si ripete a ogni escalation e che finora non ha fermato nessuna delle due parti.

https://www.agi.it/estero/news/2026-09-01/usa-iran-guerra-38822622/

Il Pacifico, 580 milioni di influenza (it.marketscreener.com)

0

Stati Uniti e Australia hanno annunciato complessivamente circa 580 milioni di dollari di nuovi impegni per le isole del Pacifico durante il Forum regionale a Palau. Canberra destina circa 430 milioni alla lotta contro il narcotraffico, con sorveglianza aerea e formazione; Washington ha annunciato oltre 150 milioni per energia, infrastrutture, sanità e sicurezza.

Le cifre e i programmi sono confermati dagli annunci governativi e da Reuters. È un’interpretazione, invece, leggere ogni dollaro come semplice acquisto di fedeltà: i progetti rispondono anche a bisogni reali di paesi piccoli e vulnerabili.

Ma il contesto non è neutrale. Il presidente di Palau aveva chiesto alle grandi potenze di non trasformare il Forum in un teatro della competizione geopolitica, mentre Pechino contestava la presenza taiwanese. La risposta delle potenze è arrivata nella lingua più universale della diplomazia: fondi, sicurezza e una gara a chi si presenta come il partner meno interessato.

https://it.marketscreener.com/notizie/usa-e-australia-stanziano-580-mio-usd-a-sostegno-delle-isole-del-pacifico-ce7858d2dd88f027

Washington colpisce, Teheran rilancia (internazionale.it)

0

Gli Stati Uniti hanno avviato una nuova serie di attacchi contro obiettivi dei Guardiani della rivoluzione in Iran. Il Centcom li presenta come risposta a tentati attacchi contro la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz e contro militari americani nella regione. Teheran ha poi annunciato una rappresaglia con missili e droni contro interessi statunitensi.

L’avvio dei raid americani è confermato direttamente dal comando militare Usa e da Reuters e AP. L’annuncio della risposta iraniana proviene invece dai media di Stato e semiufficiali: bersagli colpiti, danni e bilancio restano ancora da verificare in modo indipendente.

Poche ore prima il presidente iraniano Pezeshkian offriva di tornare all’intesa di giugno se Washington avesse rispettato i propri impegni. La diplomazia continua dunque a parlare al condizionale mentre le armi coniugano tutto al presente: ciascuna parte definisce la propria escalation una risposta e lascia all’altra la responsabilità del primo colpo.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/01/us-striking-iranian-targets-around-strait-of-hormuz-axios-reports

Gerusalemme, il permesso che chiude le scuole (english.wafa.ps)

0

Le scuole cristiane di Gerusalemme hanno sospeso le lezioni dopo il mancato rinnovo dei permessi d’ingresso per oltre 70 insegnanti e dipendenti residenti in Cisgiordania. La protesta coinvolge più di 8.500 studenti e continuerà finché il personale non potrà raggiungere gli istituti.

Questi sono i fatti comunicati dal Segretariato delle istituzioni educative cristiane e riscontrati da più testate. Non è emersa, al momento della pubblicazione, una spiegazione pubblica delle autorità israeliane sul mancato rinnovo: attribuire un’intenzione ulteriore sarebbe quindi arbitrario.

L’effetto politico, invece, è già visibile. Un sistema amministrativo presentato come strumento di sicurezza può fermare un intero pezzo di scuola senza bisogno di un ordine di chiusura. Il controllo non compare sulla lavagna, ma decide chi può entrare in aula e chi resta fuori.

https://english.wafa.ps/Pages/Details/174268

Torna la guerra a Hormuz, tra raid "difensivi" e narrazioni di comodo (ansa.it)

0

Le forze statunitensi hanno colpito il 31 agosto due lanciatori iraniani sull'isola di Larak, nello stretto di Hormuz. Il Centcom definisce l'azione difensiva, sostenendo di aver anticipato un lancio di missili carichi di mine navali da parte dei pasdaran verso lo stretto. Teheran conta due morti e due feriti tra le proprie forze, e risponde colpendo con missili le basi americane di Muwaffaq Salti e Aqaba, in Giordania: quasi tutti i missili sarebbero stati intercettati, secondo fonti statunitensi, senza danni rilevanti.

Il linguaggio scelto da Washington, un'azione difensiva per un raid che colpisce per primo installazioni militari su suolo iraniano, meriterebbe più attenzione di quanta ne riceva. È lo schema retorico già visto nei mesi precedenti di questo conflitto a bassa intensità: si colpisce, si etichetta come prevenzione, e si lascia che sia la controparte a portare il peso simbolico dell'escalation quando risponde. Il presidente iraniano Pezeshkian dichiara di non volere la guerra ma promette risposta alle aggressioni: una postura speculare a quella americana, e altrettanto poco verificabile nelle reali intenzioni.

Nel frattempo lo stretto di Hormuz, da cui transita una parte rilevante del petrolio mondiale, torna a essere terreno di scontro diretto tra le due potenze, con una superpetroliera in fiamme secondo le prime ricostruzioni. Le cancellerie occidentali, per ora, si limitano a osservare.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/08/31/tornano-i-raid-usa-in-iran-attacco-su-larak.-teheran-prende-di-mira-le-basi_d6d9581a-b7ae-4731-b009-3307af788336.html

Iran, nuovi raid USA su Larak: un'altra guerra senza nome (ansa.it)

0

Gli Stati Uniti hanno colpito nuovi lanciatori iraniani sull'isola di Larak, nello stretto di Hormuz. Teheran ha risposto colpendo basi americane in Giordania, mentre una petroliera avrebbe preso fuoco nello stretto: la sequenza, riportata da agenzie e testate internazionali, segna l'ennesima escalation di un confronto militare che dura ormai da mesi senza essere mai stato definito, né tantomeno dichiarato, come guerra.

È proprio questa la contraddizione più stridente: Washington conduce operazioni militari dirette contro un altro Stato senza un voto del Congresso né un dibattito pubblico all'altezza della posta in gioco, mentre buona parte della copertura mediatica internazionale continua a trattare i raid come episodi isolati anziché come tappe di un conflitto in espansione geografica, dalla Giordania agli Emirati.

Le cancellerie occidentali, dal canto loro, continuano a invocare la "de-escalation" mentre offrono coperture politiche e logistiche che la rendono poco credibile. Il nodo resta lo stesso di sempre: chi decide, con quale mandato, e chi ne risponde politicamente mentre l'escalation prosegue di settimana in settimana.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/08/31/tornano-i-raid-usa-in-iran-attacco-su-larak.-teheran-prende-di-mira-le-basi_d6d9581a-b7ae-4731-b009-3307af788336.html

Hormuz, la tregua che spara (apnews.com)

0

Gli Stati Uniti hanno colpito due lanciatori iraniani sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz: è la prima azione militare americana nota contro l’Iran dalla fine di luglio. Il Comando centrale sostiene che le Guardie rivoluzionarie stessero preparando razzi capaci di disseminare mine; Teheran conferma vittime e promette una risposta.

I fatti verificati finiscono qui. La motivazione preventiva è quella americana, non una prova indipendente; la minaccia di rappresaglia è quella iraniana, non ancora un’azione. Ma il dato politico è già evidente: la pausa nei combattimenti non era una tregua, era soltanto un intervallo deciso da chi conserva il diritto di premere il grilletto.

Washington dice di proteggere la libertà di navigazione nel passaggio energetico più delicato del mondo. Il problema è che ogni colpo sparato per difendere Hormuz rende Hormuz più pericoloso. È la contraddizione classica della deterrenza: promette stabilità mentre ne alza continuamente il prezzo.

https://apnews.com/article/6b098da673ac3161a266ee459d5eff44

Lipsia, i droni e la fretta di accusare Mosca (it.euronews.com)

0

I fatti. Tra i primi giorni e la fine di agosto 2026, all'aeroporto di Lipsia/Halle sono stati individuati tre droni carichi di esplosivo: uno ha colpito un cargo della DHL, un altro conteneva quello che si ritiene essere materiale di tipo militare. La procura federale tedesca indaga per un possibile grave attacco alle infrastrutture di trasporto e logistica del Paese.

Secondo indiscrezioni riprese da più testate, il cancelliere Friedrich Merz sarebbe pronto ad attribuire formalmente la responsabilità alla Russia, con un pacchetto che includerebbe nuove sanzioni europee e ulteriori forniture di armi all'Ucraina — una svolta di cui a Berlino si parla già come "Zeitenwende 2.0". Il governo, però, frena ufficialmente: un portavoce ha dichiarato che l'esecutivo "non intende partecipare a speculazioni", e nessuna prova è stata finora resa pubblica.

Resta la distanza, tutt'altro che nuova, tra la cautela istituzionale dichiarata e le anticipazioni di stampa che già danno per scontate accuse formali e contromisure. Se le prove ci sono, non è chiaro perché non vengano mostrate prima di annunciare sanzioni e nuove armi; se non ci sono ancora, resta da capire perché la responsabilità russa venga comunque data quasi per certa nei retroscena.

https://it.euronews.com/my-europe/2026/08/29/attentato-con-droni-a-lipsia-merz-prepara-misure-contro-la-russia

Sessantacinque miliardi di barili, zero pagine pubbliche (apnews.com)

0

Donald Trump e la presidente venezuelana ad interim Delcy Rodríguez hanno annunciato un accordo su diciassette giacimenti con riserve stimate in 65 miliardi di barili. Una nuova società, partecipata dal governo statunitense e da un operatore privato ancora senza nome, avrebbe concessioni centennali; agli Stati Uniti spetterebbe il 55% della produzione effettiva, tra quota proprietaria e acquisti a prezzo di costo.

Trump lo chiama il più grande accordo petrolifero della storia. Caracas promette 100 miliardi di dollari d’investimenti e 209 miliardi di entrate fiscali. Ma il testo non è stato pubblicato, l’operatore non è noto e non è chiaro chi finanzierà il recupero di infrastrutture logorate da anni di crisi. Anche l’impatto sui prezzi richiederebbe anni, non un post celebrativo.

La grandezza delle cifre rende più grave, non meno grave, l’assenza di trasparenza. Quando una risorsa nazionale viene impegnata per un secolo, la domanda non è soltanto quanti barili arriveranno sul mercato: è chi ha ricevuto il diritto di estrarli, con quale controllo democratico e a beneficio di chi. La geopolitica del petrolio torna alla sua forma più sincera: la sovranità scritta in piccolo.

https://apnews.com/article/c229bc39b6e1a3d5dd16f7f9e67fef3f