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La situazione internazionale

Esteri

Moldova, i droni passano mentre Zelensky transita (moldova1.md)

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Due droni russi hanno violato lo spazio aereo moldavo il 14 settembre, secondo le autorità di Chișinău, mentre erano in corso attacchi contro la regione ucraina di Odessa. L’episodio segue quello dell’8 settembre, quando l’allarme e la temporanea chiusura dei cieli ritardarono la partenza dell’aereo di Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino sostiene che Mosca abbia ripetuto le incursioni sapendo del suo transito; questa intenzionalità, però, non è stata dimostrata in modo indipendente e una fonte del suo stesso ufficio ha definito esagerata la versione di un quasi impatto.

La distinzione non assolve nessuno: droni impiegati nella guerra russa hanno attraversato più volte il territorio di un Paese non belligerante, costringendo l’aviazione civile a fermarsi. Ma trasformare la coincidenza in attentato senza prove indebolirebbe proprio la denuncia più solida. La Moldova non deve dimostrare che Zelensky fosse il bersaglio per rivendicare ciò che i fatti già mostrano: la sua sovranità aerea viene violata come se fosse uno spazio vuoto tra Russia e NATO.

https://www.moldova1.md/p/85298/russian-drones-detected-in-moldova-s-airspace-two-at-palanca-and-cioburciu

Drone abbattuto in Lituania, razzi russi contro un elicottero danese: il Baltico è già in tensione (ansa.it)

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Nella notte tra il 14 e il 15 settembre caccia della Nato hanno abbattuto un drone che aveva violato lo spazio aereo lituano, precipitato in una zona rurale vicino al lago di Kaunas. Il presidente lituano Gitanas Nauseda ha annunciato l'intercettazione su X, sottolineando che "la Nato resta vigile, impegnata e pronta" — parole dello stesso tenore usate un mese fa dopo un episodio analogo in Estonia, il primo abbattimento di un drone straniero nei cieli baltici dall'invasione russa dell'Ucraina.

Nelle stesse ore, secondo quanto riportato da Ansa, una fregata russa ha lanciato due bengala sfiorando un elicottero militare danese, in un episodio separato ma collocato nello stesso quadrante di tensione. Le autorità baltiche ed europee sospettano che Mosca dirotti deliberatamente droni verso i territori Nato durante le proprie incursioni contro obiettivi ucraini vicino San Pietroburgo, usando lo spazio aereo alleato come valvola di sfogo a basso rischio politico.

Il copione si ripete: un episodio isolato, una dichiarazione di fermezza, nessuna escalation concreta dichiarata. Ma la frequenza con cui questi "incidenti" si accumulano — l'Estonia a maggio, ora Lituania e Danimarca nello stesso giorno — racconta più una strategia che una serie di errori, mentre la risposta Nato, sempre proporzionata e mai risolutiva, comincia a somigliare a un rituale piuttosto che a una deterrenza.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/15/caccia-della-nato-abbattono-un-drone-sopra-la-lituania_0009593d-6491-408a-9480-af07927ee5a8.html

Lituania, la NATO abbatte un drone senza bandiera (internazionale.it)

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Un caccia della NATO ha abbattuto nella notte un drone entrato nello spazio aereo lituano, vicino a Pratkūnai, nell’area di Kaunas. Secondo il centro nazionale lituano per la gestione delle crisi, il velivolo sarebbe probabilmente arrivato dalla Bielorussia; la sua provenienza e il suo operatore, però, non sono ancora stati determinati. Attribuirlo oggi alla Russia o all’Ucraina significherebbe trasformare un’indagine aperta in propaganda pronta all’uso.

Il fatto politico resta anche senza una bandiera sul relitto: nei cieli baltici la guerra non è più soltanto osservata oltre confine, ma intercettata sopra il territorio NATO. L’abbattimento dimostra prontezza; la ripetizione di sconfinamenti mostra invece quanto sia sottile la distanza tra errore di rotta, disturbo elettronico e incidente capace di produrre un’escalation prima ancora di avere un colpevole.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/15/nato-fighter-shoots-down-drone-in-lithuania

Gedser, due razzi e una distanza troppo corta (forsvaret.dk)

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Una fregata russa ha lanciato due razzi di segnalazione verso un elicottero Fennec dell’aeronautica danese impegnato a fotografare la nave in acque internazionali al largo di Gedser. Il Comando della difesa danese riferisce che uno dei razzi è passato a breve distanza dall’elicottero; non risultano feriti o danni. Si trattava di dispositivi pirotecnici usati normalmente come segnale in mare, non di missili, ma la traiettoria conta più dell’etichetta.

Mosca può presentare il gesto come un avvertimento e Copenaghen come una provocazione: entrambe le definizioni descrivono un incontro militare in cui il margine d’errore è stato deliberatamente ristretto. Nel Baltico la deterrenza viene ormai misurata in metri. Il problema è che basta una manovra interpretata male perché una dimostrazione di nervi diventi qualcosa che nessuno aveva dichiarato di volere.

https://www.forsvaret.dk/da/nyheder/2026/forsvarets-helikopter-beskudt-med-flares-fra-russisk-fregat/

Columbia, la neutralità finisce in tribunale (apnews.com)

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Mahmoud Khalil e altri esponenti del Palestine Working Group hanno citato in giudizio la Columbia University, accusandola di non averli protetti da minacce, diffusione di dati personali e molestie, e di averli invece colpiti con procedimenti disciplinari. La causa sostiene che questa “indifferenza deliberata” abbia contribuito anche al clima che precedette l’arresto di Khalil da parte dell’immigrazione statunitense. Sono accuse ancora da provare in tribunale; Columbia non ha commentato il merito e afferma di voler garantire sicurezza e protezione dalle discriminazioni a tutta la comunità universitaria.

Il caso va oltre il singolo campus. Quando un’università modifica regole e disciplina sotto la pressione simultanea del governo, dei finanziatori e delle piazze, la neutralità istituzionale rischia di diventare il nome elegante della parte più forte. La causa stabilirà eventuali responsabilità giuridiche; il problema politico è già visibile: la tutela della libertà accademica vale poco se cambia intensità a seconda di chi sta parlando.

https://apnews.com/article/222bc1f0c8cd74c19f6bdc76dfd0b0de

Trump Jr., il regalo di nozze arriva da Mosca (propublica.org)

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Un’inchiesta di ProPublica documenta che Umar Kremlev, oligarca vicino a Vladimir Putin e presidente dell’International Boxing Association, ha sostenuto una parte rilevante dei festeggiamenti alle Bahamas per le nozze di Donald Trump Jr. e Bettina Anderson. La coppia ha confermato che Kremlev ha ospitato due serate successive al matrimonio, definendole un generoso regalo di un amico.

Non è la prova di uno scambio politico, e presentarla così sarebbe propaganda. È però un problema di trasparenza evidente: mentre la Casa Bianca tratta con Mosca sulla guerra in Ucraina, la famiglia del presidente accetta benefici privati da una figura legata al Cremlino. Chiamarlo “regalo tra amici” non scioglie il conflitto d’interessi; descrive precisamente il meccanismo che dovrebbe imporre domande pubbliche.

https://www.propublica.org/article/donald-trump-jr-wedding-bankrolled-russian-oligarch-umar-kremlev-putin

Cardiff, tre nazioni presentano il conto a Westminster (gov.scot)

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I leader nazionalisti di Scozia, Galles e Irlanda del Nord hanno firmato a Cardiff un accordo comune sul diritto all’autodeterminazione, chiedendo a Londra di preparare e facilitare il cambiamento costituzionale. John Swinney, Rhun ap Iorwerth e Michelle O’Neill hanno agito anche come capi dei rispettivi partiti: non è un atto che scioglie il Regno Unito, ma un coordinamento politico senza precedenti tra SNP, Plaid Cymru e Sinn Féin.

Il punto debole dell’Unione non è una dichiarazione solenne: è che Westminster continua a rivendicare l’ultima parola su comunità che chiedono di decidere da sole. Le tre nazioni hanno percorsi giuridici e consensi diversi, quindi l’indipendenza non è dietro l’angolo. Ma quando tre governi periferici parlano la stessa lingua costituzionale, liquidare tutto come folklore separatista significa ignorare la crepa finché non diventa confine.

https://www.gov.scot/news/cardiff-agreement-cytundeb-caerdydd-signed/

Trump frena Zelensky sulle raffinerie russe: la difesa ucraina ha un limite di prezzo (ansa.it)

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Il 13 settembre, parlando ai cronisti dal golf club di Doonbeg, in Irlanda, Donald Trump ha chiesto a Volodymyr Zelensky di fermare gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, spiegando che quei raid stanno facendo salire i prezzi internazionali del petrolio. La richiesta arriva lo stesso giorno in cui la Russia colpisce porti, treni e stazioni di servizio ucraine, e mentre un convoglio viene colpito vicino al confine polacco.

L'amministrazione americana continua a presentarsi come garante della sicurezza di Kiev, ma la richiesta di Trump limita uno dei pochi strumenti con cui l'Ucraina può colpire l'economia di guerra russa: le esportazioni di greggio che finanziano l'invasione. Nessun appello equivalente è arrivato a Mosca per gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine, che nel frattempo proseguono senza sosta.

A Roma il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce che l'Italia "non si lascia intimidire dalla Russia", mentre si allinea a una linea americana che cambia in base a variabili che con la sicurezza di Kiev hanno poco a che fare, a partire dal prezzo del petrolio alla pompa negli Stati Uniti. Resta da vedere se la richiesta di Trump sia un primo passo verso un negoziato o solo l'ennesimo compromesso tra sostegno dichiarato e interessi economici interni.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/13/trump-zelensky-smetta-di-colpire-le-raffinerie-russe_ed51aff7-908c-487e-bb7f-c8c58a12b3d9.html

Trump unisce l’Irlanda con una frase (apnews.com)

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Donald Trump ha detto che vorrebbe vedere un’Irlanda unita e che la riunificazione “potrebbe anche avvenire ora”. Il presidente statunitense ha ribadito la posizione durante la visita in Irlanda, rompendo con la tradizionale cautela dei presidenti americani su una questione che divide nazionalisti e unionisti e ha alle spalle decenni di violenza.

Il punto non è se l’unità irlandese sia auspicabile. L’Accordo del Venerdì Santo stabilisce che il futuro dell’Irlanda del Nord dipende dal consenso democratico degli elettori a nord e a sud del confine. Non dalla preferenza di Londra, Dublino o Washington, e neppure dall’intuizione di un presidente in visita al proprio campo da golf.

Trump tratta una delle architetture di pace più delicate d’Europa come una soluzione immobiliare: due pezzi confinanti, dunque basta unirli. La provocazione può entusiasmare i nazionalisti e irritare gli unionisti; ciò che non può fare è sostituire il processo politico che quella pace rende possibile.

https://apnews.com/article/7fc7d5cd140a6d902136660909a4c22e

Hormuz, un morto e nessun colpevole (apnews.com)

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Una nave commerciale iraniana è stata colpita da un proiettile al largo dell’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Secondo i media statali iraniani, un membro dell’equipaggio è morto e quattro sono rimasti feriti. UK Maritime Trade Operations ha confermato di aver ricevuto la segnalazione di una nave colpita durante il transito, senza attribuire l’attacco.

Il governatore di Qeshm ha parlato di “nemico terrorista”, ma le autorità iraniane non hanno identificato né il proiettile né il responsabile. È la distinzione che conta: il fatto è confermato, la colpa no. In uno stretto attraversato da guerra, blocchi e attacchi ripetuti, l’attribuzione diventa parte dello scontro prima ancora che dell’indagine.

Hormuz è ormai il luogo dove una nave può essere colpita, un marinaio morire e il mercato reagire mentre resta ignoto chi abbia sparato. La sicurezza energetica mondiale continua così a dipendere da un corridoio in cui le conseguenze sono immediate e le responsabilità arrivano, forse, dopo.

https://apnews.com/article/aa034da0d8226f5a3b4794b10afb8b3b