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La situazione internazionale

Esteri

Bombe su Teheran, bolletta all'Europa: il conto di una guerra non sua (ansa.it)

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Il prezzo del gas apre in forte rialzo sui mercati europei dopo i nuovi raid statunitensi in Iran, con i future Ttf di Amsterdam, benchmark del metano nel Vecchio Continente, che salgono del 2,76% a quasi 74 euro al megawattora. In parallelo cresce anche il petrolio, mentre gli analisti tornano a segnalare il rischio di nuove interruzioni nell'area del Golfo.

È l'ennesima dimostrazione plastica di quanto la sicurezza energetica europea dipenda da decisioni prese a Washington e Teheran, non a Bruxelles: ogni escalation militare in Medio Oriente si scarica quasi in tempo reale sulle bollette dei consumatori del continente, che della crisi non discutono ma pagano comunque il conto.

Per ora nessun governo europeo ha preso pubblicamente posizione sui raid statunitensi: un silenzio che pesa quanto una dichiarazione ufficiale, e che racconta bene quanto l'autonomia strategica europea resti, ancora una volta, più uno slogan da vertice che una politica reale.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/07/il-gas-apre-in-forte-rialzo-dopo-gli-attacchi-usa-in-iran_f2657ce4-fdbb-44e4-8077-11ee4dc84d06.html

AfD al 44% in Sassonia-Anhalt: vince chi nessuno vuole far governare (ansa.it)

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In Sassonia-Anhalt l'AfD si ferma poco sotto la maggioranza assoluta, ma resta comunque la forza più votata con quasi il 44% dei consensi, mentre il candidato Ulrich Siegmund rivendica di aver "già scritto la storia". La CDU, che guidava il governo regionale, crolla a circa il 17-18%, dimezzata rispetto al 2021, e con lei si affievolisce il mito dell'argine moderato nell'est della Germania.

Il paradosso è servito: la CDU esclude ogni intesa con l'estrema destra, ma non dispone né dei numeri né di un'alleanza credibile per costruire una maggioranza alternativa. Il cordone sanitario resiste sulla carta, mentre nella pratica lascia la regione in un vuoto di governo che rischia di alimentare proprio la narrazione anti-establishment su cui l'AfD ha costruito il proprio consenso.

Nel mezzo si inserisce il BSW di Sahra Wagenknecht, che si propone come ago della bilancia e non esclude un dialogo con l'AfD pur negando una coalizione. L'affluenza record, vicina al 78%, certifica che il problema non è il disinteresse degli elettori, ma la distanza crescente tra ciò che chiedono e ciò che i partiti tradizionali offrono.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/06/elezioni-in-germania-exit-poll-ard-in-sassonia-anhalt-afd-trionfa-con_243aead0-87e3-4c0c-aebc-18a1cdcd76be.html

AfD raddoppia, il cordone sanitario non basta più (wahlergebnisse.sachsen-anhalt.de)

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Le proiezioni ARD, basate sugli exit poll e su gran parte dello scrutinio, assegnano all’AfD circa il 44% in Sassonia-Anhalt: più del doppio del 20,8% raccolto nel 2021. La CDU, che guidava il Land, precipita intorno al 18%. Il risultato definitivo arriverà a scrutinio concluso, ma la dimensione politica della frana è già difficilmente reversibile.

L’AfD dovrebbe restare appena sotto la maggioranza assoluta dei seggi. Gli altri partiti continuano a escludere accordi con una formazione che l’intelligence regionale classifica come estremista di destra; la stessa AfD contesta quella definizione. Il cordone sanitario può quindi impedirle di governare, ma non cancella il fatto che quasi un elettore su due l’abbia scelta.

Qui sta la contraddizione: isolare l’estrema destra nelle istituzioni è una scelta legittima, scambiare l’isolamento per una strategia politica è un errore. Se CDU e socialdemocratici rispondono al voto soltanto con nuove geometrie parlamentari, il muro resterà in piedi mentre il terreno sotto di esso continuerà a cedere.

https://wahlergebnisse.sachsen-anhalt.de/wahlen/lt26/erg_land.html

Mosca, nona missione di Witkoff e Kushner da Putin: tregua di tre giorni, pace lontana (ansa.it)

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Steve Witkoff e Jared Kushner tornano al Cremlino per la nona volta in pochi mesi, portando a Vladimir Putin la proposta di pace di Donald Trump sulla guerra in Ucraina. L'incontro di venerdì 5 settembre, durato circa tre ore, si chiude con un risultato modesto: una tregua reciproca di tre giorni sugli attacchi aerei, con Mosca che sospende i raid su Kiev e Kiev che sospende quelli su Mosca fino a martedì. Putin parla di una trattativa "non semplice" e chiede agli inviati di riferire la propria gratitudine a Trump per l'iniziativa.

Il contenuto politico più interessante arriva dalle dichiarazioni di contorno: il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov avverte che Mosca non rinuncerà facilmente alle pretese territoriali e che la situazione sul campo non starebbe girando a favore di Kiev, mentre il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov invita a "non affrettare le cose". Parole che ridimensionano l'entusiasmo con cui l'incontro viene raccontato come un passo verso la pace.

Colpisce che il canale scelto da Washington per negoziare la fine di una guerra non passi dal Dipartimento di Stato ma da due uomini legati personalmente a Trump, un immobiliarista e il genero del presidente, senza un mandato diplomatico tradizionale. Una scelta che solleva interrogativi sulla trasparenza del processo, tanto più che lo stesso giorno, a migliaia di chilometri di distanza, i Pasdaran iraniani rivendicano attacchi contro imbarcazioni legate agli Stati Uniti in risposta a raid americani nello stretto di Hormuz: la "pace" negoziata a Mosca convive con fronti di guerra che restano aperti altrove, a conferma che la diplomazia degli inviati informali resta, per ora, più teatro che sostanza.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/05/conclusi-dopo-3-ore-i-colloqui-di-putin-con-witkoff-e-kushner_e7292a34-fd3f-4bc9-abc6-cc024bf4c1d9.html

Tre petroliere per due navi: l’aritmetica della guerra (apnews.com)

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Le forze statunitensi hanno colpito tre petroliere iraniane dopo che, secondo il Centcom, missili balistici dei Pasdaran erano stati lanciati contro una portaerei e un cacciatorpediniere americani. Washington afferma che le navi militari hanno evitato gli attacchi e che non ci sono stati feriti; due petroliere sarebbero state rese inutilizzabili e una distrutta dopo l’evacuazione dell’equipaggio.

La televisione di Stato iraniana ha poi riferito che Teheran ha preso di mira tre petroliere e tre imbarcazioni legate agli Stati Uniti in risposta ai raid. Le singole rivendicazioni delle due parti non sono tutte verificabili in modo indipendente. È invece certo che lo scontro si è spostato ancora più apertamente dalle installazioni militari alle infrastrutture energetiche e alle rotte commerciali.

Il comandante del Centcom ha condensato la dottrina in una formula: se colpite due nostre navi, ne eliminiamo tre vostre. È deterrenza trasformata in contabilità punitiva, con il petrolio come bersaglio e il traffico mondiale come ostaggio. Ogni parte chiama “risposta” il proprio attacco; a forza di risposte, la guerra non ha più bisogno di una dichiarazione.

https://apnews.com/article/b3650799901c56a6deeca962cbaa4109

La pace fa scalo a Mosca (apnews.com)

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Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati a Mosca per tentare di riaprire il negoziato sulla guerra in Ucraina, fermo da mesi. Ad accoglierli è stato l’inviato russo Kirill Dmitriev; dopo i colloqui in Russia è prevista una tappa a Kyiv. Zelensky ha annunciato che l’Ucraina sospenderà gli attacchi aerei durante la missione e ha chiesto a Mosca di fare altrettanto. Dal Cremlino, finora, nessuna risposta pubblica.

La visita arriva mentre gli attacchi aerei aumentano e le posizioni restano lontane: Mosca pretende ulteriori concessioni territoriali, Kyiv le considera una resa. Non c’è ancora un piano pubblico, né un cessate il fuoco concordato. C’è una missione diplomatica che torna in scena dopo mesi in cui l’attenzione americana è stata assorbita dalla guerra con l’Iran.

Il metodo Trump resta quello della diplomazia personale: un immobiliarista di fiducia e il genero del presidente trattano una guerra europea fuori dai canali tradizionali. Può produrre un varco, ma concentra la sostanza nelle relazioni private e lascia agli alleati comunicati e attese. Se la pace dipende dall’accesso al salotto giusto, il negoziato somiglia meno a un ordine internazionale e più a una trattativa immobiliare.

https://apnews.com/article/36a991feaff241bb8f24857ac159202a

Ceuta, Meloni e Sánchez litigano e il Marocco resta a guardare (ilpost.it)

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Da settimane Roma e Madrid si accusano a vicenda sulla crisi migratoria di Ceuta, dove tra fine luglio e inizio agosto decine di migliaia di persone hanno attraversato il confine dal Marocco verso l'exclave spagnola. Meloni ha sospeso Schengen con la Spagna, promosso una lettera di 22 paesi contro Madrid e lasciato che Tajani accusasse Sánchez di "essersela cercata" con la regolarizzazione di quasi un milione di migranti. Sánchez ha risposto parlando di "reti russe e israeliane" dietro la disinformazione sulla crisi, tirando in ballo persino "un'internazionale dell'ultradestra".

Nel derby a distanza tra i due premier, il grande assente è proprio chi ha in mano le leve del controllo di frontiera: il governo marocchino, che secondo più ricostruzioni avrebbe allentato i controlli proprio nei giorni della crisi, senza che né Roma né Madrid trovino conveniente dirlo apertamente. Fa comodo a entrambi: a Sánchez per non compromettere i rapporti con Rabat, a Meloni per costruire un nemico europeo più utile elettoralmente di un partner nordafricano.

Il tutto avviene tre anni dopo Lampedusa, quando fu proprio Meloni a chiedere solidarietà europea davanti a un afflusso analogo. Cambia il ruolo, cambia la retorica: ieri vittima di un'emergenza continentale, oggi accusatrice di chi la subisce. Una coerenza che sopravvive solo finché a raccontarla è chi la esercita.

https://www.ilpost.it/2026/08/04/meloni-sanchez-ceuta/

L’Europa esporta i rimpatri (ansa.it)

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Danimarca, Germania, Austria, Paesi Bassi e Grecia hanno concordato principi comuni per creare centri di rimpatrio fuori dall’Unione europea. L’obiettivo dichiarato è trasferirvi dal 2027 persone senza diritto di soggiorno che non possono essere rimandate direttamente nel Paese d’origine. I governi partner non sono ancora stati annunciati e gli accordi restano da negoziare.

Le nuove regole europee consentono questi hub soltanto attraverso intese con Paesi che rispettino gli standard internazionali sui diritti umani. I cinque governi promettono finanziamento europeo, collaborazione con organizzazioni internazionali e strutture che non sarebbero né carceri né campi di detenzione. È precisamente qui che comincia la parte difficile: responsabilità giuridica, condizioni di permanenza e possibilità reale di uscita non si risolvono cambiando continente.

L’Europa sta trasformando una questione politica interna in un servizio da acquistare all’estero. Il confine non sparisce: viene appaltato a governi più poveri, insieme alle persone che non si riesce a rimpatriare. Si chiama “partenariato paritario”; finché non saranno pubblici Paesi, costi e garanzie, assomiglia soprattutto a una delocalizzazione della coscienza.

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2026/09/04/copenaghen-5-paesi-ue-pronti-ad-intesa-con-stati-terzi-per-hub-migranti_d0737d37-8ef2-4651-ae93-d7693547019a.html

La guerra all’Iran passa da una banca turca (ofac.treasury.gov)

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Il Tesoro statunitense ha sanzionato la Golden Global Yatirim Bankasi e due società collegate con sede in Turchia, accusandole di aver offerto servizi finanziari a entità iraniane e di aver agevolato il trasferimento dei proventi del petrolio dalla Cina verso la Turchia, dove sarebbero stati convertiti in contanti e oro. Le accuse sono dell’amministrazione americana; non equivalgono a una sentenza.

La misura rientra nell’“Operation Economic Outcast”, la campagna con cui Washington promette nuove sanzioni secondarie per isolare economicamente Teheran. Una licenza generale concede tempo per chiudere le operazioni con i soggetti colpiti: prima si blocca il circuito, poi si consente un’uscita ordinata.

Il dettaglio politico è la geografia. Per stringere l’Iran, gli Stati Uniti colpiscono una banca in Turchia, alleato NATO, usando l’accesso al dollaro come leva extraterritoriale. La chiamano pressione diplomatica, ma è una forma di guerra economica che trasferisce costi e obbedienza anche ai Paesi amici: l’ordine internazionale, quando passa dalle banche, somiglia molto al potere di chi controlla il conto.

https://ofac.treasury.gov/recent-actions

Farage, il sovranismo coi soldi esteri (channel4news.substack.com)

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Due dirigenti di Reform UK, Dan Jukes e James Orr, hanno lasciato i loro incarichi in attesa di un’indagine interna dopo un’inchiesta sotto copertura di Channel 4 e Verbatim. Nei filmati Jukes appare discutere un modo per far arrivare al partito 500 mila sterline da un finanziatore statunitense attraverso un intermediario britannico; Orr parla invece di sondaggi politici pagati dal donatore straniero. La legge britannica vieta ai partiti di accettare donazioni estere.

Le immagini documentano conversazioni e proposte, non una condanna né la prova che il denaro sia stato effettivamente incassato. Reform UK nega ogni illecito, Farage parla di trappola giornalistica e Labour e Liberal Democratici hanno chiesto alla polizia di verificare i fatti.

La contraddizione politica resta intatta: un partito costruito sulla promessa di “riprendere il controllo” deve spiegare perché i suoi uomini discutevano scorciatoie per aggirare proprio le regole nazionali sul denaro straniero. Il sovranismo pretende confini rigidi per le persone; quando attraversano i soldi, improvvisamente cerca un intermediario.

https://channel4news.substack.com/p/exclusive-nigel-farage-filmed-undercover