Note di economia, politica e tecnologia

La situazione internazionale

Esteri

Hormuz, la tregua che spara (apnews.com)

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Gli Stati Uniti hanno colpito due lanciatori iraniani sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz: è la prima azione militare americana nota contro l’Iran dalla fine di luglio. Il Comando centrale sostiene che le Guardie rivoluzionarie stessero preparando razzi capaci di disseminare mine; Teheran conferma vittime e promette una risposta.

I fatti verificati finiscono qui. La motivazione preventiva è quella americana, non una prova indipendente; la minaccia di rappresaglia è quella iraniana, non ancora un’azione. Ma il dato politico è già evidente: la pausa nei combattimenti non era una tregua, era soltanto un intervallo deciso da chi conserva il diritto di premere il grilletto.

Washington dice di proteggere la libertà di navigazione nel passaggio energetico più delicato del mondo. Il problema è che ogni colpo sparato per difendere Hormuz rende Hormuz più pericoloso. È la contraddizione classica della deterrenza: promette stabilità mentre ne alza continuamente il prezzo.

https://apnews.com/article/6b098da673ac3161a266ee459d5eff44

Lipsia, i droni e la fretta di accusare Mosca (it.euronews.com)

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I fatti. Tra i primi giorni e la fine di agosto 2026, all'aeroporto di Lipsia/Halle sono stati individuati tre droni carichi di esplosivo: uno ha colpito un cargo della DHL, un altro conteneva quello che si ritiene essere materiale di tipo militare. La procura federale tedesca indaga per un possibile grave attacco alle infrastrutture di trasporto e logistica del Paese.

Secondo indiscrezioni riprese da più testate, il cancelliere Friedrich Merz sarebbe pronto ad attribuire formalmente la responsabilità alla Russia, con un pacchetto che includerebbe nuove sanzioni europee e ulteriori forniture di armi all'Ucraina — una svolta di cui a Berlino si parla già come "Zeitenwende 2.0". Il governo, però, frena ufficialmente: un portavoce ha dichiarato che l'esecutivo "non intende partecipare a speculazioni", e nessuna prova è stata finora resa pubblica.

Resta la distanza, tutt'altro che nuova, tra la cautela istituzionale dichiarata e le anticipazioni di stampa che già danno per scontate accuse formali e contromisure. Se le prove ci sono, non è chiaro perché non vengano mostrate prima di annunciare sanzioni e nuove armi; se non ci sono ancora, resta da capire perché la responsabilità russa venga comunque data quasi per certa nei retroscena.

https://it.euronews.com/my-europe/2026/08/29/attentato-con-droni-a-lipsia-merz-prepara-misure-contro-la-russia

Sessantacinque miliardi di barili, zero pagine pubbliche (apnews.com)

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Donald Trump e la presidente venezuelana ad interim Delcy Rodríguez hanno annunciato un accordo su diciassette giacimenti con riserve stimate in 65 miliardi di barili. Una nuova società, partecipata dal governo statunitense e da un operatore privato ancora senza nome, avrebbe concessioni centennali; agli Stati Uniti spetterebbe il 55% della produzione effettiva, tra quota proprietaria e acquisti a prezzo di costo.

Trump lo chiama il più grande accordo petrolifero della storia. Caracas promette 100 miliardi di dollari d’investimenti e 209 miliardi di entrate fiscali. Ma il testo non è stato pubblicato, l’operatore non è noto e non è chiaro chi finanzierà il recupero di infrastrutture logorate da anni di crisi. Anche l’impatto sui prezzi richiederebbe anni, non un post celebrativo.

La grandezza delle cifre rende più grave, non meno grave, l’assenza di trasparenza. Quando una risorsa nazionale viene impegnata per un secolo, la domanda non è soltanto quanti barili arriveranno sul mercato: è chi ha ricevuto il diritto di estrarli, con quale controllo democratico e a beneficio di chi. La geopolitica del petrolio torna alla sua forma più sincera: la sovranità scritta in piccolo.

https://apnews.com/article/c229bc39b6e1a3d5dd16f7f9e67fef3f

Il golpe divora i golpisti (apnews.com)

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Soldati ammutinati hanno sequestrato commilitoni nella base aerea 101 di Niamey e aperto il fuoco contro siti sensibili della capitale, mentre spari ed esplosioni raggiungevano anche la zona del palazzo presidenziale. La giunta del Niger sostiene di stare riprendendo il controllo; i ribelli risultano ancora asserragliati nella base accanto all’aeroporto.

Il generale Abdourahamane Tiani prese il potere con un golpe nel 2023 promettendo sovranità e sicurezza. Ha rotto con i partner occidentali e avvicinato il Paese alla Russia, ma la violenza jihadista è proseguita e ora la frattura attraversa lo stesso esercito su cui il regime fonda la propria legittimità.

Non è la prova che il vecchio ordine funzionasse. È la prova che sostituire le istituzioni con le uniformi non produce automaticamente stabilità: sposta soltanto il conflitto dentro la caserma. Quando il potere nasce dal precedente delle armi, prima o poi qualcun altro può rivendicare lo stesso metodo.

https://apnews.com/article/77d0c701e5729f2779580ea557e0a2c3

La tortura cancella la prova (cbsnews.com)

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Un giudice militare statunitense ha escluso dal processo le confessioni rese nel 2007 all’FBI da Khalid Sheikh Mohammed, accusato di aver ideato gli attentati dell’11 settembre. L’accusa non ha dimostrato che quelle dichiarazioni fossero volontarie: prima dell’interrogatorio dell’FBI, Mohammed era passato per le prigioni segrete della CIA e per il waterboarding.

La decisione non assolve l’imputato e non cancella le altre prove. Cancella però una confessione centrale, mentre il processo è fissato provvisoriamente al 2028: ventisette anni dopo la strage. È il risultato istituzionale di una scorciatoia scelta in nome dell’emergenza e trascinata per un quarto di secolo dentro l’aula.

La tortura non ha reso la giustizia più rapida né più solida. Ha consegnato alla difesa l’argomento più potente, all’accusa un fascicolo contaminato e alle famiglie delle vittime un’attesa interminabile. Lo Stato che rinuncia alle proprie regole per punire il terrorismo finisce spesso per punire soprattutto il proprio processo.

https://www.cbsnews.com/news/judge-throws-out-confession-alleged-911-mastermind-khalid-sheikh-mohammad/

Il drone russo, il deposito sotto casa (apnews.com)

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Un attacco russo contro un magazzino a Myla, nella regione di Kyiv, ha innescato un incendio e una serie di esplosioni: almeno 27 morti, decine di feriti, più di cinquanta abitazioni danneggiate. La responsabilità dell’attacco è di Mosca; il conto umano, però, non si esaurisce nell’identità di chi ha lanciato il drone.

Volodymyr Zelensky ha annunciato un procedimento per negligenza e ricordato una regola che non dovrebbe aver bisogno di essere riscoperta dopo una strage: le munizioni non si tengono accanto alle case. Un ricovero per anziani e disabili è stato danneggiato, centinaia di persone evacuate.

Dire entrambe le cose non significa distribuire colpe per comodità diplomatica. Significa rifiutare la contabilità propagandistica in cui denunciare un errore ucraino assolverebbe la Russia, o condannare la Russia renderebbe intoccabili le responsabilità ucraine. I civili non sono uno scudo retorico: proteggerli resta un dovere anche sotto le bombe.

https://apnews.com/article/4be42e27897bf45797a0cf3758be5eaf

Ratcliffe a Mosca in segreto, mentre Washington dice "non è la nostra guerra" (ilfattoquotidiano.it)

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Il direttore della CIA John Ratcliffe è volato in segreto a Mosca martedì scorso, prima visita nota di un capo dell'intelligence americana in Russia dal 2021. Secondo Washington Post e Wall Street Journal, l'incontro avrebbe riguardato la guerra in Ucraina, le sanzioni contro Teheran e forse la sorte di un cittadino americano detenuto in Russia. Nello stesso periodo l'Ucraina avrebbe accettato di sospendere gli attacchi a lungo raggio sul territorio russo.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha smentito trattative concrete, parlando di negoziati "in pausa" e di assenza di "nuove idee", mentre il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha liquidato le visite di Ratcliffe e dell'inviato vaticano Gallagher come semplice "desiderio di dialogo", chiedendo però pubblicamente come un'amministrazione che si dice estranea a "una guerra ereditata da Biden" continui di fatto a sostenere Kiev.

Nessuno dei protagonisti conferma ufficialmente nulla: Casa Bianca, Cremlino e CIA tacciono, e i dettagli filtrano solo da fonti anonime alla stampa americana. Il risultato è una diplomazia di guerra condotta per interposta fuga di notizie, mentre sul terreno gli attacchi proseguono - dai raid ucraini sulle raffinerie russe alle tensioni nel Mar Nero - e le cancellerie si limitano a smentire o minimizzare ogni passo avanti.

https://www.ilfattoquotidiano.it/mondo/live-post/2026/08/28/ucraina-russia-lavrov-ratcliffe-gallagher-intelligence-trump-iran/8490495/

L’ergastolo finisce, gli onori cominciano (rts.rs)

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Ratko Mladić è morto a 84 anni mentre scontava all’Aia l’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. La condanna comprendeva il massacro di oltre ottomila musulmani bosniaci a Srebrenica e la campagna di terrore contro Sarajevo.

Il ministro della Giustizia serbo Nenad Vujić ha annunciato che sarà sepolto con i massimi onori militari e di Stato. Non è un dettaglio cerimoniale: un tribunale internazionale ha fissato le responsabilità penali, mentre lo Stato sceglie quale memoria rendere solenne davanti alle telecamere.

La giustizia può condannare un uomo; non può obbligare una società politica a rinunciare al mito che quell’uomo rappresenta. Belgrado non cancella la sentenza, ma prova a cambiarne il significato pubblico: il genocida resta tale negli atti, torna generale nel funerale. È così che il negazionismo diventa protocollo.

https://rts.rs/vesti/drustvo/6028212/vujic-mladic-ce-biti-sahranjen-uz-najvise-drzavne-i-vojne-pocasti.html

Il capo della Cia vola a Mosca, e nessuno spiega perché (adnkronos.com)

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Un aereo militare statunitense, un Boeing C-17 partito da Andrews e transitato per Riga, è atterrato a Mosca con a bordo John Ratcliffe, direttore della Cia inviato da Trump. La notizia è stata rivelata dalla stampa americana (CBS News, Axios) prima ancora che i governi la confermassero, costringendo il Cremlino a un'ammissione parziale: il portavoce Dmitry Peskov ha confermato la visita e parlato di "contatti positivi" con i servizi segreti russi, escludendo però categoricamente un incontro con Putin.

Il copione è ormai familiare: diplomazia riservata rivelata dai media, smentite selettive, conferme a metà. Mentre la guerra in Ucraina resta bloccata su un negoziato che né Washington né Mosca vogliono dichiarare fallito, i due governi affidano ancora una volta alla stampa la gestione di cosa dire e cosa tacere, invece di comunicare in modo trasparente ai propri cittadini e ai rispettivi alleati.

Resta un fatto difficile da liquidare come routine: che si tratti di scambi di prigionieri, sanzioni o un canale su Kiev, un volo di stato tra Washington e Mosca in piena guerra è per definizione una notizia politica, non un dettaglio da tenere sotto silenzio salvo poi commentarlo a fatto compiuto.

https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/russia-putin-capo-cia-ratcliffe-mosca-news_4of47iGYZfCpqsCTgWaZv1

La linea rossa attraversa la Manica (marketscreener.com)

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Mosca ha minacciato di colpire obiettivi militari britannici, anche fuori dall’Ucraina, in risposta all’uso di missili a lungo raggio forniti da Londra. La dichiarazione arriva dopo la decisione britannica di condividere con Kiev informazioni tecniche sui componenti degli Storm Shadow/SCALP, perché possano essere prodotti in Ucraina.

Non ci sono elementi che indichino un attacco imminente contro un Paese NATO: il punto, però, è che la guerra per procura sta perdendo un altro pezzo della propria ambiguità. Londra estende il coinvolgimento dalla consegna di armi alla capacità industriale; Mosca risponde nominando non soltanto l’arma, ma anche il territorio del fornitore.

È il copione dell’escalation controllata: ciascuno alza la posta assicurando implicitamente di sapere dove fermarsi. Funziona finché un errore di calcolo non trasforma la retorica in dottrina. Le linee rosse, quando vengono ridisegnate ogni settimana, finiscono per essere soltanto micce colorate.

https://www.marketscreener.com/news/russia-says-it-could-strike-uk-military-targets-in-response-to-ukrainian-strikes-using-british-missi-ce7858deda88f221