Note di economia, politica e tecnologia

Un'altra notte di missili su Kiev, Odessa e Zaporizhzhia (uk.lapresse.it)

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Nella notte tra il 26 e il 27 agosto la Russia ha colpito ancora una volta il territorio ucraino con un attacco missilistico su più fronti. A Kiev l'aeronautica militare ha segnalato almeno sei esplosioni in circa un minuto, con detriti caduti nei distretti di Podilskyi e Shevchenkivskyi. A Odessa sono stati danneggiati una scuola e alcuni edifici residenziali, senza vittime segnalate. A Zaporizhzhia il governatore Ivan Fedorov ha reso noto su Telegram il ferimento di almeno sette persone, tra cui tre bambini. L'allerta aerea è rimasta attiva su gran parte del paese, a eccezione delle regioni occidentali.

L'attacco arriva a due giorni dall'avvertimento del Cremlino a Macron sull'"inaccettabilità" di un'eventuale presenza militare NATO in Ucraina: la diplomazia dei toni duri e l'escalation sul terreno procedono su binari paralleli, senza che l'una condizioni davvero l'altra.

Colpisce, ancora una volta, lo scarto tra la frequenza di questi attacchi e la misura delle reazioni istituzionali europee, quasi sempre affidate a dichiarazioni di circostanza. Il copione si ripete da mesi: bambini feriti, infrastrutture colpite, cordoglio formale. Nel frattempo il dibattito pubblico, in Italia come altrove, resta ancorato a questioni di cronaca interna, mentre la guerra continua a bussare ogni notte alla porta di un continente che fatica a darsi una linea comune.

https://uk.lapresse.it/world-en/2026/08/27/ukraine-explosions-overnight-in-kyiv-odessa-and-zaporizhzhia/

Vannacci, il programma che non piace a nessuno (nemmeno ai suoi) (ansa.it)

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Futuro Nazionale ha presentato il suo programma il 24 agosto, e in tre giorni è riuscito a mettersi contro quasi tutti. La rete Differenza Donna lo ha definito "una mostruosità" da respingere nelle università e nei centri culturali. Dentro il movimento, il Centro Studi Rinascimento Nazionale guidato da Luca Sforzini ha avvertito che la deriva ultraconservatrice su aborto e case popolari rischia di "avvantaggiare soprattutto le famiglie di immigrati", tradendo lo spirito stesso della proposta.

A completare il quadro è arrivata la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, che in un'intervista al Foglio ha bollato il programma come "confuso e contraddittorio un po' su tutto", "fortemente ideologico" e privo di coperture finanziarie credibili. Non è un dettaglio: Roccella siede in un governo che, stando ai sondaggi, guarda con crescente attenzione ai voti di Vannacci, ormai in grado di insidiare Forza Italia e di superare AVS.

È il paradosso di questi giorni: mentre le rilevazioni premiano Vannacci, il suo programma viene smontato da chi dovrebbe corteggiarlo, da chi lo ha scritto insieme a lui e da chi lo contesta apertamente da sinistra. Il consenso, in Italia, continua a viaggiare su un binario diverso da quello dei contenuti: si cresce nei sondaggi anche quando nessuno, nemmeno in casa propria, è disposto a difendere il programma riga per riga.

https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/08/26/differenza-donna-programma-vannacci-una-mostruosita-ribelliamoci_a6014ccb-35ad-463e-a876-0d0eab315a76.html

Nove metri in mezz’ora (apnews.com)

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Un collasso glaciale nell’Himalaya ha scaricato ghiaccio, roccia e acqua lungo le valli al confine tra Nepal e Tibet. Le autorità contano almeno 168 morti e più di 1.300 dispersi; tra loro ci sono centinaia di turisti e pellegrini. Secondo le osservazioni idrologiche citate da AP, il Trishuli è salito fino a nove metri in circa mezz’ora.

All’inizio il segnale sismico era stato letto come un terremoto di magnitudo 5,2. L’USGS ha poi corretto l’analisi: quel segnale era il crollo stesso. La distinzione non è accademica. Dice quanto sia difficile riconoscere in tempo un pericolo che nasce in quota e diventa una parete d’acqua quando raggiunge villaggi, ponti e strade.

Il riscaldamento rende più instabili ghiacciai e laghi glaciali in una regione già fragile. Continuare a chiamare queste stragi “calamità naturali” basta a descrivere la forza dell’evento, non l’impreparazione. Il clima cambia a monte; la politica continua ad arrivare a valle, insieme ai soccorsi.

https://apnews.com/article/61b592d428e4631add31ce052d0daf1f

Il server diventa terrorista per decreto (ofac.treasury.gov)

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Gli Stati Uniti hanno inserito Autistici/Inventati, collettivo tecnologico italiano attivo dal 2001, nella lista degli Specially Designated Global Terrorists. Washington sostiene che i suoi servizi cifrati, l’hosting e gli strumenti di anonimato sostengano cellule Antifa violente; l’OFAC ha disposto il congelamento degli eventuali beni soggetti alla giurisdizione statunitense e il blocco delle transazioni. Il collettivo respinge tutte le accuse.

Il punto politico supera il destino di una singola piattaforma. Se offrire email sicure e anonimato basta a trasformare un’infrastruttura nel reato dei suoi utenti, la distinzione tra strumento, editore e organizzazione criminale viene cancellata con un atto amministrativo straniero, prima di qualunque prova discussa pubblicamente.

La lotta alla violenza politica non richiede indulgenza. Richiede però fatti individualizzati, responsabilità dimostrate e controllo sulle decisioni del potere. Altrimenti la parola “terrorismo” smette di descrivere una condotta e diventa una chiave universale: apre le sanzioni e chiude il dibattito.

https://ofac.treasury.gov/recent-actions/20260826

Quindici miliardi di rassicurazioni (audiovisual.ec.europa.eu)

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La Commissione europea dice di aver ricevuto da Roma rassicurazioni sufficienti: l’Italia userà una «larga maggioranza» dei 14,9 miliardi di prestiti SAFE destinati agli acquisti militari. Ma l’importo finale non è pubblico e l’accordo di prestito non è ancora firmato. Gli eventuali fondi rinunciati saranno riallocati ad altri Paesi.

La direzione politica, dunque, sembra decisa prima che lo siano cifra e contratto. Bruxelles può chiamarlo avanzamento; per i cittadini resta un impegno finanziario e strategico raccontato per approssimazioni, mentre ogni altra voce di spesa viene misurata al centesimo.

La difesa europea può essere una scelta legittima. Proprio per questo merita numeri, priorità e responsabilità esplicite: le rassicurazioni servono alle istituzioni, la trasparenza servirebbe al Paese.

https://audiovisual.ec.europa.eu/en/media/video/I-293530

Ceuta contro Madrid: "Non trasformateci in un CETI" (lanacion.com.ar)

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Migliaia di persone hanno manifestato a Ceuta chiedendo le dimissioni di Pedro Sánchez, dopo che un decreto reale del governo centrale ha destinato centri sportivi e strutture scolastiche cittadine all'accoglienza di migranti senza consultare le autorità locali. Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, ha accusato Madrid di violare gli impegni presi e di voler trasformare l'intera Ceuta in un CETI, il centro di soggiorno temporaneo per immigrati che dovrebbe restare un'eccezione e non la normalità urbana.

La vicenda mette a nudo una contraddizione ricorrente nella gestione europea dei flussi migratori: le decisioni si prendono nei ministeri della capitale, i costi sociali e logistici ricadono sulle città di frontiera, spesso senza un piano che distingua l'emergenza dalla gestione strutturale. Chiedere l'accelerazione delle espulsioni e strutture dedicate, come fa il governo locale, non equivale automaticamente a indicare soluzioni praticabili; ma imporre un decreto che requisisce palestre e scuole a ridosso della riapertura dell'anno scolastico, senza consultazione, non è esattamente il modello di governance che l'esecutivo spagnolo rivendica a parole.

Il risultato è la piazza: migliaia di ceutini in corteo, il governo locale sul piede di guerra con quello nazionale, e una crisi migratoria che il centro continua a gestire per decreto anziché per pianificazione.

https://www.lanacion.com.ar/el-mundo/miles-de-personas-marcharon-en-ceuta-contra-la-crisis-migratoria-y-reclamaron-la-renuncia-de-pedro-nid09082026/

Carburanti a 3 euro: il vertice last minute che (ri)scopre l'ovvio (ansa.it)

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Vigilia di scadenza, vertice d'urgenza: a Palazzo Chigi si riuniscono in videoconferenza Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi per decidere se prorogare lo sconto sulle accise sui carburanti, in scadenza il 26 agosto. Nel frattempo il gasolio ha già superato i 3,10 euro al litro in autostrada, mentre sulla viabilità ordinaria benzina e gasolio restano intorno ai 2 euro: un differenziale di quasi un euro al litro che racconta più del regime delle concessioni autostradali che della "crisi energetica" evocata nei comunicati.

Il copione è noto: uno sgravio fiscale presentato come temporaneo, introdotto per attutire un caro-prezzi, viene prorogato di scadenza in scadenza fino a diventare strutturale nei fatti ma precario negli annunci, costringendo governo dopo governo a convocare vertici sull'orlo della mezzanotte invece di intervenire sulle cause di fondo, dalla fiscalità sui carburanti alla governance delle concessioni autostradali. Su questo secondo punto, nessuna riunione romana sembra avere fretta di intervenire.

Il rischio, per l'ennesima volta, è che la soluzione sia un'ulteriore proroga cosmetica: utile a spegnere la protesta di fine agosto, inutile a spiegare perché in autostrada si continui a pagare un euro in più al litro rispetto alla strada accanto.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/08/25/nuovi-rialzi-per-i-carburanti-riunione-con-meloni-alla-vigilia-della_fb725722-357f-4d7f-b1c6-fa89004ea853.html

Quattordici culle, l’inchiesta dopo il fuoco (apnews.com)

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Quattordici neonati sono morti nell’incendio della nursery del Pakistan Institute of Medical Sciences, uno dei maggiori ospedali pubblici di Islamabad. Nel reparto c’erano quindici bambini e uno è stato salvato. Le prime ricostruzioni indicano un guasto elettrico o l’esplosione del compressore di un condizionatore; una commissione interistituzionale dovrà riferire entro ventiquattr’ore su cause, misure antincendio e risposta all’emergenza.

Il punto non è scegliere adesso tra cortocircuito e compressore. Un singolo guasto diventa una strage soltanto quando i livelli di protezione successivi — manutenzione, rilevazione, compartimentazione, evacuazione — non riescono a contenerlo. In un reparto neonatale, la sicurezza non può dipendere dal fatto che una macchina decida di non rompersi.

Il primo ministro promette che i responsabili saranno puniti. È la formula rituale pronunciata dopo ogni disastro evitabile: severissima con il colpevole futuro, silenziosa sui controlli passati. Le famiglie non hanno bisogno soltanto di un nome da arrestare, ma di sapere chi certificava che quelle quattordici culle fossero davvero protette.

https://apnews.com/article/277ecc4d3dc2e87b7be49e2911c43c0b

Il deputato col martello, l’esercito come scorta (abc.net.au)

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Il deputato israeliano di estrema destra Zvi Sukkot si è fatto filmare mentre colpiva con una mazza un monumento palestinese a Madama, in Cisgiordania occupata. Era entrato nel villaggio con una scorta militare ottenuta per una visita autorizzata; l’esercito afferma che lui e i suoi collaboratori hanno nascosto le proprie intenzioni e agito senza permesso. Quando i soldati hanno ricevuto istruzioni, il tour è stato interrotto.

Sukkot sostiene che il monumento celebrasse responsabili di attentati contro israeliani. Anche se fosse questa l’intera storia della lapide, un parlamentare non diventa per questo giudice, squadra di demolizione e regista della propria campagna elettorale. Se un simbolo viola la legge, lo rimuove un’autorità seguendo una procedura; se lo abbatte un politico protetto dai fucili dello Stato, la procedura diventa scenografia.

L’esercito accusa il deputato di manipolazione, ma le immagini mostrano il problema più grande: nella Cisgiordania occupata il confine tra istituzione e militanza può ridursi al tempo necessario perché arrivi una telefonata al comandante. Il martello era di Sukkot; l’uniforme, però, apparteneva a Israele.

https://www.abc.net.au/news/2026-08-25/israeli-politician-sledgehammers-palestinian-memorial/107077828

Tre droni, una firma ancora assente (tagesschau.de)

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L’inchiesta sul tentato attacco all’aeroporto di Lipsia/Halle non riguarda più un solo drone esplosivo. NDR, WDR e Süddeutsche Zeitung riferiscono che gli investigatori hanno trovato un terzo velivolo in un campo vicino allo scalo e una sostanza compatibile, nelle prime analisi, con circa 50 grammi di esplosivo militare RDX. Il 4 agosto un primo drone armato era stato disinnescato accanto alla pista; un altro oggetto avrebbe urtato un aereo cargo.

La procura federale e il BKA indagano, ma non hanno attribuito pubblicamente l’operazione. Il cancelliere Friedrich Merz promette conseguenze e dice che il governo comunicherà presto le proprie conclusioni. È la sequenza corretta: prima le prove, poi il colpevole — soprattutto quando ogni sospetto può diventare materia di escalation tra potenze nucleari.

La guerra ibrida vive proprio nello spazio tra l’attacco evidente e la firma negabile. Lipsia mostra che le infrastrutture europee sono già un fronte; mostra anche che gridare subito “Russia” non le rende più sicure. Servono difese credibili, indagini trasparenti e responsabilità dimostrate: la propaganda, da qualunque parte arrivi, è il quarto drone.

https://www.tagesschau.de/investigativ/ndr-wdr/drohne-leipzig-110.html