Note di economia, politica e tecnologia

Extraprofitti petroliferi: l'Italia chiede a Bruxelles ciò che a Roma non ha mai reso (ansa.it)

0

Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno scritto alla presidenza di turno irlandese dell'Ecofin per chiedere di inserire nell'agenda del vertice di settembre a Dublino una tassa comune europea sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, gonfiati secondo la lettera dalla crisi in Medio Oriente. Non è una novità: la stessa richiesta, firmata a inizio aprile dal ministro Giorgetti insieme ai colleghi tedesco, spagnolo, portoghese e austriaco, era già stata esclusa dal piano successivo presentato dalla Commissione europea.

Il dettaglio che vale la pena notare è la scelta di continuare a bussare a Bruxelles piuttosto che muoversi in casa propria. Il precedente italiano, la tassa sugli extraprofitti energetici varata dal governo Draghi nel 2022, è stata giudicata "mal disegnata", con un gettito rimasto ben sotto le attese: un fallimento che dice qualcosa sulla difficoltà di applicare unilateralmente misure di questo tipo, non necessariamente che basti spostare la palla a Bruxelles per risolverlo.

Chiedere un'"azione comune" mentre le bollette restano un tema politico sensibile è comprensibile; ma la seconda richiesta in cinque mesi, dopo che la prima è finita nel nulla, dice anche quanto sia debole la leva negoziale dei singoli Stati su un dossier che tocca interessi energetici tutt'altro che marginali. A Dublino, a settembre, si vedrà se la sorte sarà diversa.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/08/22/sei-paesi-ue-chiedono-tassa-su-extraprofitti-compagnie-petrolifere-anche-litalia_19935ede-e715-4432-8561-90de00e522c3.html

Ranucci-Report: l'accusa spunta, la Rai tace, il sostituto è già pronto (ilfattoquotidiano.it)

0

La Rai non conferma né smentisce l'addio di Sigfrido Ranucci a Report, mentre da ambienti di governo trapela già il nome del sostituto indicato da Fratelli d'Italia, Federico Ruffo (volto di "Mi manda Rai Tre"). È il classico schema delle decisioni prese fuori dalle sedi ufficiali: nessuno si assume la responsabilità pubblica della scelta, ma tutti sanno già come andrà a finire.

In questo scenario si inserisce l'accusa della giornalista Angela Camuso, che racconta di presunte avance da parte di Ranucci risalenti a un colloquio di lavoro del 2018-2019, mai rese pubbliche in sette anni e riemerse proprio mentre si decide il futuro del programma. Camuso ha ogni diritto di raccontare quanto vissuto, e se i fatti fossero confermati sarebbero gravi; ma la coincidenza temporale con la partita politica su Report merita la stessa attenzione critica riservata al merito dell'accusa. Ranucci ha respinto le accuse e valuta azioni legali.

Da destra ci si è già mossi per usare la vicenda come argomento decisivo per l'uscita di scena del conduttore, salvo poi essere i primi a denunciare il "processo mediatico" quando a finirci coinvolti sono esponenti del proprio schieramento. Dall'altra parte, il silenzio di viale Mazzini su una decisione che riguarda l'autonomia editoriale del servizio pubblico non è meno eloquente. Tra accuse da verificare e manovre di palazzo, a rimetterci rischia di essere sempre la stessa cosa: la credibilità di chi dovrebbe garantire l'indipendenza dell'informazione pubblica.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/08/20/ranucci-fuori-da-report-la-rai-non-smentisce-ma-rischia-il-boomerang-e-fdi-ha-gia-il-candidato/8483390/

Un corpo nel ghetto, lo Stato fuori campo (videoembed.ansa.it)

0

Sadam Houssain, bracciante pachistano di 32 anni scomparso il 4 agosto, è stato trovato morto nel bagagliaio della propria auto vicino al ghetto di Borgo Mezzanone, nel Foggiano. Il corpo era in avanzato stato di decomposizione; gli investigatori ipotizzano un omicidio, ma saranno l’autopsia e le indagini a stabilire causa e responsabilità.

Non sappiamo ancora chi lo abbia ucciso né perché, e trasformare un’ipotesi investigativa in una sentenza sul caporalato sarebbe scorretto. Sappiamo però dove viveva: in una baraccopoli che le istituzioni descrivono da anni come un luogo in cui sicurezza e dignità restano precarie, mentre migliaia di lavoratori indispensabili all’agricoltura rimangono ai margini dei servizi e della cittadinanza reale.

La politica scopre questi insediamenti quando bruciano, quando arriva uno sgombero o quando emerge un cadavere. Poi l’emergenza passa e il sistema resta: braccia necessarie nei campi, persone superflue fuori. L’inchiesta deve trovare il responsabile della morte di Houssain; lo Stato dovrebbe spiegare perché, prima di quella morte, la sua vita poteva restare così facilmente fuori campo.

https://videoembed.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/08/23/trovato-morto-il-bracciante-scomparso-a-foggia-ipotesi-omicidio_bf4f2b04-6343-4b05-a700-2fcb0177bf14.html

Teheran trasforma le sanzioni in bersagli (apnews.com)

0

Il nuovo capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha avvertito i Paesi vicini: chi parteciperà alla pressione economica annunciata dagli Stati Uniti sarà considerato un nemico. Teheran minaccia di colpirne gli interessi e le rotte petrolifere alternative allo Stretto di Hormuz.

Washington promette un «D-Day economico» contro l’Iran; Teheran risponde traducendo le sanzioni in possibili bersagli militari. È la consueta escalation per delega: le grandi potenze fissano il campo di battaglia, mentre ai Paesi della regione viene chiesto di scegliere una parte sapendo che qualunque scelta può trasformarli in obiettivi.

Le sanzioni non sono un gesto neutro e spesso scaricano sui civili il costo della pressione politica. Ma dichiarare nemico chiunque le applichi cancella deliberatamente la distanza tra dissenso, coercizione economica e guerra. Quando ogni rapporto commerciale diventa un atto ostile, la diplomazia non fallisce soltanto: viene resa materialmente pericolosa.

https://apnews.com/article/467d9b2970e0b9855ac9a68ef90c8e75

Extraprofitti, l’Europa riscopre il conto (tagesschau.de)

0

Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna chiedono una tassa europea sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. In una lettera alla presidenza irlandese dell’Unione, i sei governi collegano la proposta all’aumento dei prezzi energetici e del costo della vita provocato dalla crisi mediorientale.

Il principio è difficilmente scandaloso: se una guerra gonfia utili che non dipendono da innovazione o maggiore efficienza, una parte di quella rendita può finanziare gli aiuti a famiglie e imprese che pagano la stessa crisi in bolletta. Scandaloso, semmai, è che l’Europa debba riscoprirlo a ogni emergenza come se fosse la prima volta.

Una misura comune eviterebbe il consueto mosaico di tasse nazionali, deroghe e sedi fiscali mobili. Ma tra una lettera e un prelievo effettivo c’è tutta la distanza europea fra l’indignazione coordinata e la decisione comune. Le compagnie incassano adesso; Bruxelles, come spesso accade, apre il calendario delle riunioni.

https://www.tagesschau.de/inland/innenpolitik/uebergewinnsteuer-klingbeil-eu-100.html

Putin scopre che la guerra può tornare indietro (apnews.com)

0

Droni ucraini hanno colpito per la prima volta un centro logistico di Ozon nella regione russa di Samara, oltre ad altri obiettivi industriali. L’azienda ha fermato le attività e riferito di feriti; Kiev sostiene che questi hub custodiscano anche beni a doppio uso destinati allo sforzo bellico. Mosca parla invece di attacchi contro infrastrutture civili.

Vladimir Putin ha accusato l’Ucraina di aver «aperto il vaso di Pandora» e promesso rappresaglie contro i settori economici più sensibili di Kiev. Dopo quattro anni di missili e droni sulle città ucraine, il Cremlino scopre così una categoria nuova: la guerra intollerabile è quella che attraversa il confine nella direzione sbagliata.

Questo non rende automaticamente legittimo ogni bersaglio scelto da Kiev: un magazzino commerciale resta un obiettivo controverso e l’allargamento della guerra economica aumenta il rischio per i civili. Ma la minaccia russa rivela una pretesa ormai logora: bombardare sarebbe strategia, essere colpiti terrorismo. La sovranità, nella dottrina di Mosca, continua a valere a senso unico.

https://apnews.com/article/5e6f60963f2662907441e95c635470c4

Perché Wikipedia (e la sua filosofia) contano più che mai nell’era dell’IA (corriere.it)

0

Jimmy Wales lo dice chiaro: viviamo in un’epoca in cui gli algoritmi premiano i comportamenti peggiori e l’intelligenza artificiale può “inventare” informazioni plausibili. In questo contesto, Wikipedia non è solo un’enciclopedia: è un esperimento riuscito di fiducia, neutralità e conoscenza come bene comune.
Apprezzo tre cose di questa visione:
- Fiducia come infrastruttura. Wikipedia funziona perché migliaia di volontari collaborano con regole trasparenti (NPOV, fonti, discussione). È l’opposto dei feed che massimizzano l’engagement a qualsiasi costo.
- Neutralità contro polarizzazione. Wales insiste: Wikipedia non deve prendere posizione, ma rappresentare il dibattito sulla base del giornalismo accreditato. Anche su temi caldi come Gaza o cambiamento climatico, la regola è “cosa dicono le fonti”, non “cosa voglio io”.
- IA utile, ma con attribuzione. L’addestramento su Wikipedia va bene (è il nostro regalo al mondo), ma le IA devono citare le fonti. Il problema non è l’uso, è l’opacità: le allucinazioni sono pericolose proprio perché sembrano plausibili.
Wales ricorda anche una verità scomoda: le persone, fuori dai social, sono fondamentalmente gentili. Sono gli algoritmi a distorcere la percezione, premiando lo “zio pazzo” e nascondendo la “nonna gentile”.

https://www.corriere.it/tecnologia/26_agosto_22/jimmy-wales-wikipedia-intervista-840cc3f6-0eb0-4a24-84c7-73f455676xlk.shtml?refresh_ce

L'ONU aspetta 4 miliardi, Trump ne versa 725 milioni (aol.com)

0

L'amministrazione Trump ha notificato al Congresso l'intenzione di versare 725 milioni di dollari alle Nazioni Unite, comunicazione datata 4 agosto e resa nota solo ora da Reuters. La cifra corrisponde a meno di un quinto dei circa 4 miliardi di dollari che l'ONU sostiene Washington le debba tra bilancio ordinario, missioni di peacekeeping e tribunali internazionali — somma che gli Stati Uniti, va detto, contestano.

Il tempismo non è casuale: il versamento dovrebbe arrivare prima del discorso che Trump terrà all'Assemblea Generale a settembre, e un funzionario del Dipartimento di Stato ha precisato che "qualsiasi pagamento dipenderà da ulteriori riforme" — condizionando così l'ONU a un'ulteriore prova di buona condotta prima di vedere altri fondi. Nel frattempo, la stessa amministrazione ha tagliato i finanziamenti a diverse agenzie ONU e ritirato gli Stati Uniti da decine di organismi internazionali, mentre il segretario generale Guterres avverte da mesi di un rischio di "collasso finanziario imminente".

È il paradosso di chi rivendica "il primo vero taglio di bilancio nella storia dell'ONU" e poi presenta come un favore il pagamento di una frazione minima di un debito che nessuno, nemmeno Washington, nega del tutto. Che l'ONU sia un'istituzione da riformare, tra sprechi burocratici e inefficienze note, è un dato reale; ma condizionare la sopravvivenza finanziaria di un'organizzazione internazionale al calendario dei propri discorsi non è riforma: è leva politica travestita da generosità.

https://www.aol.com/articles/exclusive-us-plans-725-million-170021000.html

Il Capitano non si tocca (i fischi arrivano da Napoli) (ansa.it)

0

Alla Versiliana, il senatore Massimiliano Romeo e il governatore lombardo Attilio Fontana hanno rimesso in discussione la leadership di Matteo Salvini, proponendo una "gestione di squadra" con Luca Zaia e i governatori più radicati sul territorio. Romeo ha fissato un ultimatum politico: prima di Pontida, il 20 settembre, "deve esserci l'occasione per trovare una soluzione insieme". Nel mirino, la deriva del partito "sempre più schiacciato sulla destra" e sondaggi che lo stesso Fontana definisce "impietosi".

A rispondere non sono stati i vertici del Carroccio, ma tre militanti arrivati da Napoli e Firenze, che hanno interrotto l'incontro con fischietti e cartelli gridando "il Capitano non si tocca". Un dettaglio che si commenta da solo: la fronda contro Salvini nasce nel cuore dell'ala nordista e identitaria del partito, mentre a difenderlo con più foga sono militanti del Sud — la stessa base elettorale che la vecchia Lega Nord considerava, nella migliore delle ipotesi, un problema da gestire.

Romeo e Fontana insistono che non si tratti di "una lotta contro Salvini", ma di restituire al partito "quella capacità che l'ha sempre portata a essere determinante". Formula elegante per dire, senza dirlo, che la strategia salviniana — identitaria, nazionale, sempre più sovrapponibile a quella di Fratelli d'Italia — starebbe erodendo l'identità originaria del Carroccio. Il redde rationem, se ci sarà, è fissato per il pratone di Pontida: il luogo dove la Lega racconta da sempre se stessa come comunità, proprio mentre fatica a spiegare chi sia davvero.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/08/20/a.fontana-e-romeo-contestati-alla-versiliana-salvini-non-si-tocca_0aaad5af-40ba-4539-8f34-7736e0c91eb1.html

Il libero scambio finisce alla dogana di Trump (apnews.com)

0

Stati Uniti e Canada non hanno chiuso l’accordo commerciale annunciato appena tre giorni fa. Washington ha quindi fatto scattare dazi aggiuntivi del 50% su circa 20 miliardi di dollari di prodotti canadesi; Ottawa ha promesso una risposta equivalente. Le misure colpiscono una quota limitata dell’export canadese, ma aprono una frattura tutt’altro che simbolica tra due economie costruite per funzionare insieme.

Il paradosso è ormai il metodo: si annuncia l’intesa prima di averla firmata, poi si presenta il fallimento del negoziato come prova di forza. Per imporre le tariffe, la Casa Bianca ha rispolverato una norma del 1930, nata mentre l’economia mondiale precipitava nella Grande Depressione. Più che una politica industriale, sembra archeologia economica usata come manganello diplomatico.

I dazi vengono venduti come punizione contro il Canada, ma saranno pagati anche da imprese e consumatori americani. Quando perfino il vicino più integrato diventa un bersaglio, il messaggio agli altri alleati è semplice: con Washington gli accordi valgono fino al prossimo ultimatum.

https://apnews.com/article/857ef76b20a766e370d70176135b678e