Note di economia, politica e tecnologia

Gedser, due razzi e una distanza troppo corta (forsvaret.dk)

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Una fregata russa ha lanciato due razzi di segnalazione verso un elicottero Fennec dell’aeronautica danese impegnato a fotografare la nave in acque internazionali al largo di Gedser. Il Comando della difesa danese riferisce che uno dei razzi è passato a breve distanza dall’elicottero; non risultano feriti o danni. Si trattava di dispositivi pirotecnici usati normalmente come segnale in mare, non di missili, ma la traiettoria conta più dell’etichetta.

Mosca può presentare il gesto come un avvertimento e Copenaghen come una provocazione: entrambe le definizioni descrivono un incontro militare in cui il margine d’errore è stato deliberatamente ristretto. Nel Baltico la deterrenza viene ormai misurata in metri. Il problema è che basta una manovra interpretata male perché una dimostrazione di nervi diventi qualcosa che nessuno aveva dichiarato di volere.

https://www.forsvaret.dk/da/nyheder/2026/forsvarets-helikopter-beskudt-med-flares-fra-russisk-fregat/

Lituania, la NATO abbatte un drone senza bandiera (internazionale.it)

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Un caccia della NATO ha abbattuto nella notte un drone entrato nello spazio aereo lituano, vicino a Pratkūnai, nell’area di Kaunas. Secondo il centro nazionale lituano per la gestione delle crisi, il velivolo sarebbe probabilmente arrivato dalla Bielorussia; la sua provenienza e il suo operatore, però, non sono ancora stati determinati. Attribuirlo oggi alla Russia o all’Ucraina significherebbe trasformare un’indagine aperta in propaganda pronta all’uso.

Il fatto politico resta anche senza una bandiera sul relitto: nei cieli baltici la guerra non è più soltanto osservata oltre confine, ma intercettata sopra il territorio NATO. L’abbattimento dimostra prontezza; la ripetizione di sconfinamenti mostra invece quanto sia sottile la distanza tra errore di rotta, disturbo elettronico e incidente capace di produrre un’escalation prima ancora di avere un colpevole.

https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/09/15/nato-fighter-shoots-down-drone-in-lithuania

Columbia, la neutralità finisce in tribunale (apnews.com)

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Mahmoud Khalil e altri esponenti del Palestine Working Group hanno citato in giudizio la Columbia University, accusandola di non averli protetti da minacce, diffusione di dati personali e molestie, e di averli invece colpiti con procedimenti disciplinari. La causa sostiene che questa “indifferenza deliberata” abbia contribuito anche al clima che precedette l’arresto di Khalil da parte dell’immigrazione statunitense. Sono accuse ancora da provare in tribunale; Columbia non ha commentato il merito e afferma di voler garantire sicurezza e protezione dalle discriminazioni a tutta la comunità universitaria.

Il caso va oltre il singolo campus. Quando un’università modifica regole e disciplina sotto la pressione simultanea del governo, dei finanziatori e delle piazze, la neutralità istituzionale rischia di diventare il nome elegante della parte più forte. La causa stabilirà eventuali responsabilità giuridiche; il problema politico è già visibile: la tutela della libertà accademica vale poco se cambia intensità a seconda di chi sta parlando.

https://apnews.com/article/222bc1f0c8cd74c19f6bdc76dfd0b0de

Cardiff, tre nazioni presentano il conto a Westminster (gov.scot)

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I leader nazionalisti di Scozia, Galles e Irlanda del Nord hanno firmato a Cardiff un accordo comune sul diritto all’autodeterminazione, chiedendo a Londra di preparare e facilitare il cambiamento costituzionale. John Swinney, Rhun ap Iorwerth e Michelle O’Neill hanno agito anche come capi dei rispettivi partiti: non è un atto che scioglie il Regno Unito, ma un coordinamento politico senza precedenti tra SNP, Plaid Cymru e Sinn Féin.

Il punto debole dell’Unione non è una dichiarazione solenne: è che Westminster continua a rivendicare l’ultima parola su comunità che chiedono di decidere da sole. Le tre nazioni hanno percorsi giuridici e consensi diversi, quindi l’indipendenza non è dietro l’angolo. Ma quando tre governi periferici parlano la stessa lingua costituzionale, liquidare tutto come folklore separatista significa ignorare la crepa finché non diventa confine.

https://www.gov.scot/news/cardiff-agreement-cytundeb-caerdydd-signed/

Trump Jr., il regalo di nozze arriva da Mosca (propublica.org)

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Un’inchiesta di ProPublica documenta che Umar Kremlev, oligarca vicino a Vladimir Putin e presidente dell’International Boxing Association, ha sostenuto una parte rilevante dei festeggiamenti alle Bahamas per le nozze di Donald Trump Jr. e Bettina Anderson. La coppia ha confermato che Kremlev ha ospitato due serate successive al matrimonio, definendole un generoso regalo di un amico.

Non è la prova di uno scambio politico, e presentarla così sarebbe propaganda. È però un problema di trasparenza evidente: mentre la Casa Bianca tratta con Mosca sulla guerra in Ucraina, la famiglia del presidente accetta benefici privati da una figura legata al Cremlino. Chiamarlo “regalo tra amici” non scioglie il conflitto d’interessi; descrive precisamente il meccanismo che dovrebbe imporre domande pubbliche.

https://www.propublica.org/article/donald-trump-jr-wedding-bankrolled-russian-oligarch-umar-kremlev-putin

Macron riscrive il divieto bocciato (elysee.fr)

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Emmanuel Macron ha annunciato l’avvio di un nuovo disegno di legge per vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. È il secondo tentativo: Parlamento e Senato avevano già approvato il divieto a luglio, ma il Consiglio costituzionale lo ha censurato ad agosto perché imponeva una limitazione sproporzionata alla libertà di espressione e comunicazione degli adolescenti.

Il problema che la politica vuole affrontare è reale: algoritmi, dipendenza e contenuti dannosi non diventano innocui perché l’utente è minorenne. Ma una buona intenzione non rende automaticamente costituzionale una proibizione generale, né risolve da sola il nodo della verifica dell’età e della raccolta dei dati necessari a farla rispettare.

Macron promette ora una formulazione “giuridicamente robusta”. È il banco di prova: proteggere i minori senza trattarli come cittadini privi di diritti e senza trasformare ogni adulto in un utente obbligato a identificarsi. Altrimenti la sicurezza dei ragazzi diventa il titolo, mentre il conto in libertà e privacy resta scritto in piccolo.

https://www.elysee.fr/emmanuel-macron/2026/04/16/reunion-sur-la-majorite-numerique-pour-acceder-aux-reseaux-sociaux

Ranucci fuori da Report: la Rai dice "routine", lui promette ricorsi e querele (agi.it)

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Il 28 agosto la Rai ha rimosso Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report, affidando il programma dall'8 novembre a una conduzione interna (Presutti e Piervincenzi). I vertici Rai hanno definito la scelta una soluzione interna, "nessuna scelta marziana". Il 13 settembre, alla Festa del Fatto Quotidiano di Marina di Pietrasanta, Ranucci ha parlato per la prima volta pubblicamente della propria rimozione, denunciando una "campagna di informazione senza precedenti" costruita contro di lui e collegata al caso di Valter Lavitola, l'ex faccendiere indicato dagli inquirenti come mandante dell'attentato incendiario subito dal giornalista nell'ottobre 2025. Ranucci ha negato qualunque interesse economico con Lavitola ("mai un euro"), pur ammettendo un rapporto di amicizia personale.

Sul piano legale, Ranucci ha annunciato un ricorso d'urgenza per ottenere il reintegro prima dell'8 novembre e centinaia di querele contro gli articoli che ritiene diffamatori. Sul piano istituzionale, la vicenda arriva dopo anni di tensioni tra i vertici Rai, nominati dalla maggioranza di governo, e il programma di inchiesta più seguito della tv pubblica, spesso bersaglio di critiche da esponenti dell'esecutivo per i temi trattati.

Al momento, però, il nesso diretto tra la rimozione e il "caso Lavitola" resta una tesi di parte: la Rai non ha reso pubblica una motivazione formale legata a quella vicenda, e le accuse di campagna diffamatoria restano, per ora, affermazioni dello stesso Ranucci, tutte da verificare nelle sedi competenti.

https://www.agi.it/cronaca/news/2026-09-13/ranucci-report-reintegro-39038940/

Trump frena Zelensky sulle raffinerie russe: la difesa ucraina ha un limite di prezzo (ansa.it)

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Il 13 settembre, parlando ai cronisti dal golf club di Doonbeg, in Irlanda, Donald Trump ha chiesto a Volodymyr Zelensky di fermare gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, spiegando che quei raid stanno facendo salire i prezzi internazionali del petrolio. La richiesta arriva lo stesso giorno in cui la Russia colpisce porti, treni e stazioni di servizio ucraine, e mentre un convoglio viene colpito vicino al confine polacco.

L'amministrazione americana continua a presentarsi come garante della sicurezza di Kiev, ma la richiesta di Trump limita uno dei pochi strumenti con cui l'Ucraina può colpire l'economia di guerra russa: le esportazioni di greggio che finanziano l'invasione. Nessun appello equivalente è arrivato a Mosca per gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine, che nel frattempo proseguono senza sosta.

A Roma il ministro degli Esteri Antonio Tajani ribadisce che l'Italia "non si lascia intimidire dalla Russia", mentre si allinea a una linea americana che cambia in base a variabili che con la sicurezza di Kiev hanno poco a che fare, a partire dal prezzo del petrolio alla pompa negli Stati Uniti. Resta da vedere se la richiesta di Trump sia un primo passo verso un negoziato o solo l'ennesimo compromesso tra sostegno dichiarato e interessi economici interni.

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/13/trump-zelensky-smetta-di-colpire-le-raffinerie-russe_ed51aff7-908c-487e-bb7f-c8c58a12b3d9.html

Trump unisce l’Irlanda con una frase (apnews.com)

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Donald Trump ha detto che vorrebbe vedere un’Irlanda unita e che la riunificazione “potrebbe anche avvenire ora”. Il presidente statunitense ha ribadito la posizione durante la visita in Irlanda, rompendo con la tradizionale cautela dei presidenti americani su una questione che divide nazionalisti e unionisti e ha alle spalle decenni di violenza.

Il punto non è se l’unità irlandese sia auspicabile. L’Accordo del Venerdì Santo stabilisce che il futuro dell’Irlanda del Nord dipende dal consenso democratico degli elettori a nord e a sud del confine. Non dalla preferenza di Londra, Dublino o Washington, e neppure dall’intuizione di un presidente in visita al proprio campo da golf.

Trump tratta una delle architetture di pace più delicate d’Europa come una soluzione immobiliare: due pezzi confinanti, dunque basta unirli. La provocazione può entusiasmare i nazionalisti e irritare gli unionisti; ciò che non può fare è sostituire il processo politico che quella pace rende possibile.

https://apnews.com/article/7fc7d5cd140a6d902136660909a4c22e

Meloni, il sostegno a Kiev è "per Roma": la conversione atlantista dei sovranisti (lapresse.it)

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In un'intervista a Il Foglio, Giorgia Meloni ha rivendicato il sostegno militare dell'Italia all'Ucraina non come atto di solidarietà internazionale ma come investimento nella sicurezza nazionale: "ho sostenuto l'Ucraina per Roma", ha detto, spiegando che è meglio non essere attaccabili dalla Russia. La premier ha riconosciuto che la misura resta impopolare nell'opinione pubblica, ma ha rivendicato la coerenza della propria linea, respingendo l'accusa di demagogia sul tema.

La dichiarazione arriva mentre si discute di un possibile incontro tra Zelensky e Putin a margine del G20 di dicembre a Miami, e mentre il governo continua a difendere l'aumento della spesa per la difesa in un contesto di bollette energetiche alte e consumi delle famiglie in calo. Tradurre l'aiuto a Kiev in un calcolo di interesse nazionale è una mossa retorica comprensibile — rende la spesa più difendibile agli occhi di un elettorato scettico — ma certifica anche che la stagione della retorica sovranista, quella che opponeva l'interesse nazionale alle alleanze atlantiche, è ormai alle spalle.

Resta una domanda che né maggioranza né opposizione pongono con la stessa nettezza: se la spesa per la difesa è, come dice la premier, una priorità di sicurezza nazionale, perché il dibattito pubblico continua a trattarla come un capitolo di politica estera qualsiasi, anziché misurarla con lo stesso metro riservato a sanità, pensioni o bollette?

https://www.lapresse.it/politica/2026/09/12/ucraina-meloni-ho-sostenuto-kiev-per-difendere-roma-immigrazione-noi-esempio-in-europa/