Note di economia, politica e tecnologia

Il Nobel premia il diritto mentre il potere lo licenzia (nobelpeaceprize.org)

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Il Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato a Navi Pillay, giurista sudafricana ed ex Alta commissaria ONU per i diritti umani, per il suo lavoro in favore della pace e del diritto internazionale. Dall’apartheid ai tribunali sul Ruanda, dalla Corte penale internazionale alle commissioni d’inchiesta dell’ONU, la sua carriera è una lunga smentita dell’idea che la forza possa assolversi da sola.

La scelta arriva mentre proprio quelle istituzioni vengono contestate, delegittimate o ignorate dai governi quando le loro decisioni diventano scomode. Pillay ha anche presieduto la commissione ONU che ha accusato Israele di genocidio a Gaza: una conclusione respinta dal governo israeliano, che ha attaccato duramente il premio.

Il fatto è il riconoscimento deciso dal Comitato norvegese. La lettura politica è altrettanto netta: premiare oggi il diritto internazionale significa ammettere che non gode di buona salute. Le medaglie non fermano le guerre, ma almeno ricordano chi sta demolendo le regole mentre continua a invocarle per gli altri.

https://www.nobelpeaceprize.org/press/press-releases/nobel-peace-prize-for-2026

La missione che non doveva chiamarsi missione (difesa.it)

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Il ministro Guido Crosetto è tornato davanti alle commissioni Esteri e Difesa per spiegare la presenza italiana in Arabia Saudita, dopo l’attacco alla base di Ta’if che il 18 settembre ha danneggiato un Eurofighter senza ferire il personale. Il nodo politico, però, si è concentrato anche su una parola comparsa sul sito della Difesa: missione.

Per il governo si tratta invece di un rischieramento, definizione che non impone lo stesso passaggio parlamentare. Crosetto ha riconosciuto l’errore sul portale e promesso di accertarne la responsabilità. Ma quando centinaia di militari, caccia e sistemi di difesa operano in un’area colpita dai missili, ridurre il confronto alla terminologia rischia di capovolgere il problema.

I fatti sono verificabili: il contingente esiste, l’aereo è stato colpito e il Parlamento ha chiesto chiarimenti. L’interpretazione è politica: una democrazia non dovrebbe affidare a un’etichetta amministrativa il confine tra trasparenza e coinvolgimento militare.

https://www.difesa.it/primopiano/audizione-del-ministro-crosetto-alle-commissioni-esteri-e-difesa-di-camera-e-senato/114318.html

Stabilicum è legge: il centrodestra «sceglie tutto», tranne i capilista (tg24.sky.it)

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La Camera ha dato il via libera definitivo alla nuova legge elettorale l'8 ottobre 2026: 227 sì e 164 no, a scrutinio segreto, al terzo passaggio parlamentare dopo le modifiche del Senato. Proporzionale con soglia al 3%, premio di maggioranza oltre il 42% (70 deputati e 35 senatori), ritorno delle preferenze (fino a tre) ma con capilista bloccati, firme più numerose per i partiti senza rappresentanza parlamentare, voto fuorisede. Le opposizioni hanno protestato in Aula con cartelli contro la «legge truffa».

Meloni ha rivendicato che gli italiani «potranno scegliere tutto»: partito, coalizione, programma, premier e parlamentare. Ma il capolista resta nominato dai partiti, e per un sondaggio YouTrend per Sky TG24 il 56% boccia proprio i capilista bloccati; solo un italiano su quattro crede che la legge renda i governi più stabili. Va ricordato anche il percorso: a luglio le preferenze erano state affossate alla Camera per un solo voto (187 a 188) da circa quaranta franchi tiratori del centrodestra, poi sono rientrate col Senato. Tajani rivendica di aver previsto che stavolta non ce ne sarebbero stati; la maggioranza oggi parla di compattezza dopo mesi di fiducie, retromarce e voti segreti temuti.

L'opposizione, dal canto suo, denuncia una legge «antidemocratica» mentre i sondaggi la darebbero in vantaggio proprio con questo sistema, e prepara il ricorso alla Consulta (conferenza stampa il 12 ottobre). Resta aperta anche la data del voto: Fazzolari ha evocato giugno, Forza Italia preferisce fine legislatura. La legge che doveva garantire stabilità nasce, per ora, da una maggioranza che ha dovuto blindarsi per approvarla.

https://tg24.sky.it/politica/2026/10/08/legge-elettorale-approvata-camera-reazioni-partiti-politici

L’Amazzonia ha già perso il primo turno (agenciabrasil.ebc.com.br)

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Mentre il Brasile guarda al ballottaggio presidenziale, la partita ambientale ha già prodotto un risultato meno spettacolare e forse più duraturo. Secondo l’Observatório do Clima, 409 dei 594 parlamentari eletti per la prossima legislatura — il 68,9 per cento — mostrano un allineamento basso o molto basso con l’agenda climatica e socioambientale. Al Senato la quota sale al 79 per cento.

L’indice considera voti, attività parlamentare, dichiarazioni e, per chi non ha uno storico sufficiente, anche il profilo del partito e precedenti incarichi. Non è una profezia infallibile sul comportamento futuro; è però coerente con una legislatura uscente in cui, secondo un’analisi separata dell’Instituto Democracia e Sustentabilidade, l’ambiente ha perso nel 70 per cento delle votazioni nominali esaminate.

Il presidente occuperà i titoli, ma licenze, miniere nelle terre indigene, aree protette e poteri degli organi di controllo passeranno dal Congresso. L’Amazzonia non vota e non va al ballottaggio: dipende da una maggioranza che, prima ancora di insediarsi, arriva a Brasília con una biografia politica poco verde e molta voglia di deregolare.

https://agenciabrasil.ebc.com.br/meio-ambiente/noticia/2026-10/congresso-tera-sete-em-cada-dez-parlamentares-contra-agenda-ambiental

La democrazia si cancella prima del voto (apnews.com)

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In India oltre 130 milioni di nomi sono rimasti fuori dalle liste elettorali provvisorie dopo la revisione avviata nel 2025. Non significa che 130 milioni di cittadini abbiano già perso definitivamente il voto: la commissione elettorale sostiene che il conteggio includa morti, duplicati, trasferiti e persone non rintracciate, e ha ordinato campagne speciali per reiscrivere gli esclusi per errore.

Ma la scala non è un dettaglio amministrativo. Due commissari avrebbero contestato ripetutamente decisioni prese senza il loro coinvolgimento; la Corte suprema ha chiesto risposte e l’opposizione accusa l’autorità elettorale di favorire il partito di Modi. Rahul Gandhi e altri parlamentari sono stati fermati durante le proteste e poi rilasciati. Le accuse di manipolazione restano contestate, non dimostrate.

È proprio qui che si misura una democrazia: non soltanto nell’urna, ma nel foglio che decide chi può arrivarci. Se per recuperare un diritto già posseduto servono documenti, ricorsi e nuove iscrizioni, la neutralità non si proclama: si prova, nome per nome.

https://apnews.com/article/45e94c3dc0c4570f1e6f59bc60a118cc

Legge elettorale a colpi di fiducia: la maggioranza si fida solo del voto palese (ilfattoquotidiano.it)

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Tre questioni di fiducia sui primi tre articoli, poi il voto finale a scrutinio segreto: è il percorso con cui il governo Meloni porta alla Camera la nuova legge elettorale. Il premio di maggioranza scatta al 42% (70 seggi alla Camera, 35 al Senato) solo se la stessa lista o coalizione supera la soglia in entrambi i rami; capilista bloccati e preferenze limitate per gli altri candidati. Le fiducie hanno blindato il testo, ad esempio, sul tema della parità di genere tra i capilista, che le opposizioni volevano reintrodurre con un emendamento.

La contraddizione è doppia. La maggioranza che per mesi ha rivendicato la centralità del Parlamento sceglie la fiducia per evitare emendamenti, ma al tempo stesso teme il voto segreto finale: a luglio un emendamento sulle preferenze sostenuto da FdI, Noi Moderati e Udc è caduto per un solo voto, e Ciriani ha già evocato «conseguenze serie» in caso di bocciatura. Chiamare i deputati a raccolta, ministri compresi, per un voto che dovrebbe essere libero dice molto sulla fiducia nei propri numeri.

Ma neppure le opposizioni sono immuni da rilievi. Pd e M5s si astengono su singole norme condivise, come il voto dei fuori sede, mentre Avs vota contro e Azione parla di legge «antidemocratica»: un fronte che promette ricorso alla Consulta, ma arriva alla resa dei conti senza una linea comune né un'alternativa credibile sul tavolo. Regole del gioco imposte a colpi di fiducia da una parte, divisioni dall'altra: a pagare è la credibilità dell'intero sistema.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/07/legge-elettorale-governo-camera-terza-fiducia-voto-finale-segreto-news/8530414/

La sanità cresce, il diritto si restringe (press.gimbe.org)

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Il Fondo sanitario nazionale sale in cifra assoluta, ma destina alla salute una quota più piccola della ricchezza prodotta. Il nono rapporto GIMBE stima così 18,8 miliardi di finanziamento in meno tra il 2023 e il 2026 rispetto allo scenario in cui fosse rimasto costante il rapporto tra Fondo e PIL del 2022. È una stima controfattuale, non un taglio scritto in un solo decreto: proprio per questo è politicamente più comoda da nascondere.

Nel frattempo 5,8 milioni di persone hanno rinunciato nel 2024 ad almeno una visita o un esame e nel 2025 le famiglie hanno pagato di tasca propria 42,4 miliardi. La sanità pubblica non viene abolita: viene lasciata abbastanza in piedi da chiamarsi ancora universale, ma abbastanza debole da premiare chi può pagare e far aspettare gli altri.

La disputa sui miliardi nominali serve a poco se il risultato concreto è un diritto condizionato dal reddito e dal CAP. Quando l’accesso alle cure dipende dal portafoglio, il definanziamento smette di essere una voce di bilancio e diventa selezione sociale.

https://press.gimbe.org/press/comunicati/comunicato.it-IT.html?id=501

La Sicilia appesa alla pensione (ansa.it)

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Forza Italia prova a ricucire con Renato Schifani dopo che il presidente siciliano ha ventilato decisioni drastiche sulla crisi interna. Le dimissioni scioglierebbero l’Assemblea regionale e aprirebbero la strada al voto anticipato; il partito ora frena, citando anche i costi pubblici e il blocco della manovra.

C’è però un dettaglio meno istituzionale: 37 dei 70 deputati regionali sono al primo mandato e, se la legislatura finisse troppo presto, non maturerebbero il requisito minimo per il trattamento previdenziale. La soglia è una legislatura, conteggiabile come completa dopo almeno quattro anni, sei mesi e un giorno.

Nessuno può dimostrare che una pensione determini le scelte dei singoli. Ma quando la stabilità politica coincide così precisamente con la maturazione di un beneficio personale, la trasparenza non è malizia: è il minimo sindacale. In Sicilia perfino una crisi di governo deve prima controllare il calendario contributivo.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/10/07/crisi-alla-regione-sicilia-vertici-fi-contrari-a-ipotesi-dimissioni-schifani_56b748e7-8033-4d04-8f64-21f3336a69c5.html

Legge elettorale, la fiducia sulle regole del gioco: il Parlamento come spettatore (ansa.it)

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Il governo ha posto la questione di fiducia sui primi tre articoli della nuova legge elettorale alla Camera: preferenze con capilista bloccati, soglie di firme per le nuove liste, ridisegno di tre collegi altoatesini. Le opposizioni parlano di "schiaffo al Parlamento"; l'esecutivo, per bocca della maggioranza, nega che ci siano timori sulla tenuta dei numeri.

Il paradosso è istituzionale prima che politico: le regole con cui si vota sono l'unica materia che dovrebbe essere di tutti, e invece si approva a colpi di fiducia, per blindare il testo ed evitare un'altra navetta al Senato. Il sospetto, rilanciato dalle stesse opposizioni, è che la fiducia serva più a disciplinare gli alleati che a sconfiggere l'opposizione: quando il voto segreto fa paura, si tratta di una fotografia della coesione della coalizione.

Ma anche chi oggi grida allo scandalo ha la memoria corta: Rosatellum e Italicum furono approvati con la stessa tecnica, con governi di colore diverso. E c'è chi, come +Europa, contesta soglie di firme e divieto di firma digitale per le nuove liste: una critica che pesa più della coreografia sulla fiducia. Restano le incognite del voto finale a scrutinio segreto, dove i franchi tiratori sono l'unica variabile non disciplinabile.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/10/05/legge-elettorale-il-governo-pone-la-questione-di-fiducia-sugli-articoli-1-2-3_178a8334-9b18-4417-881d-e05ab7c1a5fa.html

La scuola brucia, Trump vede l’Islam (apnews.com)

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Almeno 256 mila persone hanno manifestato in Francia a sostegno degli studenti che chiedono più risorse, personale e strutture scolastiche adeguate. Il ministero dell’Interno ha comunicato 488 fermi e 43 agenti feriti; gli scontri hanno accompagnato solo una parte di cortei molto più vasti.

Donald Trump ha spiegato tutto con “Islam e immigrazione”, sostenendo che non sarebbe una questione di scuole. È la scorciatoia perfetta della politica identitaria: cancellare le richieste documentate di una mobilitazione e sostituirle con il nemico più redditizio per la propria propaganda.

Il governo francese risponde aprendo spazi di confronto negli istituti, mentre accusa la sinistra di alimentare il caos. Ma centinaia di migliaia di persone non scendono in strada perché un partito ha trovato lo slogan giusto. Di solito accade quando le istituzioni hanno ignorato abbastanza a lungo il problema sbagliato.

https://apnews.com/article/dd78a1a2b80d4c84a92bcdde6f96e988