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L’UE e le “conversion therapy”: tra tutela dei diritti e retorica propagandistica

La notizia di per sé è sostanzialmente vera: la Commissione europea ha annunciato che chiederà agli Stati membri di vietare le pratiche di “conversione” rivolte alle persone LGBTQ+, ma lo farà con una raccomandazione non vincolante, non con un divieto immediatamente imposto a tutti i Paesi dell’Unione. L’affermazione secondo cui “Bruxelles intende estendere questa pratica” è dunque capovolta: non si tratta di estendere nulla, ma di tentare di restringere o eliminare pratiche già giudicate dannose da istituzioni europee e da numerose organizzazioni per i diritti umani.

Cosa ha deciso davvero Bruxelles

Il punto centrale è questo: la Commissione ha risposto a un’iniziativa dei cittadini europei e ha scelto di preparare una raccomandazione agli Stati membri, prevista per il 2027, per spingerli a vietare le pratiche di conversione. La Commissione ha anche detto di voler accompagnare il tutto con campagne di sensibilizzazione, sostegno alle vittime e rafforzamento dell’assistenza medica e psicologica. Quindi il testo virale suggerisce un’imposizione centralizzata che, nei fatti, non c’è ancora.

Quanti Paesi hanno già vietato la pratica

Anche qui il post mescola dati veri e dati vecchi. Le fonti aggiornate indicano che non sono dieci gli Stati membri con un divieto pieno o parziale in modo stabile e uniforme, ma che il quadro è in evoluzione e comprende almeno otto Paesi con divieti nazionali citati dalle fonti recenti, mentre altre ricostruzioni riportano dieci includendo forme parziali o aggiornamenti più ampi. Malta resta il primo Paese dell’UE ad aver vietato queste pratiche, nel 2016, e Francia e altri Stati sono seguiti negli anni successivi.

La parte propagandistica

La frase finale del post virale — “ci sono solo due generi, come le lettere dell’abbreviazione EU” — è uno slogan polemico, non un fatto. “EU” significa semplicemente “European Union”, cioè Unione europea; non ha alcun rapporto logico con il numero dei generi riconosciuti, che varia a seconda degli ordinamenti nazionali e delle definizioni giuridiche adottate. Anche l’idea che esista un’unica posizione europea sui generi è falsa: l’UE non impone una definizione unica di identità di genere, e i Paesi membri hanno regole differenti sul riconoscimento legale.

Valutazione finale

Il contenuto è quindi misto: corretto nel dire che la Commissione europea vuole spingere i Paesi membri a vietare le “conversion practices”, ma fuorviante nel presentarlo come un piano di “estensione” o come una prova di supposta imposizione ideologica sui “generi”. In realtà il dato politico è più semplice e meno spettacolare: Bruxelles sta tentando di trasformare in standard europeo il divieto di pratiche considerate dannose e discriminatorie, senza però avere ancora una legge vincolante unica per tutta l’Unione.

17.5.26
I pensieri dell'informatore della CIA sull'accusa di Assange

Jeffrey Sterling sostiene la proposta di Rashida Tlaib di modificare l'Espionage Act con una difesa di interesse pubblico.

Ma il Regno Unito non ha esattamente le mani pulite in questa parodia. La versione britannica dell'Espionage Act è l'Official Secrets Act, emanato nel 1911, che si occupa anche di proteggere apparentemente i segreti di stato. Lo stesso funzionario britannico che ha firmato l'estradizione di Assange ha proposto nuove riforme radicali che prescrivono punizioni più dure per i giornalisti e le loro fonti. In base alle riforme, il governo del Regno Unito "...non considererà che esiste necessariamente una distinzione di gravità tra lo spionaggio e le divulgazioni non autorizzate più gravi". Proprio come l'Espionage Act, al governo viene data la completa deferenza per definire quelle che sono considerate divulgazioni gravi. Proprio come la versione americana del 1917, l'obiettivo originale era combattere lo spionaggio progettato per assistere i nemici stranieri del paese. Nel corso del tempo, entrambi gli atti si sono evoluti come strumenti per annullare. Ci si deve chiedere quale dei paesi abbia avuto l'idea di utilizzare una delle due leggi per nascondere le trasgressioni del governo mettendo a tacere gli informatori. Sembra che gli Stati Uniti e il Regno Unito si stiano alimentando l'un l'altro con l'obiettivo in continua espansione di non essere ritenuti responsabili delle proprie azioni illegali fingendo minacce immaginarie alla sicurezza nazionale. In effetti, ciò che sta accadendo ad Assange è la definizione stessa di complicità tra due paesi per minare congiuntamente la responsabilità e la libertà di parola.

Jeffrey Sterling

20.8.22
Lottò per cannabis terapeutica, morto De Benedetto

Walter De Benedetto, il 49enne aretino divenuto simbolo della battaglia per la liberalizzazione della cannabis a scopo terapeutico, è morto per un arresto cardiaco. 

Muore Walter De Benedetto

Malato da anni di una grave forma di artrite reumatoide, era finito sotto processo dopo un blitz dei carabinieri nella sua casa dove coltivava la cannabis perché la dose consentita per legge non era sufficiente a lenire i dolori lancinanti che la malattia gli provocava. 

Nell'aprile 2021 arrivò l'assoluzione da parte del gup di Arezzo. 

Il processo a De Benedetto per la coltivazione della cannabis

De Benedetto era ricorso all’autoproduzione per supplire alla mancanza di prodotto a base di cannabis che il sistema sanitario non riusciva a garantire in termini quantitativi e qualitativi malgrado fosse in possesso di un piano terapeutico previsto dal medico.

Ad assistere al processo ci saranno militanti antiproibizionisti come Antonella Soldo di Meglio Legale e Matteo Mainardi dell’Associazione Luca Coscioni per manifestare la loro solidarietà a Walter, per rilanciare il digiuno che ha già coinvolto oltre 300 persone e annunciare una lettera ai Ministri Speranza e Cartabia con un appello ai Parlamentari.

La lettera chiede al Ministro Speranza di adeguare le normative nazionali alla cancellazione della cannabis dalla IV tabella della convenzione ONU del 1961. L’Italia ha votato a favore della modifica che riconosce le proprietà terapeutiche della pianta togliendola dalla tabella delle sostanze che necessitano particolare controllo internazionale e quindi nazionale, occorre adesso esser conseguenti nel normalizzare le varie norme attorno alla canapa potenziando la produzione nazionale, facilitandone la prescrizione e l’utilizzo, fino a inserire la cannabis nei Livelli Essenziali di Assistenza.

Al Parlamento, infine, chiedono urgentemente che intraprenda tutte le strade possibili per regolamentazione e decriminalizzazione a partire dalle proposte di iniziativa popolare e parlamentare depositate, alcune già in discussione in commissione.

9.5.22