Il potenziale scoppio di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina potrebbe innescare un significativo aumento nei prezzi delle materie prime non energetiche, portando a un nuovo picco inflazionistico. La Cina è fondamentale nella produzione di materiali critici per il complesso militare-industriale e per settori energetici e industriali. Le misure di limitazione delle importazioni cinesi potrebbero, pertanto, generare carenze di questi materiali basilari e un conseguente aumento vertiginoso dei prezzi.
Per ridurre la dipendenza dalla Cina, il mondo sviluppato dovrebbe avviare la costruzione di fonderie per alluminio, rame e magnesio, tra gli altri. Tuttavia, questo processo è ostacolato da diversi fattori:
- La produzione primaria di materiali è altamente inquinante e richiede molta energia.
- La mancanza di personale qualificato e a costi sostenibili nei paesi sviluppati rende difficile la transizione.
- La produzione in Cina rimane più economica grazie a un'infrastruttura già esistente.
Di conseguenza, un'eventuale guerra commerciale sarebbe probabilmente molto limitata, con ripercussioni significative sui prezzi e sull'inflazione a livello globale.