C'è una cosa che la sinistra italiana riesce a fare con una puntualità quasi commovente: iniziare a litigare sul proprio candidato prima ancora che esista un candidato.
Silvia Salis, per esempio, al momento non si è candidata alle primarie del centrosinistra. Non ha annunciato di voler lasciare Genova, non si è dimessa da sindaca e, soprattutto, queste benedette primarie non sono state nemmeno indette. Eppure sul Fatto Quotidiano è già comparso un intervento dal titolo piuttosto definitivo: “Se Silvia Salis si candiderà davvero alle primarie, saremo molti a non volerla più sostenere”.
Quel “se” è meraviglioso, perché siamo praticamente alla sfiducia preventiva. Non sappiamo se si candiderà, ma nel dubbio possiamo già cominciare a spiegarle perché non dovrebbe farlo.
La cosa diventa ancora più curiosa se pensiamo a quello che raccontiamo da anni. La destra ha l'uomo solo al comando, noi abbiamo la partecipazione. Loro hanno il capo, noi discutiamo. Loro scelgono dall'alto, noi facciamo le primarie e lasciamo decidere agli elettori.
Poi arriva la possibilità che alle primarie partecipi qualcuno che magari potrebbe persino vincerle e improvvisamente scopriamo che la partecipazione dal basso è bellissima, purché dal basso venga fuori il nome giusto.
Salis, tra l'altro, ha un difetto politico piuttosto grave: ha già vinto un'elezione.
A Genova ha messo insieme una coalizione larghissima, dal Movimento 5 Stelle fino all'area centrista, ed è riuscita a vincere al primo turno. In un centrosinistra che da anni organizza convegni per capire come costruire il famoso “campo largo”, qualcuno è riuscito semplicemente a costruirlo e a vincerci le elezioni.
Naturalmente la nostra prima reazione non poteva che essere: attenzione, potrebbe essere pericolosa.
Poi c'è l'aggravante definitiva: Matteo Renzi ha detto che Salis sarebbe un nome forte. E qui entriamo direttamente nel campo della contaminazione politica. Renzi ormai non ha neppure bisogno di allearsi con qualcuno per metterlo nei guai: gli basta dire che gli piace. È una specie di maledizione. Se domani dichiarasse pubblicamente di apprezzare la carbonara, entro sera avremmo probabilmente una corrente del PD favorevole all'amatriciana.
Nel frattempo Giorgia Meloni può osservare tutto con una certa serenità. Perché mentre il centrosinistra dovrebbe chiedersi come costruire una coalizione capace di batterla, una sua parte è già impegnata a stabilire chi non deve guidarla. Prima delle primarie, prima delle candidature e possibilmente prima ancora di conoscere le regole.
Continuiamo pure così. Prima o poi riusciremo finalmente a trovare il candidato perfetto per mettere d'accordo tutta la sinistra italiana.
Giorgia Meloni.

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